Caro Vittorio, riposa in pace

Di Angela Lano – InfoPal.

Vittorio è stato assassinato, e noi non riusciamo a farcene una ragione. Non ci riusciremo mai.

Vittorio era una cara persona, un amico, una sorta di icona. Non sempre ho condiviso tutto ciò che diceva, ma anche in questo poggia l’amicizia.

Ricordo quando lo incontrai a Gaza, poco dopo l’Operazione israeliana Piombo Fuso. Girammo insieme per le strade distrutte, per gli ospedali bombardati, tra la gente che ci salutava con affetto.

Lui era consapevole del rischio in cui viveva, giorno dopo giorno, ma quella sua aura di combattente nonviolento e pacifico, e onestamente arrabbiato, era un incoraggiamento per tutti noi. Un esempio di dedizione di attivista e giornalista.

In queste ore, certa spazzatura mediatica italiana, quella contro cui lui tante volte aveva alzato la voce e la penna, lo sta dipingendo come un eroe romantico votato alla morte. Una sorta di folle che è andato a cercarsi grane. Anche noi, giornalisti e attivisti della Freedom Flotilla1, l’anno scorso siamo stati dipinti, da media e persone senza etica e morale, come gente alla ricerca di guai.

Vittorio non è stato ucciso mentre era in barca con i pescatori, presi giornalmente di mire dalla Marina israeliana, vera armata criminale, o dai proiettili dell’artiglieria israeliana nelle buffer zone, le zone cuscinetto formate con altre terre rubate ai palestinesi dall’esercito di Israele: è stato assassinato da manovalanza locale e estera legata a gruppuscoli salafiti, la cui azione non può che beneficiare Israele e le sue politiche oppressive.

Cui prodest? Tutta la storia ha troppi lati bui – di cui alcuni dei miei colleghi del gossip indecente protrebbero invece occuparsi: se è vero che l’avevano rapito per uno scambio di prigionieri con il governo di Gaza (ma poi, perché lui e non un militante di Hamas, per esempio?), perché ucciderlo poco dopo il sequestro? Perché ferirlo (il video con l’ambulanza piena di sangue parla chiaro)? Perché non rispettare il termine auto-imposto delle 30 ore?

Perché era una trappola, una scusa. L’obiettivo era di UCCIDERE Vittorio, non di scambiarlo con prigionieri salafiti. Lui era il target.

Basta scorrere le “analisi” nei siti di certi quotidiani, sentire ciò che dicono certi Tg e trasmissioni Tv, leggere alcuni commenti su YouTube, per capire che i musulmani, i palestinesi sono l’altro target di questo barbaro omicidio: essi sono additati come terroristi, arretrati, criminali.

Il messaggio che passa è proprio questo: “Un attivista idealista ha sacrificato la propria vita per un branco di pazzi arretrati e sanguinari. La Striscia di Gaza non merita considerazione. Si meritano ciò che hanno e Israele ha ragione”. E subito dopo: “La Freedom Flotilla per Gaza non ha senso”.

Con questo omicidio, gli esecutori e i loro mandanti raggiungono due grandi obiettivi in un colpo solo: screditate la popolazione di Gaza assediata, e il governo Hamas, e spaventare le nazioni aderenti alla Freedom Flotilla. E’ un messaggio di morte inequivocabile. E, allo stesso tempo, è una beffa verso tutti i palestinesi, vittime delle violenze e dell’assedio israeliani.

Vittorio non era un romantico folle e incosciente, vittima del proprio sogno utopico, ma uno dei tanti martiri provocati dalla stessa criminale macchina da guerra e dai suoi ascari – che siano, a seconda dei casi, dei buzzurri salafiti, dei furbi e corrotti dell’ala dahlaniana di Fatah, o agenti del Mossad, poco ci importa.

Minacce a Vittorio da organizzazioni sioniste. Era consapevole che vivendo e resistendo a Gaza, avrebbe potuto essere ucciso, sì, ma da ISRAELE: “Abbiamo fatto questa scelta e siamo consapevoli del rischio. Sappiamo che siamo un target, tra di noi volontari ne parliamo tutti i giorni e sappiamo che forse non ci saremo tutti, alla fine. Vogliamo portare avanti questo impegno preso con i medici, anche se ora bersagliano pure le ambulanze e noi non siamo più un deterrente…, ma loro ci chiedono di restare, vogliono che filmiamo, che raccontiamo all’Occidente cosa accade qui, nell’inferno di Gaza“. E’ quanto ci disse durante un’intervista, sabato 11 gennaio 2009.

In quell’occasione, Vittorio, Vik, come si faceva chiamare, ci disse di essere nel mirino di militanti sionisti che dal sito http://stoptheism.com/ avevano lanciato un appello per l’assassinio suo e di suoi colleghi dello ISM:

“Vittorio Arrigoni e i suoi colleghi dell’ISM sono nel mirino di http://stoptheism.com/, un sito di criminali che invita a uccidere i volontari che prestano servizio a Gaza e di quelli che prendono parte ai viaggi del Free Gaza mov. Se fosse un sito islamico il media gli avrebbero dato prima pagina e i politici si sarebbero prodigati in condanne indignate, ma è un sito di estremisti israeliani, e il mondo tace”. 

Che sotto la copertura dei “salafiti” o di “al-Qai’da”, la mano assassina abbia finalmente coronato il proprio piano, è quasi una certezza.

E proprio ricordando Vittorio, non posso che ribadire che, come giornalisti, abbiamo il dovere di porci delle domande su cause ed effetti, sui tanti “cui prodest” di un così feroce assassinio. 

Vittorio, ti vogliamo bene. Ci mancherai molto. Riposa in pace.

Articoli di e su Vittorio:

Aggressioni israeliane contro imbarcazione di pescatori: ferito Vittorio Arrigoni del Free Gaza.

Proiettili israeliani contro Vittorio Arrigoni

Da Vittorio Arrigoni da Gaza: ‘Quelli oltre il confine non sono umani’.

Comunicato stampa di Vittorio Arrigoni, prigioniero in Israele.

Tramonto di piombo (cartoline postali da Israele).

Israele apre i valichi solo per far uscire gli stranieri. Vittorio Arrigoni: non lascio Gaza.

‘Al di qua e al di là del fino spinato israeliano’. Di Vittorio Arrigoni.

‘La popolazione della Striscia è più unita di prima’.

Quando questo nuovo Olocausto avrà fine?

Intervista a Vittorio Arrigoni, pacifista rinchiuso nel carcere di Ramle.

Intervista a Vittorio Arrigoni: stanno giocando a war-games contro Gaza.

Striscia di Gaza, la Marina israeliana rapisce attivista italiano insieme a pescatori palestinesi e altri attivisti internazionali.

Gaza alla fame, Israele: ‘Non hanno bisogno di andare a pescare’.

Diario da Gaza: l’assedio alla Striscia e il silenzio dei media italiani.

Israele, stato pirata. Israele, stato canaglia.

Diario dall’inferno di Gaza: cecchini israeliani sparano a contadini, attivisti e giornalisti.

Diario dalla Prigione di Gaza: ricordando la Nakba di ieri e di oggi.

 

Israele contro i pescatori di Gaza: brutalità senza limiti.

 

La Marina israeliana intercetta la nave libica in acque internazionali. Al-Khudari: ‘Siamo di nuovo di fronte al pericolo omicida israeliano’

© Agenzia stampa Infopal
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