“CASCHI BIANCHI”, STRANA EVACUAZIONE DALLA SIRIA VIA ISRAELE A VOLONTA’ USA

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Israele fa passare centinaia di ‘caschi bianchi’ siriani, “su richiesta di Trump”. Netanyahu: “Operazione umanitaria”.
-I volontari, che si occupano di soccorrere i feriti dopo i bombardamenti, spesso eroi, qualche volta sospetti sostenitori e propagandisti di ribelli e jihadisti.
-Saranno ospitati in Canada, Germania e Gran Bretagna

 

Eroi quasi premio Nobel
o complici di jihadisti ?

‘Caschi bianchi’, strana evacuazione dalla Siria via Israele. Sono stati Donald Trump e i britannici a volerlo, scrive la stampa di mezzo mondo, e a convincere Israele a dare il proprio contributo per la fuga di centinaia di ‘Caschi bianchi’, gli ormai famosi volontari della difesa civile nella Siria ribelle, eroi per molti, sostenitori e propagandisti a favore di ribelli e jihadisti per altri. Ed è questa la ragione della loro fuga, assieme alle famiglie, per salvarsi dalla resa dei conti con la forze governative siriane che stanno riconquistando il Paese.
Una sollecitazione di parte Usa confermata dallo stesso premier Benjamin Netanyahu. «Si tratta di persone che hanno salvato vite umane e che si trovavano adesso in pericolo di morte – ha spiegato – Per questo ho autorizzato il loro trasferimento via Israele verso altri Paesi, come provvedimento umanitario». La radio militare aveva parlato di coordinamento anche con la Russia, ma Mosca ha seccamente smentito.

Quasi una ‘esfiltrazione’

Quasi una operazione da servizi segreti, ‘esfiltrazione’ appunto, salvataggio da una terra divenuta nemica. Operazione politico diplomatica in questo caso, ma di grande complessità, con molti tasselli spesso di parti avverse da muovere assieme e senza errori, a stupire sulle sue vere ragioni. Dalla cronaca del Corriere della Sera veniamo a sapere che, nella notte tra sabato e domenica, il convoglio dei 422 fuggiaschi ha trovato aperto il cancello del valico di Kuneitra, tra i reticolati che separano Israele dalla Siria, e una scorta di militari per arrivare a un’altra frontiera poco lontana, quella con la Giordania.
Sono almeno 300 mila i profughi -calcolo Nazioni Unite-che hanno cercare protezione verso la Giordania, che però ha sigillato le frontiere. Blindate addirittura quelle di Israele. Il passaggio dei Caschi Bianchi è stato insomma, un caso a dir poco eccezionale.

Caschi bianchi, storia contestata

Nonostante operassero solo in zone controllate dai ribelli, sostengono di non essere coinvolti con nessuna delle parti in conflitto. Il governo di Damasco e la Russia, accusano invece i Caschi bianchi di essere sostenitori dei ribelli e di avere connessioni con i gruppi jihadisti che operano/operavano nella regione. L’intervento di Israele, che non aveva mai consentito transiti ufficiali dal territorio siriano, potrebbe rafforzare questi sospetti, oltre al dichiarato di forze occidentali schierate nel conflitto.
Più di 3.700 caschi bianchi, tra cui alcune donne, sarebbero ancora operativi in Siria. Più di 250 sono stati uccisi dal 2013. Alcuni anni fa, la loro rete era attiva in tutti i territori ribelli della Siria, in particolare nel Ghouta, ex roccaforte dei ribelli alle porte di Damasco. Tra le accuse dei detrattori, anche quella che combattenti ribelli o anche i jihadisti si mimetizzerebbero tra gli aiutanti volontari.

La storia per chi li vuole eroi

Una organizzazione umanitaria nata nel 2013 su iniziativa dell’ex militare britannico James Le Mesurier, fondatore della Mayday Rescue. I caschi bianchi operano in Siria con oltre 3mila volontari e 111 centri di protezione. Questa ong sostiene di aver aver salvato oltre 80mila persone dall’inizio del 2014. I Caschi bianchi sono protagonisti di due pellicole cinematografiche molto apprezzate dalla critica.
Nel settembre del 2016 Netflix pubblica un film-documentario dal titolo “The White Helmets ” – poi candidato agli Oscar. Nel 2017 esce l’altro film dedicato ai Caschi bianchi, “Last Men in Aleppo“, diretto dal regista siriano Feras Fayyad.
Ma i riconoscimenti internazionali non finiscono qui. Nel 2016, i Caschi Bianchi sono in lizza per il Premio Nobel per la Pace e ricevono il Right Livelihood Award 2016, il ‘Premio Nobel alternativo’. Nel 2017 vincono, il Premio umanitario McCall-Pierpaoli di Refugees International.

Contorto percorso del fondatore

I Caschi bianchi nascono da un’idea di James Le Mesurier, ufficiale dell’esercito britannico in molti teatri di guerra. In particolare, lavora come capo dell’intelligence inglese a Pristina, in Kosovo. Nel 2000, Le Mesurier lascia l’esercito e inizia a lavorare per le Nazioni Unite. Prima della fondazione i Caschi bianchi, Le Mesurier e tra i vertici dell’Olive Group, un’organizzazione di mercenari che si è poi fusa con la famosa Blackwater-Academi nel Constellis Holdings. Nel 2008, Le Mesurier dirige la Good Harbor Consulting, presieduta da Richard A. Clarke, un veterano della sicurezza nazionale statunitense sotto le amministrazioni Bush e Clinton.
Con la Good Harbor a Abu Dhabi, addestra una truppa a protezione dei giacimenti di gas degli Emirati e gestisce la sicurezza della Coppa del Golfo del 2010 nello Yemen. Nel 2013 Le Mesurier fonda in Turchia i Caschi bianchi siriani.

Soldi da Gran Bretagna e Stati Uniti

I Caschi bianchi ricevono importanti finanziamenti governativi. Il Foreign and Commonwealth Office, dicastero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all’estero, è la “principale fonte di finanziamento”, rivela il Telegraph. Il denaro arriva attraverso il “Conflict, Stability and Security Fund (Cssf)”, fondo segreto del governo. Talmente segreto che quando l’ex ministro della Difesa conservatore, Archie Hamilton, chiede delucidazioni sui destinatari di circa un miliardo di sterline, gli viene risposto che quei nomi “dovevano rimanere segreti per non creare imbarazzo”.  Quelle risorse “fanno gli interessi del Regno Unito in aree instabili e finiscono a gruppi come i Caschi bianchi in Siria, che svolgono un ottimo lavoro”. Dagli Usa Heater Nauert, Dipartimento di Stato: “Siamo molto grati ai White Helmets per il lavoro che stanno facendo per la gente del proprio Paese e per conto del governo degli Stati Uniti e delle forze della coalizione”.

Mostro nascosto dietro l’eroismo?

Nel febbraio 2017 le autorità statunitensi per l’immigrazione hanno vietato l’ingresso nel Paese al direttore della fotografia del documentario “The White Helmets” nominato agli Oscar , Khaled Khateeb, 21 anni, siriano, per non precisate ‘ragioni di sicurezza’. Una decisione che ha alimentato i sospetti sulle ambiguità dei Caschi bianchi. John Pilger, celebre giornalista e regista australiano, con numerosi riconoscimenti per le sue battaglie per i diritti umani: «Al-Nusra in Siria sa come intervenire. Sa perfettamente come manipolare i mass media. Guardiamo agli Elmetti bianchi: pura propaganda con la quale sono riusciti a ottenere persino dei premi. Loro sanno cosa dire al pubblico e in politica, ogni giorno». Nel 2017, i Caschi bianchi avrebbero ricevuto un premio a Idlib dalla formazione terroristica Hayat Tahrir al-Sham, diramazione siriana di Al Qaida, con cerimonia in loro onore. Il video è stato diffuso su Twitter e ripreso da agenzie di stampa come Mintpress.

 

‘Caschi bianchi’, strana evacuazione dalla Siria via Israele a volontà Usa

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