Case contro l’occupazione, nasce il progetto Marmara

Parte a Idhna a Sud di Hebron, la costruzione di 15 case ecocompatibili per la comunità palestinese dichiarata “zona militare chiusa” da Israele.

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 martedì 25 giugno 2013 08:57

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di Marietto Dignità

Hebron, 25 giugno 2013, Nena News – La dignità nel resistere alle demolizioni di case, ai divieti di costruire, alla confisca della terra, al taglio dell’elettricità, al taglio dell’acqua. Nel villaggio di Idhna, distretto di Hebron, situato nella cosiddetta Area C della Cisgiordania (sotto il controllo militare e civile israeliano), è nato il progetto Marmara, che prende il via con l’obiettivo di costruire case ecocompatibili in un’area dove per le comunità palestinesi è illegale costruire.

Il progetto “Marmara Housing Project” è partito lo scorso dicembre nelle Colline a Sud di Hebron da un gruppo di palestinesi e internazionali. È partito dall’idea di Sami Natsheh e Islam Maraqa, residenti a Idhna, villaggio da tempo soggetto a demolizioni da parte dei bulldozer militari israeliani che hanno colpito non solo le abitazioni, ma anche le scuole e i centri di ritrovo. Idhna sorge vicino al Muro di Separazione ed è stato dichiarato da Israele “zona militare chiusa”. L’obiettivo del progetto è costruire 15 nuove case per i residenti, con pietre, fango e copertoni. Ogni casa sarà fornita da un sistema per generare elettricità, così da rendere i residenti indipendenti sia dall’Amministrazione Civile israeliana che dall’Autorità Palestinese.

Dietro la maschera della sicurezza si nasconde la vera faccia della politica israeliana, la faccia di quella che lo storico israeliano Ilan Pappè definisce pulizia etnica, la faccia della logica dell’espansione coloniale. Tutto ciò avviene negando sistematicamente i diritti umani.

Nel villaggio di Idhna le politiche israeliane si sentono e si vedono.L’area che si estende dai confini del villaggio fino al Muro di Separazione è stata dichiarata zona militare. In quest’area è vietato costruire e chi ci ha provato in passato ha subito la demolizione della propria casa da parte dei bulldozer delle forze di occupazione israeliane.

Parlando con gli abitanti del villaggio, con i contadini, si compone una storia fatta di ingiustizie, sofferenza, povertà e dignità. Nelle terre coltivate a cetrioli le voci si sovrappongono, la voglia di raccontare da parte di giovani e anziani è forte. Le ferite nuove e vecchie da arma da fuoco sul corpo dei ragazzi raccontano più di mille parole. Ferite dovute al fuoco israeliano aperto dai soldati dal Muro se qualcuno prova ad oltrepassare la famigerata linea di sicurezza.

Fase 1: la raccolta delle pietre

Il primo giorno di lavoro è iniziato con la raccolta delle pietre nell’area circostante al caravan di Ahmad, dove vive da due anni con la moglie e quattro figli. L’obiettivo è costruire una casa per la sua famiglia. Alla raccolta ha partecipato anche Mahmoud, fratello di Ahmad. In mattinata, proseguendo nella strada sterrata che dalle terre agricole porta al Muro, i terreni coltivati a cetrioli e zucchine si sussuegono, piante di salvia e menta rendono l’aria profumata.

Ahmad e gli altri ragazzi mi indicano il Muro di Separazione. Nella strada sotto al Muro passano automobili israeliane e jeep dell’esercito. Poco più tardi vengo a sapere che Mahmoud è stato arrestato mentre eravamo nelle terre; è stato rilasciato dopo un’ora.

Durante il pomeriggio le jeep dell’esercito invadono le terre. Una jeep con quattro militari a bordo si ferma davanti al caravan della fami glia di Ahmad.Il motivo della “visita” è legato all’ammasso di pietre presenti nello spazio antistante al caravan. Il secondo giorno di attività è iniziato con la raccolta di pietre con l’ausilio di un trattore. Alle attività del secondo giorno hanno partecipato altre persone del villaggio, amici di Ahmad, che hanno l’ entusiasmo di dare una mano al loro amico. Nei prossimi giorni la raccolta delle pietre continuerà e si inizierà a livellare il terreno per costruire la prima casa.

Resistere in questa zona significa costruire case, far sentire la solidarietà internazionale nel difendere la terra di Palestina, difendere la dignità umana contro le ingiustizie,poter dare la possibilità alle comunità palestinesi di poter accedere ai loro terreni senza rischiare di essere uccisi o feriti. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79157&typeb=0&Case-contro-l’occupazione-nasce-il-progetto-Marmara

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