Caso ‘Itamar’: ragazza adolescente fra i 71 palestinesi imprigionati

Scritto il 2011-04-12 in News 

Nablus – Ma’an. Aumenta la preoccupazione fra gli abitanti di Awarta, poiché che 71 residenti, fra cui una ragazza adolescente e due donne anziane, sono tenuti sotto custodia israeliana, senza accuse, e sono state proibite loro le visite ufficiali volte ad accertare il loro stato di salute. 

La campagna di detenzione dei cittadini di Awarta, questa mattina, si è estesa anche all’esterno del villaggio: tre residenti che lavorano a Ramallah sono stati arrestati a Beituniya. 

Operatori per i diritti umani hanno dichiarato a Ma’an che forze israeliane pesantemente aramate hanno circondato un edificio alle 3 del mattino, e costretto tutti i residenti a evacuare i propri appartamenti, e ad aspettare fuori mentre avevano luogo ispezioni e interrogatori. 

Soldati hanno controllato le carte di identità di ciascuno, e imprigionato Nu’man Salim Awwad, di 40 anni, suo fratello Noah, di 29, e Yazid Hasan Awwad, di 19, tutti di Awarta. Sono stati portati nel vicino centro di detenzione israeliano di Ofer. 

Secondo quanto raccontato da locali, Noah è un medico e si era trasferito a Ramallah per monitorare lo stato di salute del fratello Nu’man che soffre di problemi ai reni. 

Nessun commento sui fatti è stato rilasciato dai portavoce militari. I funzionari israeliani non parlano degli eventi nel villaggio, a seguito di un ordine di silenzio imposto dal governo israeliano, per evitare che siano resi pubblici i dettagli di un’inchiesta riguardante la morte di una famiglia di coloni in un insediamento adiacente

Da 31 giorni dall’omicidio dell’11 marzo, l’esercito israeliano continua a entrare ad Awarta per effettuare ripetute ondate di arresti, perquisizioni e la prova forzata del DNA ai residenti. 

Il sindaco del Villaggio Hasan Awwad ha riferito che 71 giovani e una sedicenne, Julia Mazin Niyaz, rimangono nei centri di detenzione israeliani. Operatori dei centri per i diritti umani hanno dichiarato che non è stato permesso loro di vederli e hanno accusato Israele di violare la legge internazionale. 

Lunedì notte, al primo ministro ad interim in Cisgiordania, Salam Fayyad, è stato rifiutato da Israele il permesso per entrare nella zona e visitare i residenti, e alcuni gruppi stanno richiedendo una presenza internazionale per osservare lo svolgersi degli arresti e delle perquisizioni. 

Umm Adam, arrestata dall’esercito israeliano il 6 aprile, ha affermato che lei e suo marito ottantenne sono stati portati alla base militare di Huwwara per essere interrogati. 

Lei e altre 150 donne del villaggio sono state radunate in un cortile, e una ad una sottoposte a interrogatori. 

“Un militare mi ha accusato di aver ucciso cinque coloni in Itamar. Gli ho risposto che sono una donna settantenne malata, che sarebbe bizzarro credere che possa essere stata coinvolta. Poi hanno preso le mie impronte digitali e mi hanno rilasciato quattro ore più tardi nel freddo delle prime ore del mattino”. 

Durante lo stesso raid di arresti, tre figlie di Umm Adam, tutte sposate e residenti nel villaggio con i mariti, sono state sottoposte con i loro coniugi ad un interrogatorio di dieci ore prima di essere rilasciate. 

Umm George ha detto che la sua casa è stata saccheggiata cinque volte. Durante i raid, ha riferito che tutti i membri della famiglia sono stati detenuti e interrogati, compresa lei e suo marito. Sono stati presi campioni per il test del DNA e registrate le impronte digitali. Ha  aggiunto che i suoi figli, George e Hakim, sono ancora in stato di fermo. 

Ogni volta che i soldati hanno fatto irruzione nella casa hanno messo tutto sottosopra, e durante il quinto raid, lei e sua figlia adolescente sono state arrestate. Quella volta, ha aggiunto, hanno lanciato in casa una bomba sonora prima di portarle via. 

Umm Majdi ha riferito che tutti i suoi figli sono stati arrestati nel corso dell’ultimo mese, e la sua casa è stata danneggiata ripetutamente. 

“Hanno picchiato brutalmente i miei figli: Majdi, di 21 anni, Amhad, di 19, e Hakam di 17. Li hanno picchiati senza motivo, hanno ammanettato mio marito e rotto tutto all’interno della casa; finestre, il frigorifero, la lavatrice e gli elettrodomestici della cucina. Hanno rovesciato olio, zucchero, sale e farina tutto sul pavimento”. 

Nonostante le continue incursioni, gli arresti, i test e gli interrogatori, nessun sospetto è stato identificato. A causa dell’ordine di silenzio, non è chiaro quale prova faccia pensare ai cittadini di Awarta, e non è stata fatta alcuna dichiarazione che indichi che siano seguite altre piste. 

Una prima dichiarazione riporta che lavoratori di origine thailandese siano stati fermati per un interrogatorio sull’accoltellamento, ma da allora è emerso ben poco. 

“È una punizione collettiva”, ha detto Awwad, accusando i soldati di intimidire i residenti del villaggio con l’intenzione di allontanarli dalle terre. “Già si sono presi 12 dunums (ettari) per costruire Itamar, e ora vogliono il resto”. 

Funzionari palestinesi e persino alcuni gruppi militanti hanno condannato l’omicidio della famiglia Fogel, a seguito delle accuse dei funzionari israeliani che indicavano l’omicidio come un “attacco terroristico” e puntavano il dito contro gruppi militanti palestinesi, che, tuttavia, hanno negato ogni coinvolgimento. 

© Agenzia stampa Infopal
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1 Commento

  1. …e le stelle stanno a guardare.

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