C’è speranza di giustizia per una famiglia palestinese nei tribunali di Israele?

Pubblicato il 5 marzo 2013 da AbuSara

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Gerusalemme / Mercoledì prossimo (13 marzo), Moira Jilani e le sue tre figlie si troveranno faccia a faccia con l’assassino del loro marito e padre
“Sto temendo di fronte a loro per le mie figlie», dice Moira, “Penso che io potrei affrontarli, ma ho paura che quando vedrò il dolore negli occhi delle mie figlie, questo mi ucciderà“. Suo marito, Ziad Jilani è stato ucciso tre anni fa, quando Maxim Vinogradov, un border police israeliano, ha puntato il fucile alla testa di Jilani e ha premuto il grilletto tre volte consecutive.

Ora, la famiglia ha lanciato un appello ai giudici di Israele affinchè rendano efficace la denuncia contro l’assassino di Ziad. Il 16 gennaio 2011 il caso è stato chiuso per “mancanza di prove”, nonostante un referto dell’autopsia che indica una esecuzione, decine di testimoni oculari che sono stati anche feriti quel giorno, a causa dell’incidente, e cambiamenti molto chiari nelle testimonianze di Vinogradov, man mano che l’indagine progrediva.

“Dopo che Weinstein [ex Procuratore Generale di Israele] ha avuto tutte le prove, avevamo la speranza che avrebbe sporto denuncia contro gli assassini,” ricorda Moira, “ma dopo che questi ha deciso di non farlo, è difficile sperare che ora il giudice farà giustizia . ”

La ONG israeliana, Yesh Din, ha recentemente pubblicato i risultati secondo cui nel 2012 il MPCID ha ricevuto 240 denunce e segnalazioni per varie ipotesi di reato commessi dai soldati israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Da queste denunce registrate, solo 103 – neanche mezza ha avuto seguito con indagini. Non un singolo atto d’accusa è  servito fino ad oggi.

Lior Yavne, direttore della ricerca presso Yesh Din, ha così commentato i risultati: “Le numerose mancanze nelle indagini dell’MPCID nei reati contro i palestinesi, nonché nella supervisione dell’avvocato generale del Corpo Militare per le indagini, provocano la chiusura della maggior parte dei casi e un numero minimo di accuse può procedere. Ciò crea un senso di illegalità tangibile, che può essere un fattore centrale che contribuisce alla crescita del numero di omicidi nelle ultime settimane”.

Moira descrive questo senso di illegalità, in quanto nel caso di suo marito sembra esserci un radicale e sistematico sistema di cancellazione degli episodi di violenza da parte di soldati israeliani contro la popolazione palestinese sotto la loro autorità. “Ho ancora speranza, ma è difficile quando si vede tutto quello che sta accadendo intorno a noi”, dice. “Quando Arafat Jaradat muore di tortura e lo stato dice che è morto per un attacco di cuore, o quando le persone stanno morendo di fame e nessuno al potere dice niente, o questa donna che è stata appena attaccata in pieno giorno nel mezzo della strada, a Gerusalemme. Non stiamo solo andando in tribunale per Ziad Jilani, ci stiamo andando per tutti i palestinesi uccisi prima di Ziad e tutti i palestinesi che verranno uccisi dopo”.

http://reteitalianaism.it/public_html/index.php/2013/03/05/ce-speranza-di-giustizia-per-una-famiglia-palestinese-nei-tribunali-di-israele/#more-2356

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