Cecchini siriani appendono il pane vicino al campo profughi, sparando a chiunque tenti di mangiare

Mediterraneo, Medio Oriente, “primavere arabe”. Interviste, approfondimenti e analisi News – 20/1/2014

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“Non ci sono più persone a Yarmuk, solo scheletri dalla pelle gialla”

– Umm Hassan, un abitante

Iaknowledge – Icarus Verum. Dopo tre anni di una guerra sussidiaria che vede Stati Uniti, nazioni arabo-sunnite e Israele contro Iran, Siria e Russia, essere un cittadino siriano fa decisamente schifo. Oltre 1,5 milioni di siriani sono stati sfollati in vari campi profughi, mentre gli anni di guerra seminano lo scompiglio nell’economia siriana. È già abbastanza difficile da sopportare così, ma la popolazione che vive nel campo profughi di Yarmuk se la passa peggio di tutti gli altri. E, se non si fa qualcosa subito, migliaia di persone moriranno.

Secondo i rapporti, ci sono ancora 18 mila persone intrappolate in questo campo.

La maggior parte dei rifugiati del campo di Yarmuk sono profughi palestinesi che erano stati costretti dal governo israeliano a lasciare le loro case. In questo campo c’erano 150 mila rifugiati palestinesi; da metà dicembre, più dei due terzi di loro se ne sono andati, a causa della violenza ininterrotta dell’esercito siriano. Mentre Israele continua la sua campagna di pulizia etnica e di apartheid, milioni di palestinesi erano stati costretti ad abbandonare la loro terra per i campi profughi in Siria e Giordania. Ora, questi palestinesi stanno morendo di fame in questo campo bloccato tra l’esercito siriano e le forze ribelli che combattono per rovesciare il governo.

In tutto, da ottobre 2013, sono morti quarantasei di questi rifugiati.

Emergono testimonianze del fatto che i cecchini siriani stiano appendendo del pane all’entrata del campo: chiunque provi a prenderlo per disperazione finisce per essere colpito dagli spari. Questi report non sono confermati, ma lo sono i report di palestinesi che muoiono di fame e di spari di cecchini. C’è un report di un bambino di tre anni che muore a causa degli spari dei cecchini;  viene da PressTV, la televisione di stato iraniana, e dovrebbe essere considerato con il dovuto scetticismo. Il 9 gennaio 2014 – quando tentarono di evacuare dal campo 300 persone anziane e malate – il capo dell’organizzazione responsabile dell’evacuazione è stato ucciso da un cecchino. Il 13 gennaio 2014, tre rifugiati palestinesi sono morti per mano di un cecchino siriano. Il 7 gennaio 2014, due persone sono state uccise dal fuoco dei cecchini siriani.

Npr spiega le condizioni di vita a Yarmuk:

I bambini, gli anziani e le altre persone sfollate dalla guerra civile siriana stanno morendo di fame in un campo assediato dove, a pochi minuti dalla relativa prosperità di Damasco, le donne affrontano il fuoco dei cecchini per andare in cerca di cibo.

Le condizioni disastrose del campo di Yarmuk sono un esempio lampante della catastrofe che sta avendo luogo nelle aree controllate dai ribelli e assediate dal governo siriano. Lunedì, i diplomatici statunitensi e russi hanno detto che le parti in guerra stanno considerando l’ipotesi di aprire corridoi umanitari, per far entrare gli aiuti e instaurare sicurezza in vista di una conferenza internazionale di pace sulla Siria.

Interviste con i residenti e con i funzionari Onu, così come foto e video forniti all’Associated Press, rivelano la tragedia che sta avvenendo in questo campo che si espande senza controllo, dove decine di migliaia di rifugiati palestinesi e profughi siriani sono intrappolati sotto un assedio lungo anni e sempre più intenso.

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Questo è Isra al-Masri – un bambino morto nel campo profughi l’11 gennaio 2014 per l’impossibilità di accedere al cibo e ai rifornimenti. Sotto ci sono alcuni altri bambini senza nome, morti anch’essi di fame.

Questo crudo video mostra riprese di vittime nel campo di Yarmuk.

Haaretz spiega come sia potuto succedere:

Il campo era stato chiuso dal regime siriano sei mesi fa, dopo che era servito come una base strategica per le operazioni dell’Esercito Siriano Libero e altre milizie islamiche radicali. La battaglia in Siria non è solo tra il regime e l’Esl, ma anche tra l’Esl e le milizie radicali. Molti palestinesi del campo di Yarmuk si sono uniti all’Esl.

I volontari Onu non possono entrare nel campo, dato che l’esercito siriano nega loro l’accesso e le milizie ribelli aprono il fuoco contro di loro. Le condizioni umanitarie a Yarmuk stanno “peggiorando drammaticamente”, ha avvertito il 20 dicembre il Commissario Generale dell’Unrwa Filippo Grandi, aggiungendo che “Al momento siamo impossibilitati ad aiutare quelli che sono intrappolati all’interno. Se questa situazione non viene affrontata con urgenza, potrebbe essere troppo tardi per salvare le vite di migliaia di persone, tra cui i bambini”. Dubitiamo che qualcuno stia prestando attenzione a questi avvertimenti.

Peter Clifford spiega quale sia la sfida di chi porta aiuti al campo:

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Uniti per il Soccorso e l’Occupazione (Unrwa), il governo Assad aveva dato a 6 convogli il permesso di consegnare al campo assediato cibo per 6 mila persone, 10 mila dosi di vaccino antipolio e rifornimenti medici, ma insistendo che venisse usata l’entrata meridianale di Yarmuk.

Chris Gunnes, un portavoce dell’Unrwa, ha affermato che ciò significava guidare per 20 km “attraverso un’area di intenso e frequente conflitto armato, nella quale hanno una presenza forte e attiva numerosi gruppi armati dell’opposizione, tra i quali alcuni dei gruppi jihadisti più estremi”.

Quando il convoglio aveva passato il check-point meridionale, la scorta dell’esercito siriano ha mandato un bulldozer per liberare la strada dai detriti, subendo gli spari da parte di assalitori sconosciuti, seguiti da colpi di mitragliatrice e da un colpo di mortaio esploso vicino al convoglio. L’esercito siriano ha ordinato al convoglio di ritirarsi, ma nessuno è stato ferito.

Qui si può vedere una lista di tutte le vittime per fame e omicidio a Yarmuk.

Traduzione di Elisa Proserpio

© Agenzia stampa Infopal
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Cecchini siriani appendono il pane vicino al campo profughi, sparando a chiunque tenti di mangiare

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