C’ERA QUALCOSA CHE NON RIUSCIVO A SPIEGARMI….. . di Patrizia Cecconi

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 16 agosto 2018

Io non soffro mai le partenze, ovunque debba andare e qualunque sia il posto che lascio, la partenza mi vitalizza, mi rende allegra. Non conosco la nostalgia per le persone perché la distanza fisica non interrompe le mie relazioni e vivo nel pensiero, nello scritto, nella voce il rapporto con chi mi interessa.

Sono sostanzialmente uno spirito nomade e sto poco ovunque, tanto se voglio so che torno!

Mi è capitato, nella mia vita, anche di lasciare grandi amori senza soffrire sapendo che la distanza non avrebbe cambiato nulla. Ho lasciato amici, famiglia, uomini e donne senza mai soffrire

E allora perché stavolta ho sentito un dolore sottile e prolungato, come il suono di una sirena lontana, quando ho lasciato Gaza?

E’ la prima volta che mi capita. Che senso ha? Cos’è successo? È stato il calore dei tanti amici grandi e piccoli che ha toccato qualche nervo nascosto? No, non può essere.

Me lo sono chiesto in questi giorni ma non ho avuto risposta. Ne ho preso atto, per la prima volta anch’io ho sentito il dolore del distacco e senza capirne il perché.

Ma il perché è arrivato stasera. Chiaro come una didascalia scritta a caratteri cubitali.

La mia amica Rana, interprete e compagna nelle manifestazioni al border, oggi è andata a trovare i feriti in ospedale e mi ha mandato una foto, una delle tante foto che mi chiedevano alla grande marcia essendo io, in quanto straniera, una rara avis in quel carcere chiuso agli stranieri e soprattutto chiuso a loro.

Chi mi aveva chiesto la foto era un bambino, non sapevo neanche il suo nome, l’ho saputo oggi, si chiama Mohamad Hani Imad. Era così allegro quel giorno al border circa due mesi fa! Oggi invece era in ospedale perché venerdì scorso è stato ferito. Ha riconosciuto Rana, si è ricordato di me, le ha chiesto di mandarmi la foto, le ha detto che mi aspetta.

Rana ha fatto di più, oltre alla foto di due mesi fa mi ha mandato due video. Uno non ve lo mostro perché fa male a vederlo, è il momento in cui lo hanno ricoverato. Uno invece lo potete vedere, è stato ripreso mentre pronunciava il mio nome e mi mandava faticosamente un saluto.

Ecco il perché di questo filo di tristezza, ora mi è chiaro, è la consapevolezza che ho lasciato qualche centinaio di persone, soprattutto bambini sotto gli artigli uncinati dello Stato Ebraico. Li ho lasciati che ridevano con me (devo essere simpatica perché abbiamo riso tanto, nonostante tutto!) e non so se li ritroverò.

Li ho lasciati che correvano e alcuni facevano i salti mortali, non so se li ritroverò con le grucce, sulla sedia a rotelle o ancora sulle loro gambe.

Gaza è il luogo dove ho visto il più alto numero di persone invalide di tutte le età. Tutte invalidità regalate loro dall’assediante, quello che le anime belle dicono che non si deve odiare.

E’ notte fonda mentre scrivo. A quest’ora il mondo dorme, ma io stanotte non riesco a dormire.

Ho promesso a Mohamad che tornerò presto e gli porterò della cioccolata italiana. Mentre scrivo sento di nuovo quel dolore strano, velato, che mi arriva come una sirena lontana, e che ora so identificare.

Pubblicherò una ad una tutte le foto che ho dei bambini e degli amici che ho lasciato a Gaza perché chiunque passi sulla mia bacheca le veda e sappia che quelle persone grandi e piccole sono sotto attacco, costantemente a rischio perché un mostro tanto infernale quanto impunito può colpirli in ogni momento.

Ecco il mio dolore strano: la paura che il mostro li porti via come ha fatto con Razan, l’infermiera che avevo conosciuto due settimane prima che venisse uccisa, come ha fatto con la piccola Abyan, come ha fatto in questi mesi con 167 gazawi imprigionati da 11 anni e poi uccisi.

Ecco Mohamad, guardatelo, è il bambino di Nusseirat incontrato al border di Al Bureji e che voglio ritrovare vivo e possibilmente sullo skate quando tornerò a trovarlo e gli porterò la cioccolata italiana. E con questo vi do il buongiorno visto che ormai è l’alba 

 

 

 

 

C’ERA QUALCOSA CHE NON RIUSCIVO A SPIEGARMI….. . di Patrizia Cecconi

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