CINDY CORRIE: GIUSTIZIA PER RACHEL E TUTTA GAZA

Incontro a Beit Sahour con i genitori di Rachel Corrie, la giovane attivista americana uccisa otto anni fa a Rafah da una ruspa dell’esercito israeliano. “Il processo in corso – hanno spiegato – non è solo per Rachel, è per tutta Gaza”.

DI CHIARA CONSOLI*

Beit Sahour (Cisgiordania), 12 maggio 2011, Nena News – “Il processo per l’omicidio di Rachel è molto più grande della semplicità di nostra figlia. Per questo, la nostra battaglia per la giustizia è per tutti quei palestinesi che vivono lo stesso dolore e che non hanno la possibilità di entrare in un tribunale. Questo processo non è solo per Rachel, è per tutta Gaza”. Cindy Corrie l’altra sera è rimasta a lungo in piedi di fronte a circa 30 giovani, all’AICafè di Beit Sahour, ha raccontare la battaglia che con il marito ha iniziato otto anni fa, dopo la morte della figlia.

Rachel Corrie è stata ammazzata nel marzo 2003 da un bulldozer israeliano mentre faceva da scudo umano insieme ad altri attivisti a difesa di una casa nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza. I genitori Cindy e Craig hanno fatto proprio l’impegno della figlia: hanno visitato la Striscia, hanno parlato con la gente e pranzato nella casa che Rachel cercava di difendere dalla demolizione. E poi hanno creato una fondazione (www.rachelcorriefoundation.org) per supportare azioni di base e progetti umanitari a Gaza ed ora sono impegnati nel processo per l’omicidio di Rachel, al tribunale di Haifa: “Il prossimo passaggio è previsto per il 22 maggio – spiega Craig Corrie – con la testimonianza dell’ex brigadiere a capo dell’unità, il colonnello Zuaretz. La corte aveva tentato di anticipare l’udienza alla fine di aprile, ma i nostri legali si sono battuti per mantenerla al 22 maggio: non avremmo avuto il tempo di prepararci”. 

Cindy e Craig Corrie 

Dal pubblico sono arrivate domande sul ruolo che gli Stati Uniti hanno rivestito in un caso tanto delicato. Una cittadina americana uccisa dall’esercito israeliano, lo stesso esercito che ogni anno riceve miliardi di dollari di finanziamenti dal Congresso Usa. “All’epoca dell’omicidio – ha riferito Cindy Corrie – il governo americano ha subito chiesto spiegazioni a quello di Tel Aviv. Fu proprio il presidente Bush a chiedere un’inchiesta trasparente ma lo Stato d’Israele ha rinviato al mittente la richiesta. Il Congresso degli Stati Uniti ha più volte inviato richieste formali a Tel Aviv, imputandogli di portare avanti un’inchiesta poco seria, ma non sono arrivate risposte”. 

Allo stesso modo, in America non è stata avviata alcuna indagine interna sulla morte di Rachel, seppur la procedura sia prevista per legge e sia stata attivata in tutti i casi simili: ogni volta che un cittadino americano viene coinvolto in atti di violenza, la giustizia Usa accende i motori e svolge inchieste proprie. 

I genitori di Rachel continuano nel loro racconto. Parlano dei tanti progetti della fondazione intitolata alla figlia, borse di studio, educazione, purificazione delle acque nella Striscia di Gaza. “Il nostro obiettivo è dare voce alla gente di Gaza, far conoscere al mondo quello che accade là – dice Craig –. Gaza è incredibilmente bella, tutti dovrebbero sapere come viene trattata la sua gente, ogni giorno”. 

Il pubblico nella sala dell’AICafe’ di Beit Sahur 

Prima di tornare ad Haifa, la famiglia Corrie hanno raccontato del loro rapporto con l’attivista e giornalista italiano Vittorio Arrigoni, ucciso un mese fa a Gaza: “Lo avevamo incontrato molte volte, ci sentivamo spesso anche via mail. Era una persona speciale, solare, profonda. Abbiamo in programma di andare in Italia per conoscere la famiglia: condividiamo lo stesso identico ed incomprensibile dolore”. Nena News 

* Alternative Information Center” www.alternativenews.org/italiano

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