Cisgiordania: il pericolo delle zone industriali illegali

Gli scarichi della zona industriale di Nitzanei Shalom

Il report del 2011 dello Stato di Israele sulle zone industriali in Cisgiordania dipinge un quadro fosco di illegalità e sfruttamento. I risultati parlano di mancato pagamento del salario minimo ai lavoratori palestinesi, di confisca di terre private palestinesi, di “una situazione che sfiora l’illegalità” in tutto quello che riguarda salute e sicurezza e infine della costruzione delle zone industriali senza permessi. Un capitalismo insaziabile al servizio dell’occupazione israeliana.

Il rapporto 2011 israeliano sulle zone industriali in Cisgiordania non lascia molto all’immaginazione. Seppure dettagli precisi non siano stati pubblicati per ragioni di sicurezza, il report stesso sottolinea che ciò non preclude “la comprensione dei risultati”. Ed ecco i terribili risultati.

Israele ha costruito circa venti zone industriali in tutta la Cisgiordania, in cui sono impiegati 5.800 palestinesi. Le zone industriali sono spesso collegate alle colonie che beneficiano economicamente dalla presenza delle fabbriche. Tutte le zone industriali si trovano in Area C, oltre il 60% della Cisgiordania, su cui Israele ha il totale controllo militare e civile.

Definizione di zona industriale. I problemi con “le zone industriali sotto la gestione israeliana”, come riporta uno dei titoli del rapporto di Stato, cominciano con nome e luogo di costruzione: la legge non definisce i confini geografici delle zone industriali e così la legge in merito non viene applicata: non è chiaro neppure se tali aree siano considerabili zone industriali. Ufficialmente definite come “zone militari chiuse”, la mancanza di chiarezza normativa sui confini delle zone industriali rende la loro identificazione arbitraria.

Il mancato pagamento del salario minimo. Nel 2007 l’Alta Corte Israeliana di Giustizia, in un caso mosso dall’associazione israeliana per i diritti dei lavoratori, Kav Laoved, ha stabilito che i datori di lavoro israeliani devono pagare ai lavoratori palestinesi in Cisgiordania il salario minimo garantito dalla legge d’Israele. Ma il rapporto mostra che, nei quattro anni successivi alla sentenza, nessuna legislazione specifica è stata redatta per garantire che tale diritto venga rispettato. Il Ministero dell’Industria israeliano, responsabile di applicare la legge insieme all’Amministrazione Civile, si giustifica con la mancanza di risorse e di volontà politica. Il rapporto di Stato sottolinea che “la mancata applicazione della legge in materia danneggia l’immagine di Israele e il suo status nell’opinione pubblica internazionale e presenta il Paese come Stato che non tiene conto della protezione dei diritti dei lavoratori palestinesi impiegati in aziende israeliane in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr)”.

Sicurezza ed igiene nell’ambiente di lavoro. La sicurezza e l’igiene nelle zone industriali israeliane in Cisgiordania “sfiora l’illegalità”, secondo l’ex parlamentare Ran Cohen, che ha guidato la commissione della Knesset sulla questione. E il rapporto di Stato è d’accordo. I funzionari hanno visitato le zone industriali di Alei Zahav e di Mesila e hanno registrato la totale mancanza di sistemi di scarico dei rifiuti, strade inadeguate per l’accesso alle fabbriche (in caso di emergenza), materiali chimici pericolosi immagazzinati e trattati in maniera non sicura, inquinamento dell’aria dovuto agli incendi per bruciare i rifiuti. Secondo il rapporto, tali risultati “pongono la salute, il benessere e la vita dei lavoratori delle zone industriali in grave pericolo”.

Confisca di terre di proprietà privata palestinese. I proprietari delle industrie di Mesila, situata a Ovest della città di Tulkarem, in Cisgiordania, hanno confiscato circa 25 dunam (1 dunam = 1 km2) di terre private palestinesi. Anche se l’Amministrazione Civile è a conoscenza di tali confische, non prende alcuna iniziativa per fermarle.

Illegalità generale. Il rapporto sottolinea che “l’applicazione della legge in tutte le aree esaminate non è sufficiente”. Il report dipinge un quadro chiaro della mancanza di legalità nelle zone industriali della Cisgiordania. Ad esempio, tutte le fabbriche della zona industriale di Alei Zahav, a Nord, sono state costruite senza i necessari permessi. Tutte le fabbriche assumono lavoratori palestinesi senza ricevere i permessi dall’Amministrazione Civile israeliana. I proprietari delle fabbriche di Mesila hanno costruito una rete di sicurezza seguendo un tracciato completamente diverso da quello approvato dalle autorità israeliana, su terre confiscate ai palestinesi. L’Amministrazione Civile non ha rinnovato gli ordini di confisca, scaduti nel 2005, ma non ha neppure demoliti quel muro illegale di separazione.

Il rapporto dimostra che tutte queste gravi violazioni della legge sono ben note alle autorità militari e governative israeliane.

Connie Hackbarth Alternative Information Center

L’intero rapporto, tradotto in inglese dall’Alternative Information Center, è disponibile al link:http://www.alternativenews.org/english/images/stories/PDF/Chapter%20Seven%20-%20State%20Comptroller%20Report%202011.pdf

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/cisgiordania-il-pericolo-delle-zone-industriali-illegali

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