CISGIORDANIA, IN MANETTE ATTORE FREEDOM THEATRE

Sabato Rami Awni Hwayel, studente di recitazione, è stato fermato dall’esercito israeliano. È il terzo arresto in poche settimane per i membri del teatro. “Prendono di mira la cultura perché è la resistenza che li spaventa”.

EMMA MANCINI
Beit Sahour (Cisgiordania), 8 agosto 2011, Nena News (nella foto Rami, il giovane attore finito in manette, fonte Freedom Theatre) – Un nuovo attacco, l’ennesimo, al Freedom Theatre del campo profughi di Jenin. Questa volta a finire nelle mani dell’esercito israeliano è Rami Awni Hwayel, 20 anni, studente di recitazione al terzo anno.
L’arresto, improvviso e inatteso, ha avuto come palcoscenico il checkpoint di Shave Shomeron, a Nord della Cisgiordania, il blocco utilizzato dalle forze di sicurezza israeliane per dividere le due città palestinesi di Jenin e Nablus e spesso per chiudere totalmente il passaggio e spezzare in due la Cisgiordania.
Intorno alle 15 del pomeriggio di sabato, il giovane stava viaggiando in auto con alcuni colleghi attori da Ramallah a Jenin quando l’esercito ha fermato l’auto. I ragazzi, tutti studenti al terzo anno del corso di recitazione del Freedom Theatre, erano a Ramallah per le prove del progetto finale di diploma: “Aspettando Godot”, diretto dal produttore e regista israeliano Udi Aloni. Erano in viaggio verso Jenin per trascorrere il Ramadan in famiglia.
Quando l’esercito ha bloccato la loro auto, al checkpoint, i giovani hanno mostrato le loro carte d’identità. Quella di Rami ha fatto colpo sui soldati: “Lo hanno costretto a scendere – ha raccontato Batool Taleb, una delle ragazze in auto con il giovane – Una volta fuori, lo hanno subito bendato e ammanettato e lo hanno spinto dentro una jeep militare”.
“Dal momento dell’arresto, non abbiamo più notizie di Rami – ha detto a Nena News Jacob Gough, direttore generale del Freedom Theatre – Non sappiamo quando e se verrà rilasciato. Non gli è stata data ancora la possibilità di vedere un avvocato. Probabilmente in un paio di giorni dovremmo avere più informazioni: o sarà rilasciato o estenderanno la detenzione”.
In teatro l’aria è irrespirabile. C’è tensione, paura, sconcerto. “I suoi colleghi, gli altri attori sono sconvolti – ha continuato Jacob – Rami è un amico, un collega, un giovane come loro. Tutti si chiedono chi sarà il prossimo a finire nelle mani dell’esercito”.
“È devastante – ha detto Udi Aloni, produttore dello spettacolo finale di diploma – Rami è il personaggio principale di ‘Aspettando Godot’ e sta svolgendo un lavoro eccellente. È molto devoto al suo lavoro. Aveva lasciato Ramallah per il fine settimana, per trascorrere il Ramadan con la sua famiglia. È terribile. Vogliamo il nostro Boko indietro”.
Gli attori del teatro alla fine della rappresentazione di “Alice nel Paese delle Meraviglie”
L’arresto di Rami è il terzo perpetrato nelle ultime settimane dalle forze di sicurezza israeliane contro il teatro del campo profughi di Jenin. Il 27 luglio, in piena notte, i soldati avevano fatto irruzione nella sede del Freedom Theatre. Un attacco in grande stile. Ahmad Nasser Matahen, guardia notturna e studente di recitazione, è stato svegliato dal rumore di blocchi di pietre e da vetri andati in frantumi. Appena uscito fuori, si è trovato di fronte un dispiegamento di forze militari, a circondare il teatro: i soldati israeliani, armati e con volto coperto, lo hanno costretto a spogliarsi, sotto la minaccia di una pistola puntata addosso. L’attacco si è concluso con l’arresto di Adnan Naghnaghiye, vice regista del Freedom Theatre, e di Bilad Saadi, membro del consiglio di amministrazione del teatro, mentre i presenti venivano minacciati con armi da fuoco.
“Siamo finiti nel loro mirino da tempo – ha proseguito Jacob – ll nostro progetto culturale, nato e sviluppatosi all’interno di un campo profughi come quello di Jenin, spaventa Israele. È la sola spiegazione che riesco a darmi. Davvero non so perché l’esercito continui a compiere azioni simili, così spesso: detenzioni, rapimenti, raid in piena notte. Il Freedom Theatre li spaventa, è la cultura che si fa resistenza”. Per questo il teatro non intende fermarsi: “Le prove continueranno, siamo sicuri che Rami sarà presto con noi sul palcoscenico”.
Il Freedom Theatre, fondato nel 2006 dal regista Juliano Mer-Khamis, ucciso ad aprile, prosegue il lavoro iniziato durante la prima Intifada da Arna, una forte donna ebrea israeliana che ha trovato nel teatro il mezzo per combattere l’occupazione. Sia quella militare che quella mentale. Una sfida quella che il Freedom Theatre ostinatamente porta avanti da anni nonostante aggressioni, arresti e omicidi: una sfida all’oppressione dell’occupazione israeliana della Palestina e all’oppressione della mente, degli ostacoli che la società più conservatrice pone sulla strada verso la liberazione. Nena News
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