Cisgiordania, ombre di corruzione dietro le demolizioni degli avamposti

03 mar 2014

Il gruppo di controllo israeliano Regavim ha diffuso i dati sugli smantellamenti degli avamposti illegali in Cisgiordania: solo 19 su 100 hanno visto i bulldozer. E appartengono tutti all’opposizione al Consiglio dello Yesha

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Coloni israeliani al lavoro per smantellare un avamposto illegale in Cisgiordania (Fonte: Times of Israel)

dalla redazione

Roma, 3 marzo 2014, Nena News – Tra il 2011 e il 2012 solo 19 avamposti illegali su 100 sono stati toccati dalle demolizioni portate avanti dall’amministrazione civile israeliana in Cisgiordania. E nessuno di questi era abitato da persone legate alla leadership del Consiglio dello Yesha, l’organizzazione dei consigli municipali dei coloni in Giudea e Samaria (Cisgiordania). A rivelarlo, è stata l’associazione Regavim, gruppo di controllo israeliano sull’uso della terra, insinuando il sospetto di corruzione sugli ufficiali dell’amministrazione civile di Tel Aviv.

Stando ai dati diffusi da Regavim, nel 2011 l’amministrazione civile ha raso al suolo 54 strutture e presentato circa altri 40 avvisi di demolizione – che gli occupanti hanno provveduto a mettere in pratica da sé – negli avamposti della Cisgiordania, illegali persino per la legislazione israeliana. Nel 2012, invece, Tel Aviv ha smantellato 238 abitazioni, di cui 80 nell’avamposto di Migron e a Ulpana, “sobborgo” illegale del grande insediamento di Beit El, dopo una sentenza definitiva dell’Alta corte israeliana. Un dato risalta sopra tutti: gli avamposti presi di mira erano sì i più piccoli e isolati dei Territori occupati, ma erano anche quelli abitati dall’opposizione allo Yesha.

Nessuna delle demolizioni ha colpito gli avamposti abitati da membri del consiglio dello Yesha o da personalità a esso legate, anzi: in alcuni casi, come spiega il quotidiano Haaretz, solo un centinaio di metri divideva gli avamposti in cui era stata applicata la legge da quelli in cui l’amministrazione civile aveva chiuso un occhio.

Haaretz porta l’esempio di Oz Tzion, che ha subito la maggior parte delle demolizioni con 24 edifici rasi al suolo: situato sulla strada d’accesso all’insediamento di Beit El, a nord di Ramallah, Oz Tzion è stato fondato dalla colona Daniella Weiss e dal movimento Nahala, strenuo oppositore del Consiglio dello Yesha. A poche decine di metri sorge invece l’avamposto illegale di Givat Assaf, costruito su terra (palestinese) privata e con un mandato di smantellamento spiccato dell’Alta corte israeliana. Eppure, è ancora lì.

Andando a sud, alle porte di Hebron, l’avamposto di Mitzpeh Avihai ha visto i bulldozer in azione contro 21 dei suoi edifici. Tutt’intorno, invece, sopravvivono tranquillamente gli avamposti illegali dell’associazione di coloni Amana, fondata da Ze’ev Hever, uno dei leader del consiglio dello Yesha. Coincidenze? Nena News.

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