CISGIORDANIA. Palestinesi costruiscono il villaggio di Wadi al-Ahmar

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12 set 2018

L’iniziativa è in risposta al recente ok della Corte suprema israeliana alla demolizione ed evacuazione dell’adiacente Khan al-Ahmar. Una delegazione palestinese d’Israele, intanto, ha incontrato al Cairo la Lega araba per denunciare la legge israeliana “della nazione ebraica”

Il villaggio di Wadi al-Ahmar. (Foto Ma’an)

della redazione

Roma, 12 settembre 2018, Nena News – Nella notte tra lunedì e martedì attivisti palestinesi e internazionali hanno costruito il villaggio di “Wadi al-Ahmar” in risposta alla decisione della scorsa settimana della Corte suprema israeliana di distruggere ed evacuare il vicino villaggio di Khan al-Ahmar.

Ad annunciare la “nascita” del nuovo insediamento palestinese è stato il capo della Commissione dell’Autorità palestinese (Ap) contro il Muro e le colonie, il ministro Walid Assaf. Assaf ha sottolineato alla stampa come le costruzioni di case di legno e acciaio siano sorte a pochi metri di distanza dalla colonia illegale israeliana di Kfar Adumim che sorge sulle terre palestinesi di Khan al-Ahmar. L’obiettivo dell’iniziativa, ha spiegato Assaf, è sfidare le decisioni israeliane che ledono i diritti del suo popolo e ribadire la volontà dei palestinesi di continuare a costruire e a difendere i loro territori. “La nostra battaglia a Khan al-Ahmar – ha detto l’ufficiale palestinese – è strategica dato che Israele ha abusato di queste aree e ha dichiarato il 28% dell’Area C della Cisgiordania terre statali [israeliane]”.

Lo scopo dell’iniziativa, ha aggiunto Abdullah Abu Rahmeh, direttore generale del dipartimento del lavoro popolare presso il Comitato dell’Ap contro Muro e colonie, è fornire ai residenti di Khan al-Ahmar un posto in cui vivere qualora il loro villaggio dovesse essere demolito (l’evacuazione è fissata teoricamente per oggi). Khan al Ahmar sorge in uno spazio strategico per Israele: la zona E1 (Est di Gerusalemme) dove l’espansione delle colonie ebraiche taglierà in due la Cisgiordania rendendo impossibile la creazione di uno Stato palestinese con un territorio omogeneo. La battaglia per la difesa di Khan al-Ahmar e delle sue 35 famiglie non avviene però sul terreno, ma anche in campo giudiziario: il Comitato ha fatto sapere che si appellerà contro la decisione del massimo tribunale israeliano nelle sedi internazionali. Non in quelle locali, però, perché definite faziose.

La mossa è stata confermata dal Segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), Sa’eb Erekat, che ha detto ieri di aver presentato il caso di Khan al-Ahmar alla Corte penale internazionale (Cpi) e di aver chiesto al suo procuratore Fatou Bensouda di incontrarsi con il Consiglio che rappresenta i quasi 200 residenti del villaggio palestinese.

La mossa palestinese farà infuriare ancora di più gli Usa che, in questi giorni, per bocca del loro Consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton, hanno minacciato sanzioni contro gli ufficiali della Corte penale internazionale che decideranno di aprire indagini contro eventuali crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti e Israele. Bolton è stato chiarissimo ieri: “Non coopereremo con il Cpi, per i suoi intenti e propositi per noi è morto”. Ma la battaglia Usa è soprattutto contro i palestinesi: lunedì il Dipartimento di Stato ha stabilito la chiusura della rappresentanza dell’Olp a Washington come “punizione” per la sua richiesta al Cpi di indagare Israele. L’amministrazione Trump, fanno sapere i palestinesi, avrebbe dato un mese di tempo allo staff della rappresentanza diplomatica per lasciare la struttura.

Ma ad attivarsi sono anche i parlamentari palestinesi della Knesset [il parlamento israeliano, ndr]. Una delegazione della Lista Araba Unita, infatti, ha ieri incontrato al Cairo il capo della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit per discutere della legge stato-nazione approvata in Israele a luglio e le implicazioni che essa avrà sul processo di pace. Per la delegazione palestinese e i ministri degli esteri di diversi stati arabi non c’è alcun dubbio: il provvedimento è “razzista”. Secondo i parlamentari Ahmad Tibi e Jamal Zahalka si tratta di una “legge dell’apartheid” perché “crea evidenti discriminazioni tra i cittadini e distrugge la possibilità dei due stati”. Nena News

 

 

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