CISGIORDANIA. Quei coloni “coraggiosi” benedetti da Netanyahu

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25 gen 2016

Il premier israeliano ieri ha rassicurato i nazionalisti religiosi: gli 80 coloni che giovedì avevano occupato due case palestinesi nella città vecchia di Hebron e che in seguito erano stati espulsi, torneranno al più presto possibile

epa02926993 Young Israeli Jewish boys wave national flags during a protest of Israeli settlers against the upcoming Palestinian statehood bid close to the Israeli Jewish settlement of Itamar, close to Nablus, West Bank, on 20 September 2011. Reports state that Palestinian President Mahmoud Abbas intends to make a bid on 23 September 2011 for United Nations membership for Palestine. The move comes 37 years after late Palestinian leader Yasser Arafat first addressed the UN General Assembly.  EPA/OLIVER WEIKEN
epa02926993 Young Israeli Jewish boys wave national flags during a protest of Israeli settlers against the upcoming Palestinian statehood bid close to the Israeli Jewish settlement of Itamar, close to Nablus, West Bank, on 20 September 2011. Reports state that Palestinian President Mahmoud Abbas intends to make a bid on 23 September 2011 for United Nations membership for Palestine. The move comes 37 years after late Palestinian leader Yasser Arafat first addressed the UN General Assembly. EPA/OLIVER WEIKEN

di Giorgia Grifoni

Roma, 25 gennaio 2016, Nena News – “Il governo sostiene l’insediamento in qualsiasi momento, soprattutto ora che esso è sotto attacco terroristico e sta prendendo una posizione coraggiosa e determinata per far fronte agli attacchi terroristici”. Le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu, pronunciate ieri durante la riunione di gabinetto settimanale, non lasciano spazio ai malintesi: la colonizzazione della Cisgiordania continuerà, nonostante la spirale di violenza che dallo scorso ottobre si abbatte in particolar modo sugli insediamenti, in barba al diritto internazionale che li considera illegali e uno degli ostacoli maggiori al raggiungimento di una soluzione a due stati.

Emblematico, a questo proposito, è l’attacco organizzato da un gruppo di 80 coloni nella città di Hebron lo scorso giovedì: si sarebbero diretti verso due abitazioni palestinesi del centro della città vecchia, accanto alla Moschea al-Ibrahimi [per gli ebrei la Tomba dei Patriarchi, ndr] e le avrebbero occupate, con il sostegno logistico dell’esercito israeliano. “Regolarmente acquistate”, secondo i coloni, le case – e le famiglie che vi vivevano – sarebbero in realtà state prese d’assalto da sassi e lacrimogeni, come testimonia un attivista dell’organizzazione israeliana B’Tselem all’agenzia Maan.

Secondo il racconto di Raed Abu Rmeila, i coloni hanno attaccato le case di Fawaz Qafisha, Shams al-Zatari, e Hussein al-Zatari in al-Sahla Street, lanciando pietre contro le porte di numerose abitazioni intorno e insultando le famiglie palestinesi. Posizionati sui tetti assieme ad alcuni militari israeliani, avrebbero poi fatto irruzione nelle due case. La presenza dell’esercito, che in numerose occasioni porta assistenza ai coloni, è stato giustificato da Tel Aviv per bocca di un portavoce militare come “una segnalazione su scontri in corso tra palestinesi e israeliani in quella zona e il conseguente dispiegamento delle forze dell’ordine per contenere la violenza”.

Il colpo di scena è arrivato venerdì, quando gli occupanti sono stati espulsi con la forza dalle due abitazioni per volere del Ministro della Difesa Moshe Ya’alon: gli “squatters”, stando alle parole del ministro, non avevano seguito le procedure legali e avevano infranto la legge. In realtà la Reuters riferisce di manifestazioni di protesta davanti alle due case, organizzate da palestinesi che da decenni ormai sono accerchiati da alcune centinaia di coloni ben protetti dall’esercito israeliano che prendono possesso delle loro abitazioni con tutti i mezzi possibili. Un funzionario dell’ufficio di Netanyahu aveva confermato che il premier supportasse la decisione del ministro della Difesa.

La situazione impossibile della città di Hebron, la più colpita dall’ultima ondata di violenza nei territori palestinesi occupati, deve certamente aver destato alcune coscienze nel governo israeliano, almeno per quanto riguarda l’incolumità dei preziosi coloni che continuano a portare avanti il progetto sionista di riconquista dell’intera Eretz Israel. Ma le pressioni dell’ala nazionalista religiosa all’interno del governo, secondo la Reuters, avrebbero portato il premier Netanyahu a esprimersi in fretta sulla questione, assicurando che i coloni potranno rientrare nelle case non appena abbiano compilato la domanda di residenza richiesta dalla legge israeliana. “Nel momento in cui il processo di acquisto sarà autorizzato – ha dichiarato ieri Netanyahu – si consentirà alla popolazione di rientrare nelle due case a Hebron”. “Il processo di verifica – ha continuato – inizia oggi. Faremo il più rapidamente possibile. Se, in ogni caso, non fosse completato entro una settimana, farò in modo che il gabinetto riceva un rapporto sulla questione”. Nena News

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