Cisgiordania, in sciopero i lavoratori dell’Unrwa

Protestano contro nuove direttive che prevederebbero il licenziamento di chi è stato detenuto da Israele. I vertici dell’Unrwa smentiscono categoricamente.

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sabato 11 gennaio 2014 13:54

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AGGIORNAMENTO ORE 17dalla redazione

Roma, 11 gennaio 2014, Nena News – Da undici giorni 24 impiegati dell’UNRWA della Cisgiordania e di Gerusalemme sono in sciopero della fame per protestare contro le politiche dell’Agenzia dell’ONU e quella che definiscono la sua “negligenza” nei confronti dei lavoratori.

Shaker al-Rashq, portavoce del sindacato locale degli impiegati dell’UNRWA, citato dall’Agenzia palestinese Ma’an non usa troppi giri di parole: “condanniamo la sospensione o il licenziamento di qualunque impiegato che è stato detenuto dalle forze armate israeliane”. Al-Rashq parla a tal proposito di una nuova direttiva dell’Agenzia, secondo la quale sarebbe stato proibito l’impiego di qualunque lavoratore che in passato ha avuto problemi con Tel Aviv.

“Questa politica razzista ha causato a metà novembre il licenziamento di 55 lavoratori a tempo determinato”, ha affermato al-Rashq che ha criticato anche la scelta dell’Agenzia di stipulare contratti brevi. Il portavoce del sindacato, inoltre, ha denunciato una (presunta) differenza di salario tra gli impiegati palestinesi e quelli stranieri. Per i primi, infatti, gli stipendi risulterebbero nettamente più bassi.

L’Agenzia, attraverso il suo portavoce Chris Gunness, nega categoricamente le parole di al-Rashq: “l’UNRWA difende sempre i diritti dei suoi dipendenti. Il lavoratore rischia di subire procedimenti disciplinari o qualche altra azione solo quando, dopo una meticolosa analisi, emerge che il nostro dipendente ha violato i regolamenti dell’ONU”.

Sulla questione salari Gunness passa al contrattacco: “il recente sondaggio commissionato dall’UNRWA ha dimostrato che i nostri lavoratori sono pagati in media 20% in più dei dipendenti dell’Autorità Palestinese”. Gunness “dimentica” però di spiegare perché il salario differisce in base alla nazionalità del lavoratore.

A negare la nuova direttiva a cui fa riferimento al-Rashq è invece Filippo Grandi, Commissario Generale dell’UNRWA. “Non c’e’ nessuna nuova direttiva riguardante i dipendenti che vengono arrestati da un governo. Solamente ai dipendenti che commettono atti contrari alle regole delle Nazioni Unite vengono imposte misure disciplinari che possono, in casi gravi, arrivare al licenziamento”. Grandi, inoltre, allontana qualunque sospetto di una influenza di Tel Aviv sulle scelte compiute dall’Agenzia: “la determinazione di questi atti e’ fatta dall’UNRWA e non dal governo israeliano ne’ da alcun altro governo. Le misure che l’UNRWA applica ai dipendenti arrestati dal governo israeliano assicurano che tutti i diritti di quei dipendenti siano pienamente rispettati”.

Protagonisti dello sciopero della fame in corso sono 3 lavoratori del campo rifugiati di Duheisha (Betlemme), 7 di Hebron, 8 di Nablus e 6 di Gerusalemme. Osama al-Qawasmeh è uno di loro. Viene da Gerusalemme e, intervistato dall’Agenzia locale Ma’an, ha ammesso come al quinto giorno senza mangiare e bere abbia sofferto di ipertensione, disidratazione e di forte fitte allo stomaco e alla testa. Ciononostante è determinato ad andare avanti finché le richieste dei lavoratori non saranno esaudite.

Gli ultimi mesi sono stati terribili per l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi. Lo scorso novembre il Sottosegretario Generale degli Affari Politici, Jeffry Feltman, aveva dichiarato senza troppi giri di parole che a dicembre non sarebbero stati pagati gli stipendi di migliaia di lavoratori. Con un deficit di 36 milioni di dollari “l’UNRWA avrà difficoltà a finanziare i suoi servizi principali e non riuscirà a pagare gli stipendi di dicembre di 30.000 persone tra insegnati, personale medico e lavoratori sociali” Feltman dichiarò al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Sono ormai tre anni che l’Agenzia registra una netta riduzione dei finanziamenti. Il programma di bilancio per il 2012-2013 mostra infatti che l’UNRWA aveva già visto una diminuzione nei fondi nel 2010 e aveva previsto un peggioramento nel 2011 e 2012. Tuttavia, nonostante fossero stati ampiamente previsti i deficit, nessuno all’interno dell’Agenzia si era preoccupato di ridurre il bilancio il cui 75% (675 milioni di dollari) è stato destinato nel 2013 a pagare i salari dei lavoratori. Il costo per retribuire i lavoratori dell’Agenzia è aumentato da 400 milioni di dollari nel 2008 a più di 502 milioni nel 2013. Costante, invece, si è mantenuta negli anni la spesa per le provviste mediche. Nena News

 

Cisgiordania, in sciopero i lavoratori dell’Unrwa

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