Cisgiordania. Se il check-point di Qalandiya diventa architettura sociale

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Articolo pubblicato originariamente su Avvenire

Il progetto di una studentessa palestinese che per la sua tesi di laurea in architettura immagina il futuro del suo popolo: il muro di separazione diventa un parco con spazi sociali e culturali
I rendering della tesi di laurea della studentessa palestinese dell'Università Al-Quds che ha ri-progetto il check point di Qalandiya, dandogli una nuova funzione sociale

I rendering della tesi di laurea della studentessa palestinese dell’Università Al-Quds che ha ri-progetto il check point di Qalandiya, dandogli una nuova funzione sociale – Al Ghad / 

Le nuove generazioni e la liberazione della Palestina. Un ideale che risuona nelle loro idee, nei loro progetti e persino nella loro ricerca scientifica: ne è un esempio la ri-progettazione del check-point di Qalandiya, una volta smantellato come barriera, della giovane architetto palestinese Saja Imad Al-Barghouti.

Nel progetto e in particolari nei rendering – creati dalla studentessa per la sua tesi di laurea in Architettura all’Università Al-Quds di Gerusalemme – il muro di separazione di Qalandiya assume le forme di un parco giochi, con le altalene, gli scivoli e un playground per giocare a basket. Di fatto, a essere demolito sono i significati di apartheid, di discriminazione, di privazione dei diritti che contraddistinguono Qalandiya, il principale check-point tra Gerusalemme e Ramallah.

Al Ghad / Facebook

L’architettura coloniale abbandonata, smantellata dopo la liberazione viene reindirizzata e ripensata nel progetto della studentessa palestinese Al-Barghouti per contenere nuove funzioni socio-culturali riuscendo, al tempo stesso, a essere traccia del passato buio che è stato. «L’idea principale del progetto è quella di porre fine al carattere coloniale del muro di separazione e di disegnare nuove caratteristiche per il luogo che diano il senso di pace, non di oppressione e né di umiliazione» ha spiegato ancora l’architetto palestinese, sottolineando allo stesso tempo che ha provato a conservare nel suo progetto il simbolismo e le caratteristiche della barriera come parte della storia di occupazione che soffrono i palestinesi.

Al Ghad / Facebook

La giovane ha raccontato che all’inizio del progetto ha dovuto affrontare alcuni ostacoli, tra cui non solo la tensione che ha respirato ogni volta che ha presentato la sua idea di tesi ma anche la mancanza di una planimetria per il checkpoint di Qalandiya, che l’ha costretta ad andare personalmente a prendere misure e a scattare foto tramite il cellulare. Per quanto riguarda invece, l’idea iniziale la studentessa di architettura si è rifatta alla «realtà quotidiana dei palestinesi che vivono in Cisgiordania, alla fatica e alle tensioni di quando sono costretti a passare per il posto di blocco a causa dei disagi dell’occupazione» e proprio per questo che la giovanissima ha scelto di trasformare quel checkpoint in un luogo che suggerisca libertà.

 

 

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