CISGIORDANIA: SEBASTIYA, STORIA E RINASCITA DELLA CITTA’ DI GIOVANNI BATTISTA

Grazie al lavoro dello scomparso archeologo francescano Michele Piccirillo e di due esperti, il palestinese Osama Hamdan e l’italiana Carla Benelli, un gioiello di storia e cultura è tornato a vivere in piena sintonia con la comunità locale.

Sebastiya (Cisgiordania), 23 luglio 2011, Nena News (nella foto la strada colonnata romana) – Circondato da valli fertili, il villaggio di Sabastiya si trova a circa dieci chilometri nord-ovest dalla città di Nablus, su una collina a 463 metri sopra il livello del mare. Il villaggio prende il nome da Sebaste, la città fondata nel 25 a.C. da Erode il Grande sul sito dell’antica Samaria. La città fu ricostruita molte volte nel corso della storia, la sua trasformazione principale iniziò durante l’Età del Ferro.

La storia degli scavi archeologici

Il sito è stato esplorato da due principali missioni archeologiche. La prima, la missione Harvard, fu diretta inizialmente da Gottllieb Schumacher nel 1908 e poi da George A. Reisner nel 1909 e nel 1910. La seconda missione, conosciuta come la “Missione Congiunta”, era un consorzio di cinque istituzioni diretto da John W. Crowfoot, con Kathleen Kenyon responsabile per gli scavi sulla acropoli, tra il 1931 e il 1935. Le istituzioni principali partecipanti al consorzio erano la British School of Archaeology di Gerusalemme, il Palestine Exploration Fund, e la Hebrew University. Negli anni ’60 del secolo scorso, indagini archeologiche di minor scala furono dirette da Fawzi Zayadine per conto del Dipartimento delle Antichità della Giordania.

I primi insediamenti dall’Età del Ferro (circa 1200 a.C.)

Tutta la collina è segnata da cisterne e tagli nella roccia che formano cavità e pozzi di diverse dimensioni e deve essere stata al centro di una importante produzione di olio e vino sin dall’Età del Ferro. La estensione totale di questa area produttiva non è ancora pienamente conosciuta, ma si può presumere che fosse una grande impresa commerciale dato che la capacità delle sole cisterne documentate raggiunge la quantità di circa 350.000 litri.

Samaria – La Città di Omri

Racconta la Bibbia nel Primo libro dei Re che Omri, re di Israele, (885-874) comprò la collina da Semer, ed edificò una città, che dal nome del proprietario prese il nome di Samaria, trasferendovi la capitale del regno da Sichem (attuale Nablus). La posizione della città era favorevole, si trovava su due strade commerciali ed era circondata da valli su tutti i lati. Per rafforzare le relazioni commerciali e politiche con i regni vicini, il figlio di Omri, il re Acab (874-853), prese in moglie Gezabele, figlia di Et-Baal re di Sidone, ed eresse a Samaria un tempio dedicato al dio Baal, con il risultato di espandere ed arricchire la città.

La missione Harvard trovò resti di un palazzo e di un muro di cinta detto “a casamatta”, che si componeva di due muri paralleli suddivisi in piccole stanze. Le sovrastrutture dei muri sono sparite da molto tempo ma quanto resta testimonia come il tipo di muratura fosse una tecnica costruttiva tipica dei Fenici durante l’Età del Ferro. Tra gli arredi decorativi ritrovati negli scavi sono stati messi in luce numerosi frammenti di placche di avorio, di produzione fenicia e influenza egizia.

Sebastiya – Il paesaggio dalla torre ellenistica

La conquista degli imperi

Nel corso dell’VIII a.C., l’Impero assiro conquistò l’intera regione. Secondo alcune iscrizioni assire, Sargon II conquistò la città nel primo anno del suo regno (721 a.C.), rimosse la popolazione, ricostruì la città “più splendida di prima”, la ripopolò con persone provenienti dalle terre conquistate (Arabi) e pose uno dei suoi ufficiali come governatore locale.

Dopo la conquista la città, ormai parte dell’Impero assiro, continuò a giocare un ruolo dominante nella regione settentrionale della Palestina, anche se nel sito ci sono solo scarsi resti che risalgono a questo periodo, così come ai periodi che seguirono, quello babilonese (VII-VI sec.) e persiano (V-IV sec.).

Nel 331 a.C. Alessandro Magno conquistò la città e vi installò alcune migliaia di soldati macedoni trasformandola così in una città ellenistica. Tre grandi torri rotonde, risalenti a quel periodo, sono state ritrovate insieme ad un muro massiccio di fortificazione con torri quadrate.

La cinta fortificata macedone fu in parte abbattuta dal re asmoneo Giovanni Ircano nel 108 a.C., quando la città fu conquistata e distrutta. Apparentemente ricolonizzata sotto suo figlio, Alessandro Ianneo, la città fu restituita ai precedenti abitanti e ai loro discendenti dal generale Pompeo Magno, dopo la conquista di Gerusalemme nel 63 a.C., che l’annesse alla provincia romana di Siria. La città fu ricostruita nel 57-55 a.C. da Gabinio, il governatore romano.

Sebaste – La Trasformazione Erodiana

Nel 30 d.C. l’imperatore Augusto concesse la città ad Erode il Grande, che in suo onore la chiamò Sebaste (=Augusta in greco) e subito dopo dette avvio alla costruzione di grandi opere edilizie, tra cui un grande tempio dedicato a Roma e Augusto, all’interno di un vasto recinto, uno stadio, un teatro e altri edifici pubblici. Ripopolò la città e insediò sei mila nuovi abitanti, veterani che avevano combattuto per lui. Offrì loro buone terre, concedendo uno statuto speciale, e fortificò la città con mura più grandi.

La città era già legata a Erode, aveva dato rifugio a sua madre e ai suoi figli soccorsi e portati in salvo da Masada. Fu sempre a Samaria che Erode, nel 37 a.C., sposò Mariamme, discendente della dinastia dei re Asmonei e dei grandi sacerdoti di Gerusalemme.

Alla morte di Erode, Sebaste passò al figlio Archelao e rimase tra i suoi possedimenti fino a quando Augusto gli tolse il potere e lo mandò in esilio, nel 6 d.C.

La Colonia romana

La città fu ricostruita nel II secolo d.C. dall’Imperatore Settimio Severo, quando assunse il titolo di colonia romana Lucia Septimia Sebaste. Negli scontri per la supremazia nell’Impero tra Settimio Severo e Pescennio Nigro, Sebaste si schierò con il primo che la ricompensò elevandola a colonia. I notevoli resti dell’attuale sito archeologico di Sabastiya appartengono a questo periodo: l’Augusteo, il Teatro, il Tempio di Kore, lo Stadio, furono tutti ricostruiti in modo monumentale e l’area della città fu estesa con il Foro, la Basilica, la Strada colonnata. Tutti gli edifici furono costruiti con dura pietra calcarea locale e furono decorati con colonnati a base attica, fusti monolitici e capitelli corinzi. La città fu circondata da una nuova cinta muraria con imponenti torri collegate alle porte, a ovest e a nord.

Sebastiya- La cripta di Giovanni Battista

L’arrivo del Cristianesimo e delle spoglie di Giovanni Battista

Il Cristianesimo arrivò a Sebaste sin dalle sue origini. Nella regione della Samaria si ricorda la predicazione del diacono Filippo, subito dopo raggiunto dagli apostoli Pietro e Giovanni. Sin dal primo periodo cristiano si sviluppò la tradizione che il corpo di Giovanni Battista fosse stato sepolto a Sebaste, vicino alle tombe dei profeti Eliseo e Abdia.

Non si conosce come e quando il corpo di San Giovanni sarebbe giunto a Sebaste. Secondo Giuseppe Flavio, Giovanni era stato decapitato da Erode Antipa nella fortezza di Macheronte, in Transgiordania. La sua testa fu consegnata da Salomè alla madre Erodiade e dobbiamo supporre che i discepoli di Giovanni, recuperato il resto del corpo, abbandonassero il territorio del tetrarca, dove Erodiade poteva ancora perseguitarli. Nei primi secoli della Cristianità, i discepoli di Giovanni, chiamati i Battisti, erano disseminati in tutta la Samaria.

Due santuari erano dedicati al culto del Battista. Il primo, la tomba, si trova nell’attuale villaggio, al tempo appena al di fuori dei limiti della cinta cittadina. Una seconda piccola basilica, fondata nel V secolo, fu scavata dagli archeologi sulle pendici sud dell’acropoli. Secondo la tradizione cristiana-ortodossa, segna il luogo dove Giovanni Battista fu decollato.

Rivivere i monumenti classici nel primo periodo islamico

Sebaste si sottomise pacificamente all’esercito islamico comandato da ‘Amr ibn al’As nel 634 d.C. Durante il primo periodo islamico, in cui la vita ordinaria della comunità locale continuò senza grandi mutamenti, proseguì il degrado dei monumenti di epoca classica (i templi pagani, il teatro, lo stadio), che si era già avviato nella precedente era bizantina, perché non più utilizzati. Restavano però ampie tracce monumentali della antica Sebaste tra cui la strada colonnata che, come in altre città antiche, fu occupata da attività artigianali. Lungo la strada si sviluppò un quartiere popolare e sono stati ritrovati resti di edifici domestici e industriali, tra cui una fabbrica di vetro.

Sebastiya, la sala crociata restaurata dal progetto

Il Casale Sancti Johannes Sebaste dei Crociati

I Crociati occuparono Sebaste insieme a tutta la Samaria nel 1099, subito dopo la conquista di Gerusalemme, e ridiedero vita all’episcopato, collocandolo sotto l’arcivescovado di Cesarea sul mare. Qui ricostruirono la cattedrale sulla tomba di Giovanni Battista, sulle rovine della chiesa bizantina, e stabilirono il Casale Sancti Johannis Sebaste, un insediamento rurale fortificato che faceva parte dei domini del Re di Gerusalemme.

Nel settembre del 1184, Saladino arrivò a Sebaste a capo di un esercito; ma il vescovo riuscì a negoziare la salvezza della città e della chiesa, oltre a quella di tutti coloro che vi avevano trovato rifugio, in cambio del rilascio di ottanta prigionieri musulmani..

La riconquista islamica

Nel luglio 1187 Sebaste fu occupata dal nipote di Saladino, Husam ed-Din Muhammad. La cattedrale fu trasformata in moschea, dedicata al profeta Yahia, il nome musulmano di Giovanni Battista.

Del periodo ottomano (1517-1917) sono rimaste diverse abitazioni nel villaggio, tra cui la più imponente è Qasr Al Kaid. Il palazzo è costituito da un cortile interno e da diverse case nei dintorni. Per la sua costruzione sono state riutilizzate pietre di epoche precedenti.

Una cattedrale bizantina per onorare il corpo di Giovanni Battista

I Vangeli di Matteo e Marco narrano che dopo la morte di Giovanni Battista, i discepoli ne recuperarono e seppellirono il corpo, ma non indicano in quale luogo.

La tomba del Battista è ricordata a Sebaste per la prima volta da Rufino di Aquileia, che descrive la reazione pagana contro i Cristiani che ebbe luogo nel 361-362 al tempo dell’Imperatore Giuliano l’Apostata, quando le reliquie di Giovanni Battista furono tolte dalla tomba e bruciate, spargendo le ceneri al vento. Parte delle reliquie furono però salvate da alcuni monaci del monastero dell’igumeno Filippo di Gerusalemme.

La tomba di Giovanni Battista in Sebaste fu visitata nel 404 da Paola, l’aristocratica romana discepola di San Girolamo. La prima descrizione del martyrium è data dal monaco palestinese Giovanni Rufo, che scrive nel 512: “Questo luogo, in effetti, era una cappella particolare della chiesa, ornata di cancelli perché ci sono due urne coperte d’oro e di argento, davanti alle quali bruciano lampade perenni: una urna è quella di San Giovanni Battista e l’altra quella del profeta Eliseo”. (Plerophoriae, PO 8, 70)

Nel periodo bizantino, sopra una tomba fuori dalle mura della città romana, ad est, fu costruita una chiesa dedicata a Giovanni Battista. Non resta molto di quel primo edificio cristiano, rappresentato nel mosaico pavimentale dell’ VIII secolo della chiesa di Santo Stefano ad Umm Rasas, in Giordania. La porzione inferiore del suo muro nord è ancora in piedi ed è chiaramente visibile dall’angolo esterno a nord-est. Alcune delle colonne e dei basamenti di quel periodo sono sparsi nell’area circostante. L’anniversario della dedicazione di questa chiesa costruita sulla tomba del Precursore, sarebbe all’origine della Festa della Decollazione di San Giovanni Battista il 29 agosto, celebrata sia nel rito greco, sia in quello romano.

In rovina già nell’VIII secolo, la chiesa bizantina di Giovanni Battista fu probabilmente distrutta da un terremoto, la tomba però si era conservata e rimase luogo di pellegrinaggio.

I segni sulle pietre della cattedrale crociata di San Giovanni Battista

Nel 1145 il patriarca di Gerusalemme, Guglielmo I, riferì del fortuito ritrovamento delle reliquie del santo e concesse un’indulgenza di 40 giorni a chiunque avesse contribuito alla ricostruzione della chiesa. Da quel momento si avvia la raccolta di fondi per la costruzione della nuova cattedrale dedicata a Giovanni Battista.

L’edificio ricostruito dai Crociati, secondo in grandezza solo alla Chiesa del Santo Sepolcro, era composto da tre navate, un transetto interno e un’abside triconca. L’attuale porta d’entrata è un inserimento successivo nel portale originale della cattedrale, che probabilmente aveva un arco monumentale decorato con capitelli istoriati, quattro dei quali conservati, dal 1897, nel Museo Archeologico di Istanbul. La copertura era caricata su pilastri compositi e le volte in pietra erano sostenute da un sistema di nervature trasversali e diagonali. Una fila di contrafforti rafforzava il muro sud e aiutava a sostenere le volte della cattedrale, ma non era presente lungo il muro nord, visto il suo spessore più ampio.

Le pietre che compongono le murature esterne ed interne della chiesa sono finemente lavorate e caratterizzate da marchi di fabbrica che indicavano l’artigiano che le aveva intagliate.

Tutte le volte di copertura sono cadute, ma restano in piedi la gran parte dei muri esterni e alcuni dei pilastri. Alla fine del XIX secolo era ancora visibile la parte decorata dell’abside.

La tomba dei profeti

Dal livello attuale del pavimento, nella terza campata della navata centrale, sotto due alberi di arance amare, una piccola cupola costruita dopo la trasformazione della cattedrale in moschea, dà accesso alla stretta rampa di scale che porta alla tomba risalente al periodo romano. La tomba è composta da una camera con volta a barile e sei nicchie sepolcrali allineate in due file nel muro sud. In quella inferiore la tradizione colloca la sepoltura di Giovanni Battista, tra i profeti Eliseo e Abdia. All’ingresso è collocata la spessa porta in basalto, decorata in quattro pannelli, che chiudeva la sepoltura. Il pavimento in opus sectile probabilmente risale al periodo bizantino, ma la sistemazione attuale della tomba è del periodo crociato.

Nel 1185 la città fu visitata dal monaco greco Giovanni Foca, che riporta che nella cripta, a fianco all’altare dove Giovanni Battista sarebbe stato decapitato, si trovavano i sarcofagi dei genitori del santo, Zaccaria ed Elisabetta e che le ceneri di Giovanni Battista e di Eliseo erano collocate invece nella chiesa superiore, in due sarcofagi scolpiti in marmo bianco.

Sebastiya: la moschea del profeta Yahia e la cattedrale crociata di San Giovanni

La moschea di Saydna Yahia (il profeta Giovanni Battista)

Il nipote di Saladino, Husam ed-Din Muhammad, nel 1187 ha parzialmente trasformato la cattedrale, erigendo sulla cripta della tomba di Giovanni Battista una struttura a cupola, e convertendo in moschea la navata destra costruendovi un mihrab (nicchia che indica la direzione della preghiera verso Mecca). La costruzione a cupola contiene due piccole stanze. Nella prima stanza si trovano tre ampi frammenti di lastre di marmo, inseriti nel muro ovest, che potrebbero essere appartenuti alla balaustra del presbiterio della chiesa bizantina, oltre a due sculture del periodo crociato che sostenevano probabilmente degli elementi architettonici. Altre quattro sculture che sostenevano archi, tre volti maschili stilizzati e una figura che stringe tra le mani dei serpenti, erano lì conservate fino a quando le autorità israeliane scortate da soldati, dopo aver messo il villaggio sotto coprifuoco, le hanno portate al Rockfeller Museum di Gerusalemme in occasione della Seconda Conferenza della Società per gli Studi delle Crociate e dell’Est Latino (SSCLE) nel luglio del 1987. Le sculture non sono più state riportate nel luogo di origine.

Nei secoli successivi la tomba di Giovanni Battista continuò ad essere luogo di pellegrinaggio cristiano e musulmano. Tra le descrizioni dei pellegrini che l’hanno visitata, di particolare interesse è quella dell’abate bolognese Domenico Laffi, che nel 1679 riporta che nell’edificio i Cristiani officiavano da una parte e i Musulmani dall’altra.

Intorno al 1892, sotto il regno del sultano ottomano Abd el Hamid II, la moschea che fino a quel momento aveva occupato le due campate ad ovest della navata sud fu rimossa e una nuova moschea fu costruita lungo il presbiterio ad est. La nuova costruzione, ancora oggi in uso, comportò la demolizione di quanto rimaneva dell’abside, delle porzioni pericolanti delle volte e il consolidamento del resto della struttura.

Un progetto di conservazione, memoria e comunità locale

Da alcuni anni la ATS, Associazione Terra Santa della Custodia francescana di Terra Santa, è presente nella cittadina di Sabastiya con azioni di tutela e valorizzazione del suo straordinario patrimonio archeologico e culturale. Le attività svolte, sostenute prima dalla Cooperazione Italiana e attualmente dalla Fondazione Cariplo, accompagnano i lavori di conservazione del centro storico con una costante opera di formazione della comunità locale e colgono l’opportunità di sviluppare le ricchezze storiche e culturali a beneficio della popolazione del villaggio. Gli interventi di conservazione hanno già salvato dal crollo e dall’abbandono diversi edifici crociati all’interno del nucleo storico.

Gli edifici messi in sicurezza sono stati ristrutturati, in modo compatibile al loro valore storico, per accogliere le attività sociali promosse e realizzate dal Comune di Sabastiya e dalla associazione palestinese Mosaic Centre, tra cui un centro giovanile, una foresteria, un centro di informazione turistica, una bottega artigianale e un centro studi e documentazione.

Bambini nella Basilica Romana

La straordinaria ricchezza culturale del villaggio ha attirato visitatori a partire dai primi pellegrini cristiani del IV secolo, ma dal 1987, con l’aggravarsi della situazione politica, il flusso turistico si è drasticamente ridotto. Il progetto ha iniziato a invertire la tendenza, realizzando una serie di facilitazioni e infrastrutture per i visitatori e promuovendo il villaggio sia a livello locale, sia internazionale.

E’ evidente che le instabili condizioni politiche attuali non incoraggiano gli interventi in questo settore. Questa oggettiva difficoltà non deve far perdere la fiducia che possano crearsi in futuro condizioni migliori delle attuali. La conservazione della memoria e della identità è anzi particolarmente importante in situazioni di conflitto ed è nostra responsabilità preservare questo patrimonio a beneficio anche delle generazioni future.

Cantiere e conservazione

L’ATS ha iniziato a occuparsi delle condizioni di degrado nel villaggio a partire dal 2005, a seguito di alcune visite sul luogo – accompagnate dal sostegno scientifico del prof. Michele Piccirillo dello Studium Biblicum Franciscanum – che avevano evidenziato il valore degli edifici e l’urgenza dell’intervento di tutela. Alcuni progetti sostenuti dalla Cooperazione Italiana hanno permesso di avviare i primi lavori di recupero fino a risanare una parte consistente del centro storico.

Da gennaio 2010 l’attività nel villaggio è sostenuta dalla Fondazione Cariplo. L’intervento ha ripreso i lavori di recupero del centro storico per ampliare l’area risanata e aumentare la capacità della foresteria, aprire una piccola bottega per la vendita delle produzioni tipiche e un centro di informazione turistica.

Gli edifici pericolanti sono stati consolidati, le superfici ripulite e alcune strade e spazi aperti ripavimentati in pietra. L’intervento di messa in sicurezza e di adattamento delle costruzioni storiche si è basato sui principi di reversibilità, utilizzando materiali compatibili ai materiali originali e all’ambiente, cercando di non modificare né l’aspetto originale, né le fasi storiche degli edifici.

Tramite il progetto sono stati inoltre documentati e restaurati gli ambienti della tomba di Giovanni Battista e della struttura a cupola che la sovrasta.

I lavori di restauro sono stati condotti da una squadra di operai del villaggio, formati appositamente per intervenire su strutture storiche, guidati dai restauratori del Centro di Mosaici di Ger¬ico.

La prima cappella crociata

Usama b. Munqidh, emiro della città siriana di Shaizar nei pressi di Apamea, descrivendo la sua visita al luogo tra il 1140 e il 1143, riporta una cerimonia ufficiata dai monaci che lo colpì: “Visitai la tomba di Giovanni figlio di Zaccaria – sia su entrambi la pace! – nel villaggio di Sabastiya nella provincia di Nablus. Fatta la preghiera, uscii in uno spiazzo cintato di fronte al luogo dove é la tomba. C’era una porta socchiusa, la apersi ed entrai in una chiesa, dove erano una decina di vecchi, col capo scoperto e canuto come cotone cardato… Vidi uno spettacolo (di pietà) tale da intenerire i cuori, ma che insieme mi spiacque e rattristò, non avendo mai veduto tra i Musulmani nessuno di zelo così devoto…” (Kitab al Asa, 1140-43: 528-9)

Questa descrizione testimonia che esisteva già una chiesa nelle vicinanze della tomba precedente la costruzione della grande chiesa crociata. Infatti, durante gli scavi che abbiamo effettuato nel 2008, sono emersi alla luce i resti di una imponente fortificazione, di una torre con scala a chiocciola e infine di una cappella, che risalgono con molta probabilità al primo periodo crociato. Nell’estate del 2009 sono inoltre emersi due lacerti di mosaici pavimentali di squisita fattura, probabili resti del monastero bizantino adiacente alla chiesa.

La cappella ha una pianta rettangolare con abside a est ed è circondata da una fortificazione inclinata, costruita con grandi pietre e il riutilizzo di colonne e capitelli del periodo romano. Le sue fondazioni sono sette metri sotto il livello attuale, e si appoggiano su resti probabilmente bizantini. A nord la presenza della scala a chiocciola mostra che l’edificio era composto in origine da diversi piani.

I diversi livelli di pavimentazione della costruzione indicano un continuo cambiamento d’uso lungo i vari secoli.

Capitelli e colonne si riusano nei secoli

Sull’ingresso e all’interno della bella sala voltata affiancata al muro meridionale della chiesa crociata, sono esposti alcuni dei capitelli ritrovati durante i lavori certamente appartenuti alla basilica di epoca bizantina. Sulle foglie di acanto dei capitelli di stile corinzio domina la croce in cerchio con l’aggiunta delle lettere apocalittiche Alpha e Omega, una rarità per le chiese di Palestina. Altri capitelli e molte colonne sono stati lasciati al loro posto, incassati nella fortificazione, dove i capomastri crociati e i loro successori di epoca moderna li avevano riutilizzati come materiale di costruzione.

I capitelli e le colonne appartenevano ai monumenti della città romana ed erano stati riutilizzati e riadattati per l’uso religioso nella chiesa bizantina.

Tra le macerie scavate nella cappella è emerso un frammento di capitello istoriato, di epoca crociata, che rappresenta una figura che suona. E’ probabilmente parte del programma figurativo del portale della cattedrale crociata, che rappresentava il banchetto di Erode e il ballo di Salomè, di cui altri quattro capitelli sono esposti al Museo di Istanbul.

I frutti della storia

Il progetto sostiene alcune attività di formazione al lavoro della popolazione locale, in particolare donne e giovani, all’interno di un programma integrato che valorizza le risorse locali in relazione al patrimonio culturale e all’economia.

Dopo una ricerca sulle specialità locali prodotte nel villaggio dalle donne, sono stati organizzati numerosi incontri con l’associazione locale femminile, per migliorare le qualità organolettiche e la confezione di prodotti tipici.

La frutta per le marmellate e l’olio di oliva per il sapone, provengono esclusivamente dai frutteti del villaggio, sostenendo in tal modo sia l’economia familiare che quella contadina. La confezione riporta inoltre il motivo della produzione, l’origine del prodotto e la sua finalità sociale.

Recentemente abbiamo avviato il sostegno per la riproduzione in argilla di lucerne antiche, copia di esemplari ritrovati nella locale area archeologica che verranno anch’esse messe in vendita nella bottega artigianale. L’attività è un modo per valorizzare tutte le fasi storiche della città ma nello stesso tempo per aiutare a combattere la vendita illegale dei reperti archeologici.

“Ahlan Wa Sahlan” benvenuti a Sebaste

Le strutture di interesse storico lungo il lato sud della cattedrale sono state conservate e restaurate, con l’apertura di un centro di informazione turistica. Il centro fornisce servizi e informazioni ai turisti e gestisce la foresteria collocata all’interno degli edifici storici restaurati e in alcune stanze messe a disposizione dalle famiglie.

La realizzazione della foresteria risponde alla esigenza di creare infrastrutture per ospitare i turisti e offrire servizi ma nello stesso tempo permette di ricavare risorse per creare posti di lavoro e garantire la necessaria manutenzione ai nuovi siti scoperti ed agli edifici restaurati.

Per valorizzare e far conoscere ulteriori elementi storici e naturali dell’area, sono stati studiati e segnalati tre itinerari a piedi intorno alla cittadina. I percorsi durano alcune ore e raggiungono un santuario bizantino-islamico, l’intera cinta delle mura antiche a nord e la stazione di treni del periodo ottomano.

Bottega artigianale: si impara il mosaico

Lavorare con la gente

In mancanza di leggi e regolamenti adeguati, il problema della responsabilità e del controllo di interventi di restauro e manutenzione su edifici storici non protetti è complesso ed esula dalle possibilità di intervento di un singolo progetto. Le lunghe e frequenti discussioni con i diversi partecipanti all’intervento: il Municipio, le associazioni locali, l’ufficio regionale del Dipartimento delle Antichità, i proprietari e affittuari degli immobili, ci hanno permesso di concertare un percorso che ha risposto alle esigenze di tutti, nel rispetto dei beni culturali e a beneficio della comunità. Questo processo di condivisione delle prese di decisione ha avuto un impatto molto positivo nei confronti della popolazione locale ed è uno dei risultati più positivi raggiunti dal progetto.

Data la difficile situazione economica attuale della Palestina, il progetto si poneva l’obiettivo di rivitalizzare l’economia della cittadina creando opportunità di lavoro per gli abitanti locali, impiegando nel cantiere artigiani e manodopera specializzata e non, ma anche acquistando prodotti e attrezzi in loco, dando un aiuto alle piccole imprese commerciali locali e ai proprietari di negozi.

I beni culturali come identità e memoria, con il loro senso di appartenenza e ricordo, svolgono infatti un ruolo educativo, culturale e sociale ma allo stesso tempo rappresentano un settore importante delle risorse palestinesi.

Fin dall’inizio l’obiettivo principale del progetto non è mai stato il semplice restauro di un edificio. Gli interventi man mano svolti hanno acquisito il loro valore sociale primariamente nella possibilità di vedere avviare una attività sostenibile nel villaggio e, data la qualità dell’intervento, si è inteso in particolare avvicinare la popolazione del luogo ai propri beni culturali e fare in modo che questi potessero entrare a far parte della vita culturale, sociale ed economica dell’intera comunità.

Investire nel futuro: i giovani

Per coinvolgere la comunità giovanile, sono state realizzate varie attività di sensibilizzazione e formazione.

Un corso per guide turistiche locali ha fornito ai ragazzi e alle ragazze del villaggio le informazioni di base storico-artistiche, per guidare con perizia e conoscenza i pellegrini e i turisti che lentamente ma sempre più numerosi stanno tornando a visitare Sabastiya. Hanno partecipato alle lezioni teoriche sulle varie epoche storiche e alle visite sul campo sei ragazzi e due ragazze.

Allo scopo di sensibilizzare e accrescere l’interesse dei bambini nei riguardi dei beni culturali, durante il progetto è stato organizzato un laboratorio di disegno dal titolo “Leggiamo un monumento – alla ricerca dei segni del passato sulle pietre”, svolto con lezioni in classe sui principi del disegno e con visite all’aperto, durante le quali i bambini e le bambine hanno potuto disegnare il monumento preferito.

Un altro laboratorio è stato realizzato con le scuole elementari maschili e femminili di Sabastiya. I bambini e le bambine, assistiti dagli esperti mosaicisti del Centro di Mosaico, hanno partecipato a tutte le fasi per produrre un mosaico in modo tradizionale con le pietre colorate reperibili nella zona.

Cantiere aperto

Per sensibilizzare la popolazione locale alla tutela del patrimonio culturale è necessario che i lavori di restauro e conservazione mantengano una relazione costante con la comunità locale e che i cantieri siano aperti al pubblico, in modo da poter mostrare a tutti gli interessati quali azioni siano necessarie per preservare un bene collettivo.

Seguendo questa filosofia di dialogo tra i beni culturali e le attività di conservazione con la popolazione, il nostro sito è stato sempre aperto alla comunità locale e in effetti abbiamo ricevuto numerosissime visite durante tutte le fasi di attuazione del progetto. La ragione principale delle visite da parte della popolazione locale era soprattutto la curiosità di conoscere e vedere quello che stava accadendo e come il sito si stesse lentamente trasformando. Il team di lavoro è stato sempre disponibile ad accogliere le visite, fornendo spiegazioni sulla natura dei vari lavori che si svolgevano nel cantiere e le ragioni che guidavano le varie metodologie e scelte.

Frequenti sono state anche le visite delle scolaresche e di visitatori provenienti da altre città e villaggi della regione, come pure di turisti stranieri. Nena News

http://www.nena-news.com/?p=11707

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