CISGIORDANIA: REVOCATE 140.000 RESIDENZE PALESTINESI

Lo rivela il quotidiano Haaretz. Dal 1967 al 1994, senza alcun preavviso e con criteri mai rivelati apertamente, Israele ha annullato il diritto a vivere nella loro terra ad un numero tanto elevato di palestinesi della Cisgiordania.

Gerusalemme, 11 maggio 2011, Nena News (nella foto palestinesi al valico di Allenby) – Tra il 1967 e il 1994 Israele ha usato criteri non resi pubblici per annullare lo status di residente in Cisgiordania (territorio che ha occupato militarmente nel 1967 assieme a Gaza e Gerusalemme Est), a circa 140mila palestinesi. Lo rivela il quotidiano israeliano Haaretz riferendo le ammissioni fatte dal consigliere legale dell’ufficio del ministero della giustizia israeliano responsabile per la Samaria e la Giudea (i nomi biblici con i quali gli occupanti israeliani definiscono la Cisgiordania palestinese), al Centro per la Difesa dei Diritti dell’Individuo.

Le ammissioni portano alla luce procedure oscure usate nei confronti di palestinesi della Cisgiordania che tra il 1967 e il 1994 si erano recati all’estero. Fino al 1994, anno della nascita dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e dell’applicazione degli Accordi di Oslo siglati l’anno prima, le autorità militari israeliane imponevano ai palestinesi della Cisgiordania che si recavano in Giordania di lasciare i loro documenti di identità al valico di Allenby. In cambio ricevevano un permesso per attraversare il confine. Quel permesso era valido tre anni e poteva essere rinnovato solo tre volte, ogni volta per un anno. La carta di identità dei palestinesi non rientrati in Cisgiordania sei mesi prima della scadenza del permesso, veniva immediatamente inviata al Registro della popolazione dove veniva timbrata con la sigla NLR (no longer resident, non più residente). Tutti ciò avveniva all’insaputa degli interessati ai quali non erano mai stati comunicati i criteri per il mantenimento dello status di residente in Cisgiordania (in ogni caso arbitrari e decisi da una autorità di occupazione militare in violazione delle Convenzioni internazionali).

Il Centro per la Difesa dei Diritti dell’Individuo ha riferito ieri che il numero dei palestinesi che hanno perduto il diritto a vivere nella loro terra è rimasto segreto sino ad oggi. Si tratta di studenti iscritti in università all’estero, di uomini d’affari, di lavoratori in cerca di una occupazione nel Golfo. In gran parte poi hanno creato una famiglia e, pertanto, le procedure israeliane hanno impedito ad un numero eccezionalmente alto di palestinesi, non solo a 140mila, di poter vivere in Cisgiordania. Allo stesso tempo è stata incentivata la colonizzazione israeliana dei Territori occupati.

E’ da tenere presente che procedure analoghe vengono applicate oggi a Gerusalemme, dove un palestinese che si reca all’estero perde il diritto a risiedere nella città, dove è nato o dove vive (forse da secoli) la sua famiglia, se per sette anni consecutivi non torna a viverci. In questi anni non sono venuti alla luce casi di criteri simili applicati nei confronti dei residenti israeliani.  Nena News

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