“Colpite i bambini!” ogni venerdi a Nabi Saleh

Diamo massimo rilievo alle nuove 30 bocchescucite da poco rientrate da UN PONTE PER BETLEMME, perché è ancora troppo poco conosciuto il dramma che si consuma nel piccolo villaggio di Nabi Saleh:

“Colpite i bambini!” ogni venerdi a Nabi Saleh

Quest’ordine qualcuno deve averlo dato per reprimere le dimostrazioni non violente che ogni venerdì da due anni si svolgono nel villaggio palestinese di Nabi – Saleh stretto d’assedio fra insediamenti e avamposti di colonie che continuano dal 1976 a rubare pezzo per pezzo la terra dei palestinesi. E’ vietato protestare contro questa sottrazione di terra, di sorgenti d’acqua e di violazione di diritti umani. Ogni gesto di difesa del proprio diritto è nella logica israeliana di pulizia etnica. Un atto di aggressione. Perchè chi si agita fra loro che sono non persone è un pericoloso animale ferito. Che va ingabbiato, che va abbattuto. E se non cede bisogna colpire i cuccioli. Per dire una volta per tutte che per loro no c’è futuro. Si arrestano bambini dai nove ai 15 anni mentre le mani delle mamme li contendono alle braccia dei poliziotti. Ma è sempre il poliziotto a prevalere sulla mamma che viene trascinata via mentre il figlio scompare nella camionetta. In alcuni casi tornerà dopo un paio di mesi di detenzione in condizioni di segregazione e di spavento che ne segnerà per sempre la sua crescita alimentata dalla paura e dalla insicurezza. Nella casa di Manal, che ci mostra le pallottole di gomma e il contenitore vuoto di un lacrimogeno tossico (1500 quelli sparati nel corso di una sola manifestazione), si avvicinano due ragazzi. Il più piccolo ha paura, sa che i gas urticanti fanno male e non capisce. “Io ho ragione, è la mia terra, è un mio diritto” è la voce invece del più grande.
Fuori di casa i vicini ci guardano dalle finestre delle casette ordinate ed allineate nella colonia – sembra il plastico di un quartiere residenziale – e anche Manal guarda. Ma quanta differenza nei due sguardi. Dritto, sofferto e fiero quello della manifestante “sovversiva”, rancoroso, torbido e arrogante quello degli occupanti .
A che serve conquistare la terra se si perde l’anima?
Manal ci saluta invitandoci a raccontare la loro storia la nostra storia “La vittoria sarà il cambiamento del giudizio su di noi: non terroristi ma vittime”.

Pellegrini di giustizia, 4 marzo 2012

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