Come criticare il governo d’Israele

REDAZIONE 19 DICEMBRE 2012

di David Swanson – 18 dicembre 2012

L’altro giorno ho segnalato via Twitter un articolo che riferiva una notizia piuttosto orribile. Sembra che il governo israeliano somministri a donne africane sostanze che ne prevengono le gravidanze.

Penso che se questa notizia avesse riguardato il Canada, la Corea, la Francia o il Brasile, sarebbe stata letta. Il dibattito non sarebbe stato immediatamente trasferito al mio presunto odio per tutti i canadesi.

Siccome si è trattato di Israele, alcuni hanno scelto di annunciare che io odio gli ebrei. Una tale reazione non solo è priva di fondamento e assurda, ma sposta l’attenzione su di me, distraendola dalla notizia, che alla fine viene ignorata.

Ora, io non so, a proposito di quella notizia, più di quanto abbia letto su quel sito web (il sito web di un’organizzazione ebrea, tanto per essere precisi). La notizia può essere accurata o no. I giornali israeliani sembrano riferirla come assolutamente confermata, non messa in dubbio o contestata. La notizia sembra meritare almeno un approfondimento. Il fatto è che nessuno mi ha detto che era inaccurata (notizia che mi avrebbe fatto molto piacere). Mi è stato detto, invece, che sono un antisemita.

Questo succede anche con gli Stati Uniti, naturalmente. Se critico il governo statunitense qualche migliaio di volte, e se il presidente è Repubblicano, mi sentirò dire da qualche individuo disturbato che mi raccomanda di lasciare il paese visto che lo odio così tanto. Perché mai uno dovrebbe cercare con tanta insistenza di riformare il governo di un paese che odia è qualcosa che non viene mai spiegato davvero.

Quando si tratta di Israele tale assurdità viene scatenata molto più velocemente. Non è che ho scelto la carriera di riformatore del governo israeliano. Tutto quello che ho fatto è stato trasmettere via Twitter un collegamento a un articolo. Quelli che si sono spinti molto in là nel criticare i crimini del governo israeliano si sono visti, in alcuni casi, censurati, diffamati e con la carriera compromessa. Nonostante questo clima molti perseverano.

Esiste, tuttavia, un modo per parlare apertamente e onestamente di Israele. Non tutti possono farlo. Il trucco sta nell’essere un veterano dell’esercito israeliano. E’ una condizione che aiuta quelli il cui “servizio” si è svolto anni fa. E aiuta quelli i cui ricordi di quanto hanno fatto “per il proprio paese” sono molto freschi. Non solo tale condizione protegge da una grande quantità di critiche, ma offre il concreto vantaggio di essere in grado di riferire di prima mano ciò che l’esercito israeliano è andato facendo. Proprio come i Veterani per la Pace possono parlare con una certa legittima autorevolezza negli Stati Uniti contro l’uso della guerra (guardate Winter Soldier, se non l’avete già fatto), i membri dell’esercito israeliano e quelli che sono stati di recenti soldati israeliani incutono attenzione.

Un nuovo libro intitolato “Our Harsh Logic: Israeli Soldiers’ Testimonies from the Occupied Territories 2000-2010,” [La nostra logica dura: testimonianze di soldati israeliani dai Territori Occupati, 2000-2010] raccoglie i racconti di numerosi soldati israeliani, anche se ne cela i nomi. In rete si possono vedere video di alcuni dei soldati che raccontano le loro storie. L’archivio in rete suddivide i racconti nelle seguenti categorie: violenze, assassinii, corruzione, posti di controllo, conferma di uccisione, coprifuoco, morti, distruzione di proprietà, scudi umani, umiliazioni, saccheggi, perdita dei mezzi di sussistenza, routine, regole d’ingaggio, insediamenti, violenza dei coloni.

“Appoggiare i soldati” normalmente è inteso come escludere l’ascoltare i soldati. Ma questi soldati andrebbero ascoltati. Le loro esperienze sono molto simili a quelle delle truppe statunitensi e della coalizione in Iraq. Ma la loro guerra è durata molto, molto più a lungo, e senza che se ne veda la fine. Le loro testimonianze chiariscono che le loro tattiche non sono al servizio per presunto scopo di ridurre la violenza, e di fatto non sono intese a fare qualcosa di simile. Le bizzarre prove imposte ai soldati superano Kafka e impallidiscono in confronto agli incubi imposti ai palestinesi. Le forze motrici sono molto chiaramente il razzismo, il sadismo, l’imperialismo e l’eccesso di obbedienza.

Seguono pochissimi esempi, tra i molti, che sono stato tentato di citare.

“Ci hanno chiamati in una certa località; avevano scoperto [razzi] nel minareto di una moschea. Cosa si fa? Si cerca qualcuno che salga sulla moschea e porti giù [i razzi] perché è pericolo per noi. Così hanno bussato alle porte nell’area. C’è sempre tra noi qualcuno che parla arabo … Così hanno bussato alle porte e hanno trovato qualcuno. Era un ritardato. Gli hanno detto: “Sali sulla moschea. Ci sono tubi nel minareto. Portali giù.” Non gli hanno nemmeno detto che si trattava di esplosivi.”

“C’è stata un’operazione della compagnia vicina alla mia in cui mi hanno raccontato che una donna è stata fatta a pezzi con [un esplosivo usato per far saltare le porte]. Le sue membra erano finite sparse sulla parete, ma non è stato fatto di proposito. Hanno bussato e bussato alla porta e non c’è stata risposta, così hanno deciso di aprirla [con l’esplosivo] … e proprio in quel momento la donna ha deciso di aprire. E poi sono arrivati i suoi bambini e hanno visto … qualcuno ha detto che era una cosa buffa, e tutti sono scoppiati a ridere, che i bambini abbiano visto la madre sparpagliata sulla parete.”

“Il comandante di brigata … ci istruisce: ‘Ogni bambino che vedete con un sasso, potete sparargli.’ Tipo: sparare per uccidere. Un sasso!”

“E’ incredibile il modo in cui alla fine hanno dato la notizia alla radio: ‘In un’operazione a Tul Karem l’esercito israeliano ha catturato’ tipo, sai, ‘venti sospetti, dieci armi e del fertilizzante sospetto di essere utilizzato per fabbricare [esplosivi], una tonnellata e mezzo di fertilizzante’. Dunque è un successo, perché lo senti raccontare alla radio e dici ‘Ehi, guarda, siamo andati là, questo è quello che abbiamo trovato, abbiamo fatto cosa era previsto che facessimo’. E quel che abbiamo fatto è stato l’esatto contrario. Perché cosa abbiamo fatto? Abbiamo commesso dei crimini. Abbiamo distrutto case. Nessuna casa in cui siamo entrati è rimasta la stessa quando ce ne siamo andati.”

“C’è stata questa casa di cui ci siamo impossessati a Hebron … abbiamo preso questa casa. Conosci la procedura: la famiglia si trasferisce al piano inferiore. Ora, cosa abbiamo fatto? Eravamo … al terzo piano, i tizi hanno installato un tubo, un tubo per pisciare, così potevano pisciare all’esterno. Sistemano il tubo, sistemiamo il tubo esattamente in modo che tutto il piscio finisca nel cortile della casa sotto di noi. C’erano alcune stie di polli lì; finiva tutto lì. Quello è lo stato lo scherzo ogni giorno: aspettare che il padre o uno dei bambini andasse dai polli e poi tutti si mettono a pisciare.”

“Apparentemente quel capitano era andato a Takua, che è un villaggio piuttosto ostile … tiravano sassi alla jeep. Così lui ha semplicemente fermato un palestinese di passaggio, sulla quarantina, e lo ha legato sul cofano della jeep, un tizio proprio disteso sul cofano, e sono entrati nel villaggio.”

“I palestinesi non sapevano di avere i soldati alle spalle e i soldati avrebbero semplicemente innaffiato loro le gambe … Il suo unico obiettivo era di attirare bambini palestinesi, soltanto per tagliar loro le gambe.”

“Avevamo un comandante nell’unità che era solito dire soltanto questo …. ‘Voglio corpi. E’ questo che voglio.’”

“Non sei classificato in base agli arresti … sei classificato in base al numero di persone che uccidi.”

“[Il comandante della compagnia] ci ha spiegato le pallottole di gomma e ci hanno mostrato che sono fornite in quello che chiamano un ‘tampone’, che è una specie di contenitore di plastica che contiene le pallottole. Così hanno detto. “Dovete separarle, cioè dovete aprire la confezione e metterle una alla volta, così provocate danni.’ E ce l’hanno spiegato concretamente, in questo modo davvero pornografico: ‘Mirate agli occhi, così gli portate via un occhio. O allo stomaco, così gli entra nella pancia.’”

“Prova a immaginarlo: vedo i miei ufficiali che mi voltano le spalle, ridendo, piegandosi in due dal ridere, e sotto vedo una guardia confinaria che picchia la gente, tizi che soffocano, uno che sanguina. E penso: ‘E’ proprio come nei libri che ho letto.’ … Ogni volta che qualcuno viene colpito ho questa immagine in testa, devo averla vista in un film, dei nazisti che sparano agli ebrei nelle fosse, con un ufficiale che sta di lato, a ridere.”

I libri di David Swanson comprendono: “War Is A Lie” [La guerra è una menzogna]. Scrive su http://davidswanson.org and http://warisacrime.org e lavora come coordinatore di campagna per l’organizzazione attivista online  http://rootsaction.org. Conduce  Talk Nation Radio. Seguitelo su Twitter: @davidcnswanson e suFaceBook.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/how-to-criticize-the-israeli-government-by-david-swanson

Originale: Warisacrime.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/9048

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