Come il modello cinese ha funzionato: solo 36 nuovi casi a Wuhan

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tratto da: REMOCONTRO

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Si può prendere la Cina come modello di risposta all’epidemia? A dicembre le autorità hanno sottovalutato, poi censurato. Sta di fatto che dal 23 gennaio la Cina ha montato un esperimento di quarantena di proporzioni mai viste, scrive Guido Stravecchi sul Corriere della sera.

Solo il vantaggio della dittatura?

«A dicembre le autorità hanno sottovalutato, poi censurato». Ma quado Pechino ha capito cosa realmente stava accadendo, ha fermato l’economia e le attività sociali dell’intero Paese. Chiusura totale reale. «Chiusi dal primo giorno della dichiarazione di emergenza a Wuhan e nello Hubei aeroporti, linee dell’alta velocità, fabbriche, uffici, scuole. Il resto della Cina ha chiuso agli spostamenti interni». Certo, in Cina non ci sono «appelli alla ragionevolezza e alla responsabilità» o autorità locali che ‘remano contro’ (loro malamente), ma «ordini». «In Cina il campionato di calcio costato centinaia di milioni in ingaggi di giocatori stranieri è stato congelato dalla sera alla mattina, e nessuno si è sognato di lamentarsi». Sistema autoritario cinese certo non da copiare, ma alcune riflessioni le impone.

Altro che Lombardia Veneto ed Emilia Romagna

«A Pechino, che è stata quasi isolata e difesa dalla minaccia, ci sono 827 mila persone in quarantena precauzionale ancora oggi». Ora le restrizioni sono allentate ma i controlli restano, e vale per stranieri e cinesi. «A Wuhan, da più di un mese la popolazione non può uscire da casa». La spesa alimentare si fa con ordini online con un sistema di consegna pubblico, niente file e niente spese esagerate ai supermercati. «Noi, tra polemiche e incongruenze, ci stiamo incamminando sul modello cinese». Modello che laggiù, duro come è stato, sembra stia funzionando. «Oggi, per il secondo giorno consecutivo, non sono registrati nuovi casi di contagio trasmesso internamente in Cina al di fuori di Wuhan: 36 infetti (su 11 milioni di abitanti)».

Medici e infermieri del “Wuhan Livingroom”, foto celebrativa della chiusura dell’ospedale avvenuta nel pomeriggio di domenica.

Alcuni ospedali dell’emergenza chiudono

«Da domani tutti i 14 ospedali modulari costruiti per fronteggiare l’emergenza coronavirus in Cina nella zona di Wuhan (provincia di Hubei) potrebbero essere chiusi», scrive Giacomo Talignani su Repubblica.  «Il 10 marzo – scrive China Daily citando la China Central Television – è prevista la chiusura delle restanti strutture ancora attive». Un primo segnale verso un lentissimo ritorno alla normalità, e le stesse autorità cinesi invitano alla “prudenza” prima di parlare di un reale ritorno alla norma. Ieri l’agenzia Xinhua ha pubblicato le immagini dei medici e degli infermieri del ‘Wuhan Livingroom’ ritratti in alcune foto di gruppo celebrative della chiusura dell’ospedale avvenuta proprio nel pomeriggio di domenica.

Il sistema vince ma non fa felici i cinesi

Vittoria cinese, sembra, ma a che prezzo? In Cina, sottolinea Guido Stravecchi sul Corsera, «il regime ha preso contromisure per isolare anche il virus politico». Contestazioni o nascoste o subito represse. E a Wuhan è stata ordinata una «campagna d’insegnamento della gratitudine nei confronti del Partito e del suo leader». Propaganda al limite del geniale, con la Cina trasformata da imputata a maestra. Oggettivamente, col suo autoritarismo senza sconti, ha guadagnato tempo per il resto del mondo rispetto al virus killer. L’Italia, l’Europa, e l’Occidente oggi cosa possono apprendere? Per fermare l’epidemia Pechino ha fermato il Paese, promettendo un forte impegno per le ripresa subito dopo.

«L’Unione, con la sua Banca centrale, dovrebbe segnalare ai mercati che Italia e altri Paesi aggrediti dal virus saranno sostenuti senza remore e vincoli di bilancio. Una mano europea ad evitare allo spread di aggredire l’Italia in lotta contro il virus».

 

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