Come Israele ha restituito un peschereccio di Gaza al suo proprietario.

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16/07/2019

Il peschereccio di Abdul-Muti al-Habil è stata affondato e confiscato dalla marina israeliana nel 2016. Ciò che ne è rimasto è stato restituito in completa rovina.

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Walid Mahmoud e Muhammad Shehada – 6 luglio 2019

Immagine di copertina: Il trasporto della barca   via terra è costato ad al-Habil  3.000 dollari[Walid Mahmoud / Al Jazeera]

Striscia di Gaza – Abdul-Muti al-Habil, un pescatore di Gaza, ha ricevuto la scorsa settimana un’improvvisa telefonata dall’Autorità Palestinese (AP) che lo  informava come la sua barca – confiscata da Israele tre anni prima – gli sarebbe stata restituita  a un valico nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Il funzionario dell’Autorità Palestinese ha detto ad al-Habil che la restituzione del  peschereccio di 17 metri, uno dei più grandi della flotta da pesca di Gaza, costituiva una mossa senza precedenti da parte di Israele, soprattutto perché sarebbe stato trasportato via terra.

Ma l’amarezza di al-Habil non  è iniziata con la confisca della sua barca, e ora teme che non finirà neppure dopo il suo ritorno. Il pescatore ha detto ad Al Jazeera che prima di essere confiscato nel 2016, in un anno il suo peschereccio era stato parzialmente affondato due volte dalle forze navali israeliane.

“Il 26 gennaio 2015, i miei figli stavano navigando all’interno della zona di pesca limitata imposta da Israele, nel nord della Striscia di Gaza, quando furono improvvisamente colpiti e  presi di mira dalle cannoniere di pattuglia della marina israeliana”, ha detto Al-Habil ad Al Jazeera .

“La nave fu pesantemente danneggiata e in parte affondata, e la marina israeliana rapì i quattro pescatori a bordo”.

“Stavamo solo cercando di guadagnarci da vivere, quando Israele ci attaccò  senza motivo “, ha detto Rami al-Habil, figlio di Abdul-Muti, ad Al Jazeera. “Fummo  quindi ammanettati e portati ad Ashdod per essere interrogati e detenuti senza alcuna accusa”.

I pescatori arrestati furono rilasciati poco dopo. Tuttavia, la barca di al-Habil fu lasciata semisommersa e abbandonata per giorni, con la marina israeliana che impediva ad al-Habil e ad altri pescatori di accedere alla zona.

“Dopo nove giorni, Israele finalmente ci permise di provare a recuperare la barca. Con l’aiuto di alcuni subacquei di Gaza, riuscimmo a farla trainare da diverse navi più piccole e a riportarla  a riva”, ha detto Al-Habil ad Al Jazeera. ” Riparare il danno che l’attacco israeliano aveva provocato alla barca ci costò oltre 24.000  dollari”.

‘Non si può andare avanti così’

Poco dopo aver ripreso il mare, l’8 settembre 2016 la barca di al-Habil fu attaccata di nuovo e nuovamente Israele arrestò tutti i pescatori a bordo, rilasciandoli il giorno dopo. Questa volta, tuttavia, la marina israeliana confiscò la barca fino a nuovo ordine.  Secondo al-Habil , durante il viaggio di trasporto verso il porto israeliano di Ashdod, il peschereccio subì ulteriori gravi danni, tra cui un evidente foro nello scafo che rese il peschereccio inutilizzabile.

Nahid Abu Ryala, che lavorava sulla barca di al-Habil, ha dichiarato ad Al Jazeera: “Sulla barca lavoravano 34 persone, ognuna con una famiglia di sette o dieci persone. Quando Israele decise di attaccare la nostra barca, il nostro lavoro sparì in un batter d’occhio. Non si può andare avanti così, è inumano “.

Zakaria Bakr, capo dell’Unione dei Pescatori di Gaza, ha dichiarato ad Al Jazeera che gli attacchi marittimi sembrano essere “la nuova normalità sotto il blocco di Israele”.

“A Gaza La tragedia di Al-Habil è la regola, non l’eccezione “, ha detto Bakr. “Quasi ogni giorno pescatori di Gaza vengono  attaccati senza motivo, colpiti o arrestati dalla marina israeliana: è diventata una prassi  sistematica e arbitraria. Sentiamo che siamo puniti collettivamente solo per essere abitanti di Gaza”.

La barca di Al-Habil un tempo impiegava 34 persone [Walid Mahmoud / Al Jazeera]

Il Centro Legale per i Diritti delle Minoranze Arabe in Israele (Adalah) ha   riportato che “Israele sequestra abitualmente le barche dai pescatori di Gaza e le tiene per mesi, persino anni, senza autorità legale e in violazione del diritto internazionale. Questa misura punitiva, violenta e illegale causa un grave danno all’industria della pesca e dell’economia di Gaza, e deve essere fermata”.

Al-Habil ha detto ad Al Jazeera che dopo la confisca della sua barca nel 2016, fece ricorso a diverse organizzazioni per i diritti umani sia in Israele che a Gaza per essere aiutato a riavere la barca. “Inviarono una petizione alle autorità israeliane competenti, ma  io stavo perdendo la speranza che l’avrebbero mai restituita”, ha detto.

Dopo una prolungata battaglia legale presso la Corte Suprema israeliana guidata da due ONG israeliane – Gisha e Adalah – insieme al Centro per i Diritti Umani Al Mezan, con sede a Gaza, Israele decise di riportare la barca a Gaza.

Inoltre, Israele annunciò che avrebbe rilasciato altre 65 imbarcazioni, anch’esse confiscate a Gaza, nei successivi quattro mesi, come parte del suo ultimo accordo di cessate il fuoco con Hamas, così come riportato dalle autorità locali.

Riparazioni  “assolutamente inaccessibili’

Lo scorso lunedì, due giorni dopo la telefonata dall’AP, al-Habil – la cui barca è uno dei pochi pescherecci gazawi  attrezzati per percorrere lunghe distanze – ha recuperato la nave al valico di Karm Abu Salem, ma ha dovuto pagare circa  3,000 dollari per i costi di trasporto, a causa dell’insolita insistenza di Israele nel non consegnare la barca via mare.

“La barca avrebbe dovuto essere consegnata via mare, ma a causa del danno che Israele le ha provocato, è stato possibile trasportarla solo via terra”, ha sottolineato Al-Habil. “Quando sono andato a prenderla, l’ho trovato gravemente rovinata sotto tutti gli aspetti. Abbiamo controllato i motori, i motori idraulici e la struttura esterna della barca, tutto è stato pesantemente danneggiato”, ha detto Al-Habil ad Al Jazeera. “Persino le corde, le reti da pesca e altre attrezzature sono state tutte distrutte deliberatamente, dai proiettili sparati o dalla presunta negligenza e mancanza di manutenzione durante i tre anni in cui Israele l’ha tenuta sotto sequestro”.

I pescatori di Gaza sono soggetti a restrizioni causate dal blocco israelo-egiziano [Walid Mahmoud / Al Jazeera]

Secondo al-Habil, la stima iniziale dei costi di riparazione supera i 45.000 dollari, una cifra che egli dice essere “assolutamente inaccessibile” nella Striscia di Gaza bloccata. Inoltre, il dilemma di al-Habil è ulteriormente esacerbato dalle restrizioni e dai divieti israeliani sull’ingresso di materiali, strumenti e attrezzature essenziali e necessari per riparare la barca.

“Israele vieta quasi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per riparare e manutenzionare le nostre barche”, ha detto Bakr. “I motori e i pezzi di ricambio, la fibra di vetro, le corde e molti altri materiali di cui abbiamo bisogno sono nella lista israeliana di articoli vietati perché ” a duplice uso “, ha aggiunto, riferendosi ai materiali che Israele ritiene  potrebbero essere usati per fabbricare missili o altre armi.

Un ulteriore dilemma è l’incertezza su cosa potrebbe accadere alla barca una volta riparata e rimessa in mare.

“Temo che dopo aver pagato tutti questi soldi per riparare la barca, possa essere oggetto di un altro attacco improvviso della marina israeliana, e che l’intero incubo possa ripetersi ancora per una terza e quarta volta”, ha detto al-Habil.

“Invito tutte le organizzazioni internazionali ufficiali e non ufficiali a sostenerci e ad aiutaci nella nostra dura e pericolosa attività per  provvedere alle nostre famiglie”, ha detto al-Habil.

“Abbiamo bisogno di protezione e rispetto per il nostro diritto fondamentale di guadagnarci da vivere”.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

 

 

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