COME ISRAELIANI CHIEDIAMO AL MONDO DI INTERVENIRE A NOME DEI PALESTINESI

 

 Sintesi personale

Lo stato di Israele sta affrontando una situazione catastrofica che potrebbe, in modo allarmante, portare a un massiccio spargimento di sangue. È tempo che la comunità internazionale agisca in modo deciso. Una sostanziale pressione esterna – politica, economica e culturale – offre l’unica possibilità di uscire da questa situazione impossibile prima che sia troppo tardi. Non un estenuante boicottaggio in stile BDS, ma diversi atti di pressione attentamente elaborati.

Rappresentiamo un gruppo di intellettuali e figure culturali centrali nella società israeliana, molti dei quali sono famosi in tutto il mondo nei loro campi. Siamo cittadini israeliani patriottici che amano il nostro paese e che contribuiscono instancabilmente alla scienza e alla cultura israeliana e a quella del mondo in generale. Intendiamo davvero rimanere qui e continuare a contribuire, ma siamo terrorizzati dalla situazione e temiamo profondamente per le nostre vite e quelle della nostra prole, e per le vite dei 13 milioni di ebrei e arabi che vivono qui e che non hanno altra patria. 

La decisione di indirizzare il nostro appello al mondo esterno non è presa alla leggera, e lo facciamo con un cuore pesante. La pressione che riteniamo necessaria deve provenire da governi e parlamenti, naturalmente, ma anche da società civile, individui e istituzioni. Sin dal 1967, nessun governo israeliano ha messo fine all’espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata. Inoltre, negli ultimi anni, la politica ideologica ufficiale e apertamente dichiarata del governo israeliano eletto, afferma che questa terra, dal Mediterraneo al fiume Giordano, appartiene nella sua interezza al popolo ebraico, ovunque si trovi.

Nello spirito di questa ideologia, i processi che coinvolgono l’oppressione, l’espulsione e la pulizia etnica dei palestinesi che vivono in Cisgiordania si stanno ampliando e approfondendo. Ciò include anche Gerusalemme, annessa da Israele nel 1967, e i cui confini si estendono quasi da Betlemme, nel sud, a Ramallah, nel nord. I tribunali israeliani sono in procinto di legittimare la distruzione di interi villaggi e la Knesset sta approvando nuove leggi che riducono costantemente la capacità dei tribunali di avere voce in capitolo. Altri legittimano l’ulteriore espropriazione di terre palestinesi private a favore degli insediamenti costruiti sui loro terreni. Questi atti di espropriazione unilaterale violano quelle parti del diritto internazionale che proteggono i civili dei territori occupati e alcuni addirittura violano la legge israeliana.

Per anni la comunità internazionale ha parlato di una soluzione basata su due separati stati che coesistono in pace e  in sicurezza. Ma l’attuale politica israeliana rende questo impossibile. Durante i 51 anni di dominio militare in Cisgiordania, Israele ha rilevato grandi quantità di terra e ha collocato circa 600.000 cittadini israeliani in centinaia di insediamenti. Fornisce loro strade, acqua ed elettricità, ha costruito e finanziato la loro salute, l’istruzione e le istituzioni culturali,  ha dato loro gli stessi diritti civili e politici di cui godono i cittadini residenti nel suo territorio sovrano.

Al contrario, Israele sta stringendo lo spazio vitale dei residenti palestinesi, che non godono di diritti civili o politici. Con l’aiuto di leggi, regolamenti speciali e ordini militari, li chiude fuori dalle aree che ha assegnato ai suoi cittadini e utilizza i territori per le sue attività di addestramento militare. Delinea e poi espropria i loro terreni privati ​​e pubblici sulla base di regole che stabilisce per il solo beneficio dei propri cittadini. Confina i loro villaggi circondandoli di recinzioni e barriere, distrugge le case e si rifiuta di consentire loro di espandersi; impone punizioni collettive, detiene migliaia di uomini, donne e minori in un sistema giudiziario militare e li imprigiona nel suo territorio sovrano.

Poiché tutte queste azioni vengono eseguite in violazione del diritto internazionale, la situazione risultante non è più solo una questione interna israeliana. Le istituzioni della comunità internazionale hanno preso molte decisioni intese a frenare queste azioni, ma nessuna è mai stata accompagnata da meccanismi di applicazione.

E così una realtà distruttiva, violenta ed esplosiva sta diventando la norma in queste aree. Noi, che siamo situati nel mezzo di questa realtà, crediamo che la comunità internazionale ci debba aiutare, poiché questa comunità è responsabile nel far rispettare i trattati e le decisioni delle sue istituzioni, e poiché nelle circostanze attuali solo questa comunità  può farlo .

Mai questi temi sono stati chiari e urgenti come lo sono oggi: se la pace non è stabilita in questa parte del mondo molto presto, un’area che è diventata una bomba a orologeria di tensioni nazionali e religiose, non avrà  futuro né  vita per noi o per i palestinesi.

 Ilana Hammerman è uno scrittore e traduttore israeliano. David Harel è vicepresidente dell’Accademia israeliana delle scienze e delle discipline umanistiche

 

 

COME ISRAELIANI CHIEDIAMO AL MONDO DI INTERVENIRE A NOME DEI PALESTINESI

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