Come la Grecia ha abbandonato la Palestina

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 17 Luglio 2011

13.07.2011
Quando nel 1996 morì Andreas Papandreou, il The New York Times osservò che questi aveva lasciato spesso i governi occidentali “sconcertati ed esasperati” per aver assunto posizioni “diametricalmente opposte alle loro.” Citando esempi del suo comportamento “anticonformista”, il necrologio del giornale riportò di come il primo ministro greco aveva concesso lo status diplomatico all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 1981, l’anno in cui aveva assunto la carica per la prima volta (“Andreas Papandreou, Greek leftist who admired and annoyed US dies at 77,” 24 giugno 1996).

Come la maggior parte dei leader politici, Papandreou era un uomo di contraddizioni. Dichiarava di disprezzare l’imperialismo americano, pur consentendo agli Stati Uniti di conservare basi militari sul suolo greco. Tuttavia merita un certo qual plauso postumo per aver acclamato l’OLP quando era ancora un vero e proprio movimento di resistenza e aver criticato Israele in modo più tagliente di tutti i suoi colleghi della Comunità Europea.

In tempi recenti, l’attuale premier greco George Papandreou si è comportato come se non volesse negare del tutto l’eredità del padre. Senz’alcun dubbio, il rifiuto della Grecia di concedere il permesso alla Freedom Flotilla II di salpare per Gaza è stato in parte il risultato delle pressioni – e forse anche del ricatto finanziario – esercitate dagli Stati Uniti e da Israele. Tuttavia, non è stato un fatto isolato, ma la logica conseguenza di un processo che era già in corso.

Disgelo delle relazioni greco-israeliane.

Nel luglio 2010, Papandreou junior si recò in visita in Israele appena un mese dopo l’assalto alla Mavi Marmara, durante il quale erano stati assassinati dalle forze israeliane nove attivisti per la pace turchi (uno pure di cittadinanza statunitense). Come risposta immediata a questo massacro, la Grecia interruppe le esercitazioni militari congiunte con Israele che erano in corso allora al largo dell’isola di Creta (“World in shock at deadly Gaza ship raid,” Ynet, 31 maggio 2010). Ma Papandreou non ebbe alcuna remora a proseguire con il suo viaggio in Israele così come era in programma.

Israele fu veloce nel ricambiare. Nell’agosto dello scorso anno, Benjamin Netanyahu fu il primo primo ministro israeliano a recarsi in visita in Grecia. A quel che si dice, Netanyahu sfruttò l’occasione per raccomandare la connessione dei due paesi tramite un gasdotto (“Netanyahu offers natural gas to Greece,” Haaretz, 29 agosto 2010).

Non si sa se i due discussero sul fatto che il giacimento di gas Leviathan – la fonte di energia al momento sullo schermo radar di Netanyahu – si trova al largo della costa libanese e che lo sfruttamento da parte di Israele delle sue riserve potrebbe innescare un nuovo conflitto con il Libano (“Gas field threatens fresh Lebanon-Israel dispute,” The Financial Times, 16 luglio 2010).

Quello che, tuttavia, si sa è che Israele e Grecia continuano a rafforzare la loro cooperazione militare. L’operazione che era stata interrotta al tempo del bagno di sangue della Mavi Marmara, nome in codice Minoas 2010, di fatto venne ripresa nell’ottobre dello stesso anno.
Nell’esercitazione vennero utilizzati elicotteri Apache e Brack Hawk di fabbricazione statunitense che testarono procedure di atterraggio e di decollo in zone montuose e in diverse condizioni climatiche differenti (“Greece, Israel wind up military exercise,” Huerriyet, 15 ottobre 2010).

Nel mese di dicembre, il Flight International affermò che si erano svolte per lo meno quattro esercitazioni di questo tipo tra Grecia e Israele nei recenti mesi trascorsi (“Israel steps up Greek training activities,” Flight International, 6 dicembre 2010). Quest’anno, per la prima volta, la Grecia ha aderito alla Noble Dina, una decennale esercitazione anti-sommergibili US-Israele. Ha avuto luogo tra l’isola di Megisti e Haifa, una città portuale in Israele con con molti abitanti palestinesi (vedi nota da US Navy’s Military Sealift Command, giugno 2011).

L’attrito tra il nemico storico della Grecia, la Turchia, ed Israele ha contribuito quasi certamente al fiorire dellerelazioni Netanyahu-Papandreou. Quest’ultimo è di certo politico abbastanza astuto da aver colto l’opportunità per la Grecia di sostituirsi alla Turchia come alleato di maggior pregio di Israele nel Mediterraneo. Somiglianze nel background dei due uomini potrebbero rappresentare un altro elemento di comprensione. Entrambi si sono formati presso università ad alto livello negli Stati Uniti (Papandreou ad Harvard, Netanyahu al Massachusetts Institute of Tecnology) e nonostante i partiti dei quali sono alla guida siano nominalmente differenti dal punto di vista morale, entrambi sono fortemente influenzati dalla politica e dalla cultura degli Stati Uniti.
Esercitazioni NATO uniscono Grecia e Israele.

Forse in modo più significativo, il recente intensificarsi delle relazioni si è verificato dopo che per molti anni i due paesi hanno operato fianco a fianco sotto l’ombrello della NATO. Tale alleanza dominata dagli Stati Uniti ha costituito un anello tutt’attorno l’intero Mediterraneo. Quasi tutti i paesi che delimitano tale mare o sono membri a pieno titolo della NATO o sono acquisiti nella sua associazione dal termine orwelliano di Alleanza per la Pace.

Anche se non sembra esserci alcuna prospettiva imminente di adesione di Israele alla NATO, negli ultimi dieci anni i suoi legami con l’alleanza sono cresciuti in modo esponenziale. Nell’aprile 2001 venne sottoscritto un accordo Israele-NATO sulla condivisione delle informazioni. Cinque anni dopo, Israele raggiunse un accordo sull’attuare un “programma di cooperazione individuale” con la NATO. Aggiornato nel dicembre 2008, l’accordo aprì la strada a un elevato numero di operazioni congiunte tra questi e l’alleanza. Anche la Grecia venne coinvolta in gran parte, se non in tutte, queste operazioni. Nel 2007, ad esempio, navi da guerra greche presero parte a esercitazioni a Eilat, un porto di Israele sul Mar Rosso (“Israel: Global NATO’s 29th Member,” OpEdNews, 22 gennaio 2010).

Sia la Grecia che Israele parteciparono anche all’Active Endeavour, una esercitazione coordinata dalla NATO nella quale le navi pattugliavano il Mediterraneo. Secondo la versione ufficiale, tale operazione venne promossa in risposta alle atrocità commesse negli Stati Uniti l’11 settembre. Ma in pratica, il suo compito si espanse al di là del tenere sotto controllo potenziali attività “terroristiche” sui flutti. In particolare, essa venne usata come parte di un programma repressivo per contribuire a bloccare gli stranieri che cercano di fuggire dalla povertà raggiungendo l’Europa (“Active Endeavour ships assist Greece in illegal immigration operation,” NATO statement, 25 marzo 2006).

In marzo, la portata dell’Active Endeavour è stata ampliata ulteriormente durante le fasi di preparazione della guerra contro la Libia. Come parte dell’operazione in corso è stato messo in atto un sistema di sorveglianza aerea di 24 ore (“NATO increases airborne surveillance in the Mediterranean,” NATO statement, 9 marzo 2011). Nonostante le sue gravi difficoltà economiche, la Grecia ha messo a disposizione un certo numero di aerei e di navi da guerra per tale iniziativa bellica, nella quale la NATO si è avvalsa per lo meno di sette aeroporti greci (“NATO Operation Unified Protector against Libya making use of Greek Bases in Crete, the Peloponnese,” BalkanAnalysis, 31 marzo 2011).

Nel frattempo, la solidità dei legami di Israele nei confronti della NATO vennero sottolineati poco prima che, a febbraio, Gabi Ashkenazi si dimettesse da capo delle forze armate israeliane. Lo stesso – che nell’inverno 2008-09 aveva diretto l’Operazione Piombo Fuso, durante la quale a Gaza erano stati uccisi più di 1.400 palestinesi – dette consigli agli strateghi della NATO su quale tattica avrebbero dovuto usare contro l’Afghanistan. In suo onore, gli venne offerta perfino una cena d’addio nella residenza a Bruxelles di Giampaolo Di Paolo, presidente della commissione militare della NATO (“Security challenges to be addressed by Lt. Gen. Ashkenazi at NATO conference,” European Defense Agency, 3 marzo 2011).

Su una base di proporzionalità, la Grecia è uno dei paesi più prodighi in Europa nel campo militare, sebbene questa spesa venga tagliata in quanto parte di una più ampia manovra di austerità che va a discapito soprattutto dei servizi pubblici. Nel 2009, la Grecia ha stanziato il 2,54 % del suo prodotto interno lordo per le spese militari, il livello più alto nell’Unione Europea. In Gran Bretagna è vicino al 2,53 % (“Defence spending of EDA participating states in 2009,” European Defense Agency, 31 marzo 2011).

La Grecia è nota per aver concluso accordi con diversi produttori di armi israeliani, anche se non ha pubblicato i dettagli completi di tali operazioni. In febbraio, Evangelos Venizelos, il ministro della difesa greco, ha confermato che gli equipaggiamenti di armi “a guida di precisione” noti come SPICE (Smart Precise Impact and Cost Effective , Impatto Preciso Intelligente e Costo Contenuto) venivano acquistati dalla società israeliana Rafael (“Greece adds SPICE to air force,” Jane’s Defence Weekly, 10 febbraio 2011). Elisra, una consociata della principale ditta israeliana produttrice di armi, la Elbit, negli ultimi dieci anni ha fornito anche sistemi di guerra elettronica alle forze aeree greche (“Greece to buy Elisra EW sistems,” Globes, 6 gennaio 2003).

E’ vero che la Grecia ha combinato il suo abbraccio a Israele sempre più stretto con le istanze a favore dell’abolizione del blocco di Gaza (“Foreign Ministry announcement regarding the intention of Greek citizens to partecipate in a flotilla that will attempt to break the Gaza blockade,” statement from Greek
Ministry for Foreign Affaire
, 22 giugno 2011). Ma è impossibile prendere sul serio a tali richieste ora che il governo di Atene ha aiutato Israele nell’ostacolare la protesta contro il blocco stesso.

La difesa di Andreas Papandreou dei diritti palestinesi avrebbe potuto avere un qualche peso morale nei primi anni 1980. Dopo tre decenni suo figlio George è diventato un vile complice nel mantenere l’occupazione israeliana.

Testo inglese in http://electronicintifada.net/content/how-greece-abandoned-palestine/10171
– tradotto da Mariano Mingarelli
http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2832:come-la-grecia-ha-abbandonato-la-palestina&catid=41:reportage&Itemid=81

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