Come mai?

1

Non pensavamo certo di poter arrivare a rimpiangere Claudio Pagliara, ma in questi giorni Rai News sta superando l’ipocrisia del giornalista che si vantava di riuscire a non usare mai la parola “occupazione”: il corrispondente da Gerusalemme, come tanti altri giornalisti, finge di non avere informazioni sulle quotidiane aggressioni dei soldati e dei coloni, sulle irruzioni nelle case di notte e le demolizioni delle stesse di giorno, sugli arresti arbitrari, le torture e tutto quello che da cinquant’anni ogni giorno fa del cosiddetto “conflitto israelo-palestinese” la più inconcepibile occupazione/annessione, per la quale Hanan Ashrawi sconsolato afferma: i palestinesi sono l’unico popolo sulla terra a cui è chiesto di garantire la sicurezza degli occupanti, mentre Israele è l’unico paese che esige di essere protetto dalle proprie vittime”.
Ma Piero Marrazzo va oltre, ripetendo apparentemente in buona fede l’interrogativo: “L’opinione pubblica internazionale si chiede come mai un giovane palestinese sia spinto ad aggredire un soldato in questa intifada dei coltelli.” E suggerisce che forse il motivo è l’emulazione, ma ovviamente non si chiede cosa sia oggi la città di Gerusalemme Est, quanto incredibile sia che la vita dei cittadini palestinesi possa proseguire nonostante le violente provocazioni quotidiane e le infinite umiliazioni di cui inequivocabilmente la colpa ricade su Israele.
Per questo la giornalista israeliana Amira Hass afferma che “la vera domanda non è perché lo fanno, ma perché l’ondata di protesta popolare, comprese le aggressioni individuali all’arma bianca, è esplosa adesso e non prima”.
Anche Gideon Levy, sempre a proposito di quel perché, prende atto che “anche il mahatma Gandhi comprenderebbe le ragioni dietro a questa esplosione di violenza da parte dei palestinesi. Anche chi rifiuta la violenza, considerandola immorale e inutile, non può fare a meno di capire il perché delle sue periodiche esplosioni. La vera domanda, anzi, è perché la violenza non esploda più di frequente”.
E come mai un giovane di Gerusalemme attacca un soldato? Nel servizio del giornalista di Rai News non c’è una parola sulla devastazione della Città Santa, sull’occupazione stessa, sull’impossibilità di mettervi fine, sulla frustrazione per le continue violazioni del diritto internazionale. Lo sfondo che per la telecamera è insignificante, è la devastazione di una città sempre più stravolta e irriconoscibile. Dove migliaia di coloni vivono nel cuore della popolazione palestinese, e sistematicamente ci si imbatte in soldati, poliziotti, agenti di sicurezza israeliani armati, come anche lo sono gli stessi coloni.
Eppure tutti sanno che la colonizzazione, il muro e l’apartheid fanno di Gerusalemme una mostruosità.
Non ha certamente aiutato a spiegare cosa sia oggi Gerusalemme lo scrittore Erri De Luca: una grande indignazione attraversa l’Italia per contestarlo dopo l’ennesima descrizione della Città Santa. Ringraziamo Betta Tusset che, dopo aver letto De Luca che scrive come se Gerusalemme non l’avesse mai vista, ha composto una ben più realistica “Ode a Gerusalemme”:

Ode a Gerusalemme, di Erri De Luca

“C’è una città’ del mondo con i coltelli in mano a ragazzini venuti da un quartiere di periferia a pugnalare a caso i cittadini.

C’è una città del mondo che quando esci di casa fai prima testamento. Perché le fermate degli autobus, specie quelle affollate, sono bersagli fissi per automobili lanciate addosso apposta.

C’è una città del mondo che quando salivi su un autobus oppure entravi in un bar, potevi esplodere vicino a un passeggero imbottito di morte.

E’ una città del mondo dichiarata ombelico della terra.

E’ una città a forma di vulcano, erutta sangue, collera, paura.
La sua pietra è bianca, le sue strade rischiose, il suo cielo assalito a mano armata”.

(Erri de Luca, ANSA, pubblicato in ebraico sul quotidiano Yediot Ahronot).

 

A Erri De Luca, di Betta Tusset

C’è una città in cui, se sei palestinese,
non puoi girare tranquillo,
perché i soldati di occupazione ti possono arrestare, uccidere o ferire senza motivo,
in ogni istante, anche se hai 12 anni.

C’è una città a cui, se sei palestinese,
non puoi accedere per pregare e lavorare,
se non hai il permesso dello stato occupante.

C’è una città, il tuo pezzo di città, se sei palestinese,
in cui le colonie illegali sono chiamate quartieri ebraici,
mentre il campo profughi palestinese è un ghetto senza scampo.

C’è una città dove, se sei palestinese,
il muro illegale costruito tra le tue strade ti toglie il respiro e l’andare,
mentre la tua casa può essere demolita in un soffio, in barba a ogni legge internazionale.

È una città definita dalle Nazioni Unite capitale del futuro stato palestinese.

È Gerusalemme est.
Ma se sei palestinese
e vivi a Gaza o nei Territori occupati,
l’hai vista solo in cartolina.

(BettaTusset)

BoccheScucite

 
gerusalemme_movie

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

1 commento

  1. Non avrei mai creduto che Erri De Luca che ho letto e ho sempre apprezzato potesse scrivere parole così vergognose su un popolo che nella West bank è ormai totalmente colonizzato dopo tante nefandezze e a Gaza è sotto assedio da 15 anni e sottoposto ogni tre anni, inerme, senza vie di uscita, a bombardamenti che nella primavera scorsa hanno fatto circa 2000 morti civili di cui seicento bambini.Erri, cosa ti è successo? Ti prego documentati, tu non puoi essere così ingiusto. Ma forse confondo il nome, quello che conosco io non può essere
    così orribile se avesse almeno rispetto della shoah vergognosamente strumentalizzata.
    MILLI

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.