Come non porre fine alla guerra in Siria

REDAZIONE 11 MAGGIO 2013

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di Yifat Suuskind

10 maggio 2013

Mentre la guerra che travolge la Siria sta peggiorando, l’Amministrazione Obama deve dare la priorità ai bisogni dei civili e resistere alla crescente  pressione per l’intervento militare. La diplomazia e maggiori aiuti umanitari sono le cose  necessarie per alleviare le sofferenze e costruire la pace.

I siriani stanno affrontando una delle crisi umanitarie più gravi del mondo dato che il presidente Bashar al-Assad si aggrappa al potere nel mezzo di una guerra civile che si inasprisce. Più di uno su tre siriani ha urgente necessità di assistenza, secondo le Nazioni Unite e più di 1.400.000 profughi si sono riversati nei paesi vicini, e questo numero cresce ogni giorno. Donne e ragazze sono state obiettivo di violenza sessuale usata deliberatamente per terrorizzare, una minaccia che molti hanno citato come ragione principale per aver abbandonato il paese.

Siamo tutti testimoni di queste sofferenze e l’urgenza di un’azione per alleviarle è un impulso compassionevole che deve guidare la politica degli Stati Uniti. Però l’attuale crescente appello per un intervento militare è una falsa soluzione che servirebbe soltanto a  intensificare il conflitto.

Un coro  crescente  di politici statunitensi, guidato dai senatori John McCain e Lindsay Graham, chiedono ora la creazione di una zona interdetta agli aerei per disabilitare l’aviazione del governo siriano. Tuttavia i bombardamenti degli Stati Uniti necessario per  creare e far rispettare una zona interdetta agli aerei  quasi certamente ucciderebbe e ferirebbe ancora più persone. Inoltre,  più o meno il 10% delle vittime in Siria, sono state causate dall’aviazione di Assad. La vasta maggioranza è stata trattata brutalmente dalle forze di terra, rendendo la zona interdetta ai voli una forma molto debole di protezione. Il vero scopo della politica è dimostrare la forze militare degli Stati Uniti nella zona, nella speranza di assicurare loro  credibilità agli occhi dei leader politici in paesi come l’Iran e la Corea del Nord.

L’Amministrazione sta affrontando anche una pressione crescente da parte di politici come il senatore Robert Menendez per fornire armi all’opposizione siriana. Non c’è, tuttavia, un’unica opposizione. I ribelli sono un miscuglio che comprende combattenti stranieri inviati dall’Arabia Saudita e da altri paesi ostili all’Iran, e forze islamiste reazionarie, comprese alcune alleate con Al-Qa’ida. Le voci laiche, democratiche, che erano in prima linea nell’insurrezione di due anni fa, sono state spinte ai margini.

La Siria è già inondata di armi che circoleranno nella zona per anni a venire. Incanalare altre armi per l’opposizione alimenterebbe le sue tattiche brutali, intensificherebbe la guerra e diminuirebbe ulteriormente opportunità le possibilità di un esito democratico per la Siria.

Molti dei politici che ora chiedono a Obama di “farsi avanti” e di aiutare ad abbattere Assad, sono coloro che invariabilmente sostengono l’uso della forza per proiettare il potere statunitense all’estero. Tra di loro ci sono gli architetti della Guerra in Iraq e i difensori di un attacco di Israele/Stati Uniti all’Iran.

Invece di politiche che alimentano la violenza, è necessario incrementare i tentativi diplomatici per porre fine alla guerra in Siria e di gli aiuti umanitari. Oggi il segretario di stato John Kerry annuncerà 100 miliardi di dollari di aiuti ai civili, subito dopo un precedente annuncio  di piani per una conferenza internazionale per negoziare la fine del conflitto. Questi sforzi umanitari e diplomatici sono un passo nella giusta direzione, ma sono insufficienti. Lo scorso dicembre l’ONU ha stimato che ci vorrebbero un miliardo e mezzo di dollari per soddisfare le necessità fondamentali dei rifugiati siriani soltanto per i primi sei mesi di questo anno.

La maggioranza di questi rifugiati sono donne siriane e i loro figli. Le donne stanno lottando coraggiosamente per mantenere  le famiglie di profughi traumatizzate e sempre più bisognose, e si dovrebbe sostenere il ruolo direttivo che hanno nel distribuire aiuti e nella cura di coloro che sono  resi più vulnerabili dalla guerra.

Inoltre, donne e ragazze stanno affrontando serie minacce di violenza sessuale, di matrimoni di in giovanissima età,  e di prostituzione imposta, nel contesto della guerra e in quanto profughe. Per occuparsi di questi problemi pressanti, le voci delle donne devono essere incluse nella progettazione e nell’attuazione dei programmi di aiuti e nelle trattative finali.

Yifat Susskind è direttrice esecutiva dell’organizzazione no profit MADRE, dedicata ai diritti umani delle donne in tutto il mondo. E’ tornata di recente da un viaggio in Giordania dove ha visitato un campo per i profughi siriani.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/how-not-to-end-the-war-in-syria-by-yifat-susskind

Originale: Yifat Susskind’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/10824

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