COMETE NERE NEL CIELO SOPRA TUWANI

DICEMBRE 10, 2012 AT 6:34 AM

E’ scesa la notte su Tuwani. Esco fuori e mi lascio la pesante porta della casa alle spalle. Dentro, la luce; fuori, io e il buio. Il cielo è colorato da stelle luminose, minuscoli puntini che si rincorrono nella galassia, una delle poche certezze di questo mondo assurdo. Alzo lo sguardo, e mi perdo nell’infinito. Le osservo con minuzia, ad una ad una. Le immagino e le distruggo, le costruisco e le cancello, come un Piccolo Principe in giro per l’universo. Le stelle sono innocenti, brillanti e pure. Quanto contrasto con quello che succede qui sulla Terra.

Mi inoltro nell’oscurità sconfinata, e attraverso con lo sguardo ogni singolo puntino luminoso di questa notte stellata mozzafiato. Chiudo gli occhi, non ho bisogno di vedere, le immagini scorrono veloci nella mia mente. I morti di Gaza, i pianti dei sopravvissuti, i volti segnati dalla vita. Come in una proiezione cinematografica. Ma non sono al cinema, non sono seduta su nessuna poltrona. L’unico schermo che ho davanti, qui, è la vita.

Riapro gli occhi, all’improvviso. Appena in tempo per cogliere, nel buio del cielo, una luce flebile. Che si muove, in silenzio. Non è una lucciola, e non è neanche una stella cadente. Indica una via, una rotta, come una cometa. E’ un drone, un marchingegno volante telecomandato, uno dei tanti frutti della nostra tecnologia d’avanguardia, supermoderna e occidentale. Trasporta missili, e porta morte. Lo vedo sfrecciare così nel cielo, indisturbato e silenzioso. Lui, come tanti altri. Lui come tanti altri aerei militari e cacciabombardieri, che invece annunciano il loro arrivo con il tuono rombante del motore. Li sento in lontananza. E li vedo, comete nel cielo sopra Tuwani. Quale notizia annunceranno? Cerco in cielo la risposta e, per un attimo, per un solo istante, mi illudo che tutto questo non sia vero. Ma il rombo assordante mi riporta con i piedi per terra. Ora guardo l’orizzonte, oltre le colline. E’ quella la rotta delle comete di morte, è lì che sono dirette. Si allontanano, indisturbate. Io rimango ad osservare il cielo. Sento il peso sulle spalle, e nel cuore, di tutta la volta celeste.

Ancora una volta sono stata testimone, ancora una volta impotente. Ho assistito al prologo, allo svolgimento e, probabilmente tra poco, all’epilogo di questa tragedia. Una tragedia come tante altre.

Impotente testimone di morte. Impotente, con il naso rivolto verso il rombo degli aerei che cancellano, distruggono, devastano. Aerei che non lasciano scie, ma solo vuoto. E poi, all’orizzonte, il bagliore – lo immagino solo, non lo vedo – e la luce dell’esplosione. Il buio che sanguina, per pochi, eterni secondi.

Mentre li osservo allontanarsi penso che tra poco andrò a dormire, nel mio sacco a pelo, mentre qualcun altro, quasi nello stesso istante, non si sveglierà più. Mentre cerco di non perdere di vista il puntino luminoso sempre più lontano, ma sempre più vicino, penso che qui non serve alcuna sfera di cristallo per predire il futuro, basta guardare il cielo. La guerra è là, all’orizzonte, oltre i minareti di Yatta.

Stanotte non voglio dormire, non posso dormire. Ho visto la morte, e non ho fatto nulla. Sono rimasta a guardare, prigioniera della mia impotenza.

La morte per me non è silenziosa, è un puntino luminoso che porta con sé un rombo assordante. Vola, nel cielo, ma è pesante. Che colore ha la morte, per i Gazawi? Penso a quel missile che ormai il drone avrà sganciato su di una casa qualunque, colpendo una vittima qualunque, in una carneficina senza senso. Quello stesso missile, che mi è passato proprio sopra la testa, ora non c’è più. E qualcuno, in questo momento, sta raccogliendo i frammenti di una vita spezzata tra le macerie di Gaza.

Sento il mio cuore che si frantuma in mille pezzi, come un bicchiere che si disintegra, cadendo, non appena tocca il suolo. Non voglio raccogliere i frammenti, non valgono più di quelli di una vita palestinese. Voglio che il vento li disperda, li porti lontano.

Mentre scrivo mi accorgo di quanto le mie parole siano dure. Ma, almeno con le parole, non voglio lasciare via di scampo: mi voglio inchiodare e vi voglio inchiodare, a vedere quello che sta succedendo, a non voltare lo sguardo verso un altro orizzonte.

Cronache di morte annunciata. Il rombo degli aerei mi rimbomba dentro, mi abita ormai, non mi abbandona. Come fa la vita pur se insensata, assurda, ingiusta e folle, a vincere contro una morte precisa, veloce ed efficiente ?

L’uomo crea la morte, la costruisce, la perfeziona, e la rende letale. Sogno uno specchio, che inchiodi nel proprio riflesso disumano chi sceglie la morte degli altri, chi preme il bottone, chi decide la strategia. Uno specchio che non lasci vie di fuga all’anima.

Stanotte non ho visto la guerra, ma ho sentito la morte. Stanotte, in questo cielo immenso sopra Tuwani, non ho visto stelle cadenti o annunci di liete novelle, ma solo tante, troppe comete nere. Volteggiavano libere nel cielo, portando morte. Come sarà l’alba di Gaza?

G.

 

http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/?p=1932

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8 Commenti

  1. sono stata ad At-Tuwani nel 2011, porto nel cuore le persone incontrate,in modo particolare Keifah,
    nel mio piccolo paese qui in lombardia, cerchiamo di parlare della realtà della terra Palestinese….ma non è facile…le tue parole mi hanno toccato nel profondo e…non ho altre parole per risponderti, volevo solo dirti che il mio cuore e quello di molte altre persone è lì con voi,un grazie immenso per la testimonianza che ogni giorno ci portate, un giorno la verità e la giustizia trionferanno, manteniamo viva la speranza.

  2. “La morte per me non è silenziosa, è un puntino luminoso che porta con sé un rombo assordante… Penso a quel missile che ormai il drone avrà sganciato su di una casa qualunque, colpendo una vittima qualunque… E qualcuno, in questo momento, sta raccogliendo i frammenti di una vita spezzata tra le macerie di Gaza”

    Sì Rosangela, condivido con te ogni parola che hai detto. Ho riportato un paragrafo del contenuto informativo, citato sopra, solo per la comprensione di ciò che stiamo parlado. Anch’io ringrazio, come fai tu ‘ chi ci fornisce queste testimonianze , chi ci rende noto dell’abominio attuato da uno stato chiamato ” Israele” che da sessant’anni inquina di sangue umano le falde acquifere di una terra che non gli appartiene. Se non portasse questo nome a quest’ora probabilmente sarebbe saltato in aria come una nube portata in alto da un ciclone. Israele, per la shoah subita, avrebbe dovuto capire la sofferenza degli altri, invece sembra aver trovato, da questa, nuova linfa per aggiungere male al male.

  3. Gentile signora Clara, forse si è sbagliata nel sottoscriversi come “Adolfo”. Forse voleva condensare in questo nome tutti i capi di governo ebraici, a partire da Bengurion per arrivare ai nostri giorni, con Netanyahu?
    Il fenomeno aberrante “Adolfo” è un fenomeno limitato nel tempo e, in quanto aberrante e limitato nel tempo, può essere inquadrato nel concetto di pazzia, e come tale, avere l’attenuante della pazzia appunto. Ma il fenomeno ebraico, la distruzione di un popolo, quello palestinese, è un fenomeno aberrante senza attenuanti, perché pianificato e attuato contro gente innocente che nulla aveva avuto da spartire con la Shoah ebraica, e poi continuato, senza iterruzione, inquinando le falde acquifere della Palestina col sangue di povera gente che ha avuto la sfortuna di vedersi catapultare nella propria terra un’orda sanguinaria, senza scrupoli. Si penta, signora, di appartenere alla ideologia sionista, come viene chiamata, e prega Iddio che non assurga una forza capace di bruciare Israele, come è capitato con le città di Sodoma e Gomorra

  4. non prego perche’ non sono credente. Ma sono ebrea sionista e mi sono trasferita in Israele. I miei figli sono soldati ed io ne sono fiera.

  5. Ed io mi vergogno di entrare in colloquio con persone che uccidono una famiglia per impossessarsi della sua casa. Tutto il mondo ha avuto orrore per l’autore della Shoha ebraica, ma lei lo sta riabilitando.

  6. In comune abbiamo il nome ma non certo le idee.
    Questa sua provocazione poteva risparmiarcela.
    Abbiamo appena ricordato gli orrori della Shoa e mi chiedo come sia possibile che in Israele ci possano essere scritte come “Arabi alla camera a gas”. E come si fa a essere orgogliosi di quei soldati-figli che si comportano come i nazisti, uccidendo e oltraggiando famiglie che da sempre abitano la propria terra.

    “Se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smetterla di comportarsi come i nazisti”. Norman Finkelstein, professore ebreo, figlio di deportati ad Auschwitz.

  7. E chissà che la signora che dice di essere ebrea sionista e orgogliosa di avere due figli nell’esercito ebraico, sia anche orgogliosa che i soldati appartenente a questo esercito, sappiano legare le braccia dietro la schiena a due bambini palestinesi, che difendono la loro terra con le pietre, rompendoglieli dopo con dei sassi! E chissà se è anche orgogliosa che il suo governo sionista si autorizzi a fare quello che vuole, in quasiasi parte della Palestina, a qualsiasi individuo, abitazione o paese, di strangolare economicamente un popolo e ignorarne completamente le norme del diritto internazionale. Si, forse il suo stato di non credente,e di essere sionista, le permettono di andare orgogliosa di tutto questo! .

  8. Tanto a tutto questo la “signora” non risponderà…

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