Compagnie complici di Israele, attenzione

Il caso della Riwal, coinvolta nella costruzione del Muro, si è chiuso con un nulla di fatto, ma può fare da deterrente: sostenere l’occupazione è un rischio.

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 martedì 21 maggio 2013 09:23

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di Salma Karmi-Ayyout* – The Electronic Intifada

Ramallah, 21 maggio 2013, Nena News – Questa settimana si è conclusa un’inchiesta penale lunga tre anni contro la compagnia olandese Riwal, accusata di complicità in crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Cisgiordania occupata. Il caso non ha precedenti: è la prima volta che una compagnia viene indagata a livello penale per il suo coinvolgimento nell’occupazione israeliana. Sebbene il caso sia stato archiviato senza il rinvio a giudizio, si tratta comunque di un passo importante per chi cerca giustizia per gli abusi commessi contro il popolo palestinese. Il caso invia un messaggio chiaro al settore: la complicità nell’occupazione israeliana porta con sé il rischio potenziale di un’inchiesta penale.

Il caso è stato aperto dopo una denuncia presentata al procuratore olandese dall’associazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, a marzo del 2010. La denuncia documentava il coinvolgimento delle gru e delle piattaforme di Riwal nella costruzione del Muro di Separazione e di colonie illegali in Cisgiordania. Il procuratore ha così aperto un’inchiesta di vasta scala sulle attività della compagnia, compiendo anche una perquisizione nel quartier generale dell’azienda nel settembre 2010.

L’inchiesta ha stabilito che la compagnia ha contribuito alla costruzione del Muro e delle colonie in almeno sei dei casi citati nella denuncia. Tuttavia, il procuratore ha optato per non rinviare a giudizio la compagnia per mancanza di prove, mancanza dovuta alla complessità del caso, alle risorse limitate e alla mancanza di cooperazione da parte di Israele. C’è la possibilita’ di fare appello contro la decisione del procuratore, che potrebbe essere modificata nel caso le circostanze cambino o si presentino nuove prove.

Un’inchiesta significativa
Al di là dell’interruzione dell’inchiesta, la decisione del procuratore di aprire un’indagine e di portarla avanti il più possibile è legalmente significativa. Significa che il procuratore ha accettato le due questioni cuore della denuncia. Primo, la costruzione del Muro e delle colonie nella Cisgiordania occupata è un crimine di guerra. Secondo, le compagnie coinvolte nella costruzione possono essere considerate complici, e quindi legalmente responsabili, di tali crimini.

Il caso quindi sostiene quanto affermato per anni da avvocati e organizzazioni per i diritti umani: non solo è criminale e illegale la costruzione del Muro e delle colonie da parte di Israele, ma lo è anche la complicità. I responsabili dovrebbero essere perciò perseguiti a livello legale.

Ciò mina la giustificazione spesso usata da Israele e dai suoi sostenitori secondo i quali sfide legali di questo tipo sono prive di fondamento giuridico, sono vessatorie e rappresentano il tentativo politico di abusare della legge al fine di delegittimare Israele.

Una tendenza che cresce

Il caso Riwal riflette il trend positivo delle sfide legali che le vittime e le organizzazioni per i diritti umani pongono alle violazioni israeliane. Negli ultimi anni negli Stati Uniti è stata aperta un’inchiesta contro la Caterpillar per la fornitura all’esercito israeliano di bulldozer militari. In Canada i residenti del villaggio palestinese di Burin, in Cisgiordania, hanno portato in tribunale le compagnie Green Park e Green Mount International per la costruzione di una colonia israeliana nelle terre del villaggio.

Inoltre nei Paesi europei girano numerose richieste di mandati d’arresto contro ufficiali israeliani in visita per il loro coinvolgimento in crimini di guerra, tra cui il mandato d’arresto spiccato dall’Inghilterra nel 2009 contro il ministro Tzipi Livni.

Una battaglia asimmetrica
Tali casi riflettono la convinzione che non solo le vittime di crimini di guerra hanno diritto ad avviare procedimenti penali, ma che l’assunzione di responsabilità per i crimini e gli abusi israeliani è un prerequisito fondamentale per giungere ad una soluzione giusta e definitiva del conflitto. Il conflitto israelo-palestinese è, dopotutto, una battaglia asimettrica tra uno Stato potente e militarizzato, che porta avanti un’occupazione coloniale su una terra che non gli appartiene, e un popolo indigeno che lotta contro l’occupazione e per l’autodeterminazione.

L’assunzione di responsabilità per tali crimini che sono parte integrante dell’occupazione non è solo un diritto di principio, ma costituisce un serio incentivo per Israele a desistere dal compiere tali pratiche. La responsabilità è essenziale per giungere ad una pace giusta.

Tuttavia, la natura unica di tali casi – che sono portati avanti dalle vittime e da organizzazioni per i diritti umani all’interno di giurisdizioni nazionali – e l’assenza di un’inchiesta a livello internazionale, di vasta scala e con risorse finanziarie adeguate sono il risultato dell’impunità che gli Stati Uniti e i loro alleati garantiscono a Israele.

Il rapporto della missione Onu sul conflitto di Gaza, il rapporto Goldstone, riportava prove evidenti di crimini di guerra e di possibili crimini contro l’umanità commessi da entrambe le parti durante l’Operazione Piombo Fuso, offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza tra il 2008 e il 2009. Il rapporto raccomandava di riferire la situazione alla Corte Penale Internazionale. Ad oggi tale raccomandazione non è stata seguita; in ogni caso un rinvio alla Corte sarebbe certamente bloccato dal veto degli Stati Uniti in Consiglio di Sicurezza.

La giusta direzione

È stata ignorata anche la sentenza del 2004 della Corte Internazionale di Giustizia che definisce il Muro illegale, ne impone la distruzione e stabilisce che la comunità internazionale agisca per eliminare ogni ostacolo all’autodeterminazione del popolo palestinese dovuto al Muro. Infine, la denuncia mossa dalla Palestina nel 2009 alla Corte Penale Internazionale perchè indagasse sui crimini di guerra commessi dal 2002 (anno dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte) è stata rigettata.

In tale contesto, il caso Riwal è da considerare uno sviluppo positivo. Non ha reso giustizia alle vittime e molto deve essere ancora fatto. Tuttavia, dimostra che le accuse di complicità nell’occupazione israeliana da parte di compagnie straniere sono una questione seria che può condurre ad un rinvio a giudizio.

Il caso può essere un deterrente per altre compagnie complici delle pratiche illegali e criminali di Israele. È un passo nella giusta direzione verso la giustizia e l’assunzione di responsabilità.

*Salma Karmi-Ayyoub è un avvocato penale. Ha rappresentato l’organizzazione palestinese Al Haq nel caso Riwal.

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=75255&typeb=0&Compagnie-complici-di-Israele-attenzione

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