Conferenza stampa dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay

Gerusalemme, 11 Febbraio 2011

 

 

Dichiarazione

Buon pomeriggio

È un grande piacere essere qui, alla mia prima visita nel territorio palestinese occupato e in Israele da quando ho assunto la carica di Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani.

Sono stata ricevuta con cortesia dal governo di Israele e l’autorità nazionale palestinese, mi sono incontrata con il Presidente Shimon Peres e il Presidente Mahmoud Abbas, nonché il primo Ministro Salam Fayyad, con un numero di ministri, funzionari dello stato e altri interlocutori in Israele e nei territori palestinesi occupati (PTO). Vorrei esprimere il mio profondo apprezzamento per la buona cooperazione che ha caratterizzato questa visita.

Ho incontrato palestinesi vittime di violazioni dei diritti umani in diverse localita’ nel PTO, compresa Gerusalemme est e diverse città e villaggi in Cisgiordania e a Gaza. Io e il mio team ci siamo anche incontrati con le vittime in Sderot, Gerusalemme Ovest e nel deserto del Negev. Essi ci hanno spiegato con grande dignità e pazienza la loro estrema difficoltà lasciandomi una profonda impressione per la difficile situazione dei diritti umani di tanti civili, a causa del conflitto, dell’occupazione e di leggi e pratiche discriminatorie.

Ho avuto anche molti incontri istruttivi con quattro differenti gruppi che con grande dedizione si fanno difensori dei diritti umani a Gerusalemme, Ramallah e Gaza City.

Collettivamente, i miei molti interlocutori hanno generato in me un’ampia gamma di complesse e variegate questioni sui diritti umani, intrecciate con l’onnipresenti e sempre piu’ complicate preoccupazioni e considerazioni politiche per la sicurezza.

Come Alto Commissario, il mio mandato è indipendente e imparziale e i miei commenti, relazioni e azioni sono sempre saldamente radicati nel diritto internazionale sui diritti umani. Non faccio politica, mi occupo di diritto. Mi preoccupa particolarmente se viene applicato o no lo stato di diritto in linea con gli standard internazionali.

Riguardo ai diritti umani in Israele e nel territorio palestinese occupato (PTO), ho una preoccupazione fondamentale, che è stata rafforzata da quello che ho visto e sentito durante la mia visita. Essa è che la politica del conflitto, la pace e la sicurezza stanno costantemente portando al declassamento e alla emarginazione dell’importanza di unire insieme la legislazione umanitaria internazionale e quella dei diritti umani.

Diritto internazionale dei diritti umani e diritto internazionale umanitario non sono negoziabili. Nessun individuo e nessuno Stato può essere considerato esentato a violare la legge.

Vorrei ora a delineare alcuni di quei principi giuridici internazionali, relativi all’occupazione dei territori palestinesi, prima di affrontare alcune questioni più specifiche, sia nel PTO sia nello stesso Israele.

L’insediamento di cittadini israeliani nel territorio palestinese occupato è chiaramente vietato dal diritto internazionale. Di conseguenza, tutte le azioni dello Stato a sostegno della creazione e del mantenimento degli insediamenti, compresi gli incentivi offerti per costruirli e la creazione di infrastrutture per sostenerli, sono illegali secondo il diritto internazionale. Esse devono essere completamente fermate. L’idea che un’interruzione temporanea o parziale sia una concessione preziosa nel processo di pace, per essere scambiata contro qualcos’altro, capovolge la legge.

L’annessione di Gerusalemme Est viola la legislazione internazionale consuetudinaria, come confermato dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell’Assemblea generale. Questo è stato riconosciuto anche dalla Corte internazionale di giustizia. A causa della sua illegittimità, l’annessione non è stata riconosciuta da nessuno Stato. Secondo il diritto internazionale, Gerusalemme Est rimane parte della Cisgiordania ed è territorio occupato.

Tutte le attività correlate a insediamenti e colonie, e qualsiasi decisione giuridica o amministrativa o prassi che direttamente o indirettamente opprima i palestinesi a Gerusalemme est, compresi gli sfratti, le demolizioni, i trasferimenti forzati e la cancellazione dei permessi di soggiorno in maniera discriminatoria, dovrebbe essere arrestata e le restrizioni all’accesso a Gerusalemme Est da parte degli altri abitanti della Cisgiordania dovrebbero essere revocati. La confisca o espropriazione della proprietà privata nel territorio occupato, compresa Gerusalemme est, è in quasi tutti i casi anche illegale. Gerusalemme Est è costantemente svuotata dei suoi abitanti palestinesi, in chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

La Corte internazionale di giustizia, nel suo parere consultivo del 2004, ha dichiarato che la costruzione del muro, o barriera, all’interno del territorio occupato è vietato dal diritto internazionale. Circa l’85% del muro, quando sara’ completato, sarà situato all’interno del territorio occupato e quindi illegale. Esso avra’ inoltre avra’ inoltre praticamente sequestrato circa il 9,5% del territorio della Cisgiordania.

Gli effetti combinati degli insediamenti illegali e del muro, che è stato deviato illegalmente per proteggerli, hanno avuto effetti devastanti sui diritti sociali, economici e culturali di molte migliaia di palestinesi. Famiglie intere sono divise al loro interno e dai loro vicini, dai loro terreni agricoli e dalle altre fonti di reddito, dalle loro sorgenti d’acqua e da altre importanti infrastrutture e servizi, comprese scuole, cliniche e ospedali. I loro nuovi vicini, i coloni illegali, spesso li trattano con disprezzo, ostilità e violenza anche fisica. I coloni godono di una massiccia protezione da parte delle forze di sicurezza israeliane, ma quasi nessuna protezione viene fornita ai palestinesi che vivono accanto.

Ho visitato alcuni dei palestinesi che sono colpiti dal muro e insediamenti. E’ soltanto quando vieni a conoscere la situazione crudelmente angusta e circoscritta imposta a singoli esseri umani e constati tu stesso, in tutta la sua entita’, l’assalto frontale alla loro dignità, che si può davvero cominciare a capire il vero orrore delle politiche che stanno soffocando le loro prospettive sociali, culturali ed economiche e paralizzando il loro morale. Un caso eclatante è stato quello del sig. Sabri Ghareeb la cui casa e’ stata ingabbiata da recinzioni di sicurezza israeliane, in pratica isolando lui e la sua famiglia dalla loro comunità.

Dovresti vedere tu stesso le contorsioni compiute dal Muro, come esso si snodi intorno agli insediamenti colonici, dividendo le terre e i villaggi, a volte inglobando singole abitazioni, e sfregiando il paesaggio e le vite di migliaia di persone; e devi parlare alle sue vittime, per avere un assaggio dell’impatto profondamente nefasto che la frammentazione della Cisgiordania da parte del Muro, degli insediamenti e dei checkpoint sta avendo su diritti umani, pace, sviluppo e sul diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. Molti dei palestinesi che devono essere trasferiti a causa del deterioramento grave della qualita’ della loro vita, sono essi stessi rifugiati già piu’ di una volta sfollati, prima e durante le guerre del 1948 e del 1967.

Sono rimasto colpito dall’indifferenza mostrata dalle autorità israeliane con cui ho discusso di questi problemi riguardo alle condizioni del tutto evitabili dei palestinesi colpiti dal muro e dagli insediamenti. Esse tendono a trattarle sbrigativamente come se fossero questioni secondarie. Non lo sono. Esse costituiscono chiare violazioni dei diritti umani su scala di grande entita’.

Un’altra preoccupazione centrale sui diritti umani è l’assenza di responsabilità su diversi fronti. Singoli funzionari e membri della sicurezza e le forze militari in Israele e in PTO, comprese le autorità de facto a Gaza, hanno per anni violato e continuano a violare il diritto internazionale dei diritti umani, con scarsi interventi penali, efficaci o meno. 

I crimini di guerra e i crimini contro l’umanità sono due dei reati più gravi e le accuse credibili che essi siano state commess vanno analizzate correttamente.

Inoltre, gli estremisti fra i coloni israeliani che commettono abusi contro i vicini palestinesi, compresi gli attacchi fisici e la distruzione delle proprietà, come olivi e infrastrutture comprese le moschee, tendono a rimanere impuniti.

Questa cultura dell’impunità porta ad ulteriori abusi contro e tra i civili, incita alla rabbia e al risentimento su tutti i fronti e ostacola il processo di pace.

Nella Cisgiordania, sono stato incoraggiato dalle forti dichiarazioni di impegno per la promozione e la tutela dei diritti umani fatte da funzionari di altissimo livello. Il Primo Ministro Salam Fayad ha fatto notare la pronta disponibilita’ del suo governo a preparare un memorandum d’intesa con il mio ufficio. I ministri hanno confermato la volontà dell’Autorità nazionale palestinese a garantire l’accesso alle strutture di detenzione ed il loro desiderio di lavorare per un piano d’azione nazionale a favore dei diritti umani. Essi stanno già lavorando verso l’attuazione degli obblighi ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani ai fini della successiva ratifica dei trattati internazionali, una volta ottenuto il riconoscimento dello Stato di Palestina.

E’ incoraggiante sapere che l’ultima bozza del nuovo codice penale prevede disposizioni per l’abolizione della pena di morte e per la protezione delle donne dalla violenza. Il Ministro della giustizia ha fatto osservare i suoi sforzi di includere più donne nel sistema giudiziario.

Tuttavia, ho espresso la mia preoccupazione ai funzionari dell’Autorità nazionale palestinese relativa ai rapporti recenti sulla detenzione arbitraria e sui maltrattamenti subiti durante la detenzione e ho sottolineato la necessità di rispettare e proteggere il ruolo di una dinamica società civile e la Commissione indipendente per i diritti umani.

Nella striscia di Gaza, ho visitato una delle molte scuole UNRWA e sono rimasta commossa da come i bambini palestinesi hanno espresso il loro impegno per i diritti umani, la pace e la riconciliazione.

Plaudo ai difensori dei diritti umani e alle organizzazioni della società civile di Gaza per il loro impegno coraggioso nel promuovere i diritti umani, la responsabilità e il rispetto per lo stato di diritto. In particolare, desidero porgere il mio saluto alle molte organizzazioni impegnate per i diritti delle donne a Gaza. Il loro lavoro è assolutamente indispensabile. Recenti repressioni da parte delle autorità de facto, compresa la chiusura forzata di ONG, come pure gli sforzi volti a limitare l’indipendenza e l’unità della Commissione indipendente per i diritti umani, sono inaccettabili. Un difensore dei diritti umani mi ha detto che i civili erano nell ‘occhio del ciclone tra Fatah e Hamas’.

Ho incontrato anche i pescatori, le famiglie e gli individui a Gaza colpiti dalla cosiddetta zona cuscinetto collegata al blocco. Il blocco di Gaza è illegale e non è giustificata da legittime preoccupazioni sulla sicurezza di Israele. Esso deve essere revocato.

Razzi continuano a essere sparati da Gaza in Israele, di cui almeno otto da quando ho iniziato la mia visita domenica scorsa.  Esorto i militanti nella striscia di Gaza a fermare immediatamente il lancio di razzi. Essi non solo stanno commettendo crimini di guerra continuando a terrorizzare un gran numero di civili, ma stanno facendo anche un cattivo servizio al popolo palestinese, introducendo un grosso ostacolo nel percorso del processo di pace e facendo il gioco di coloro che desiderano mantenere il blocco.

Ieri, prima di entrare a Gaza, ho visitato Sderot in Israele e ho visto le tensioni di lunga data e i traumi creati da questi attacchi indiscriminati sulle città in Israele occidentale. Il sindaco di Sderot mi ha chiesto di consegnare una lettera al sindaco della città di Gaza, proponendo di lavorare insieme per migliorare la comprensione tra le loro Comunità. Plaudo a questa iniziativa e ho preso provvedimenti per garantire che la sua lettera venga recapitata.

Gilad Shalit è prigioniero di Hamas da più di quattro anni e mezzo. Mentre mi trovavo a Gaza ho ripetuto il mio appello per il suo rilascio per motivi umanitari e trasmesso il messaggio che, come minimo, devono essere permesse visite regolari del Comitato Internazionale della Croce Rossa e le comunicazioni con la sua famiglia.

Rimango addolorata da numerose questioni di diritti umani, compresi i diritti delle donne e l’uso della pena di morte, relative alle azioni delle autorità de facto nella striscia di Gaza e le mie preoccupazioni su questi temi sono stati trasmessi chiaramente anche a loro.

Molti cittadini di Gaza sentono ancora il tragico impatto dell’operazione Piombo Fuso sulla loro vita quotidiana. Le responsabilità per i crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto vanno affrontate da tutte le parti. Sono rimasto profondamente commosso dalla situazione estremamente dolorosa dei familiari dei detenuti palestinesi in Israele, che non hanno potuto visitare i loro parenti e i loro cari per più di quattro anni.

In Israele, ho discusso una serie di problemi relativi alla discriminazione, compreso il trattamento dei cittadini palestinesi di Israele, migranti, richiedenti asilo e rifugiati, la demolizione in corso dei villaggi beduini nel Negev non riconosciuti, e la retorica e altre azioni utilizzate per frenare la libertà e l’efficacia dei difensori dei diritti umani in Israele.

Israele è un paese che si vanta sulla sua democrazia. Tra i migliori difensori della democrazia sono il sistema giudiziario, i media molto potenti e le organizzazioni della società civile.

La Corte suprema di Israele è forte e indipendente e spesso ha agito come un sistema di contenimento verso l’esecutivo in materia di diritti umani, anche per i palestinesi. Esistono tuttavia interrogativi circa l’attuazione delle decisioni della Corte suprema da parte dell’esercito e di altre autorità dello stato. Durante la mia visita, ho incontrato sia l’attuale sia il precedente presidente della Corte suprema.

Un problema che mi è stato sottoposto e’ la discriminazione. Essa e’ evidente soprattutto nel trattamento assai diverso riservato ai palestinesi e ai coloni che vivono fianco a fianco nel territorio occupato. I palestinesi nel PTO sospettati di crimini sono giudicati dai tribunali militari israeliani, mentre i coloni sono trattati nell’ambito del diritto civile.

Sono preoccupata per le ripetute demolizioni di villaggi beduini “non riconosciuti” nel deserto del Negev, e dopo avere incontrato un uomo che mi ha detto che il suo villaggio era appena stato demolito per la 15ma volta, ho inviato due membri della mia squadra a visitare il suo villaggio e quelli limitrofi e relazionarmi al riguardo. E’ un problema che continueremo ad osservare da vicino.

Una delle mie principali preoccupazioni è la pressione che attualmente viene esercitata sui difensori israeliani dei diritti umani notoriamente forti, indipendenti e in genere molto professionali. Questo fenomeno si manifesta in un drammatico aumento di una accesissima retorica volta a screditarli e a compromettere il loro lavoro. Questo fatto rappresenta uno sviluppo molto preoccupante. Una società civile forte e indipendente è, come i liberi media e un sistema giudiziario indipendente, una pietra angolare di una società democratica trasparente. Israele dovrebbe difendere ed essere orgogliosa delle organizzazioni che fanno parte della sua società civile.

Tutti questi problemi che ho sollevato sono risolvibili. Palestinesi e israeliani hanno ugualmente diritto alla sicurezza e ai diritti umani, nessuno dei quali può essere perseguito a scapito dell’altro. Sono incoraggiata dal fatto che tutti i miei interlocutori durante questa visita hanno preso seriamente i diritti umani e hanno mostrato disponibilità a impegnarsi sulle questioni sollevate.

FINE

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