CONTINUA LA VERGOGNA DEI MIGRANTI BLOCCATI SULLA ROTTA BALCANICA PERCHE’ L’EUROPA NON LI VUOLE

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tratto da: https://www.farodiroma.it/continua-la-vergogna-dei-migranti-bloccati-sulla-rotta-balcanica-perche-leuropa-non-li-vuole/

Le autorità bosniache hanno fatto sapere di aver trasferito nei centri di asilo più di un centinaio di migranti, per quasi la metà bambini, che dormivano in rifugi improvvisati in attesa di un possibile ingresso in Croazia. I migranti vivevano in case abbandonate prive di servizi di base nella Bosnia nordoccidentale, sono stati trasferiti in un campo che nella regione ospita gruppi di persone vulnerabili, ha detto il Servizio per gli affari esteri. Complessivamente, in otto case abbandonate la polizia ha individuato 115 persone appartenenti a 34 famiglie, che includevano 53 bambini, afferma una nota.
Migliaia di persone in fuga da guerra e povertà rimangono bloccate in Bosnia, mentre cercano di raggiungere i più ricchi Paesi europei. Sono riunite per lo più nel nordovest della Bosnia, da cui sperano di attraversare illegalmente il confine con l’Unione europea. Mentre la maggior parte vive in campi gestiti dallo stato, molte persone hanno dormito all’aperto. I migranti hanno anche denunciato presunti respingimenti e violenze da parte della polizia croata. L’Ue in precedenza ha esortato la nazione balcanica a gestire meglio la questione migratoria.

La “rotta balcanica” non è un fenomeno recente come molti credono, bensì ha una storia pluridecennale in quanto via obbligata attraverso la quale transitano coloro che sono in fuga dai contesti di guerra (e dai diversi regimi totalitari) del Medio Oriente, una delle aree a maggiore instabilità del mondo. Se esaminiamo i dati pubblicati da Eurostat sulle domande di asilo presentate nella Ue nel 2018 e nel 2019, vediamo che tra le prime dieci nazionalità il 32,72% dei richiedenti asilo proviene dall’Afghanistan, il 25,91% dal Pakistan, l’8,03% dalla Siria, il 6,56% dall’Iraq e infine il 4,61% dall’Iran. Si tratta delle stesse nazionalità che troviamo in assoluta prevalenza lungo appunto la rotta balcanica che si conferma dunque una delle principali vie di fuga dei rifugiati a livello internazionale. Parlare di apertura o chiusura della rotta è dunque una sciocchezza: l’Unione europea sa benissimo che molti rifugiati giungono in Europa attraverso i Balcani ma non ha alcuna strategia per gestire questi arrivi che non sia quella di bloccarli al di fuori della sua porta.

“La giustificazione politica stancamente riproposta un po’ in tutte le occasioni – spiega Gianfranco Schiavone, esperto di immigrazione, membro dell’Asgi (Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione) e presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà, un ente che opera da 22 anni per l’accoglienza e la protezione legale dei rifugiati alla frontiera triestina e che ha contribuito a fondare, nel 2002, l’allora SPRAR – è sempre la stessa, ovvero la necessità di salvaguardare vite umane e contrastare il traffico criminale di esseri umani. Infatti, si dichiarò che «una volta terminati, o per lo meno drasticamente e sostenibilmente ridotti, gli attraversamenti irregolari fra la Turchia e la Ue, verrà attivato un programma volontario di ammissione umanitaria. Gli Stati membri della Ue contribuiranno al programma su base volontaria».

I fatti che seguirono sono chiari: non c’è stato alcun piano di reinsediamento dei rifugiati dalla Turchia verso l’Europa mentre nel frattempo il numero dei rifugiati in Turchia, per la stragrande maggioranza siriani, è arrivato allo sbalorditivo numero di quasi 4 milioni. La Dichiarazione Ue-Turchia fu presentata come un accordo siglato tra l’Unione e uno Stato terzo, ma fu in realtà solo volgare propaganda perché, come sancì la Corte di Giustizia dell’Unione nel febbraio 2017 (causa T-257/16 sollevata di fronte alla Corte da NS residente nell’isola di Lesbo) nel dichiararsi incompetente a valutare sulle violazioni (altrimenti eclatanti) del diritto dell’Unione, il controverso accordo europeo non è mai esistito perché non fu fatto dall’Unione ma dagli Stati membri. Si tratta di uno dei più sconcertanti eventi della contemporanea storia europea che, ben lungi dal salvare la Ue dall’invasione dei rifugiati e dalla nascita dei sovranismi, ritengo ci abbia infilato in un tunnel dal quale non riusciamo più ad uscire. La strategia del blocco, specie se prolungata nel tempo, non funziona e rende più difficile una soluzione. I rifugiati, che non possono tornare nei loro paesi perché permangono i conflitti ma non possono neppure rimanere in Turchia tutta la loro vita, hanno come unica prospettiva quella di andare avanti e quindi di entrare in Grecia e poi risalire i paesi balcanici. Quelle che vediamo intrappolate nei Balcani sono in larga parte persone che hanno lasciato i paesi di origine da anni e sono rimaste bloccate nei diversi Paesi Ue e non Ue tra la Turchia e la Bosnia. Si tratta di persone che hanno vissuto esperienze fortemente traumatiche per lunghi periodi di tempo e di ciò ne porteranno il segno a lungo. Ancora una volta, ciò che l’Europa ha fatto è stato dare sempre la stessa risposta ovvero ergere nuove barriere usando la Grecia e la Bulgaria e poi gli altri Stati non Ue dei Balcani come luoghi nei quali trattenere i rifugiati.

 

Continua la vergogna dei migranti bloccati sulla Rotta Balcanica perchè l’Europa non li vuole

 

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