continuano i report da Gaza: Rosa Schiano

mercoledi 5 dicembre

ore 22.50:               This morning at Gaza seaport we had a press conference in support of the Palestinian fishermen. It was raining but it was so beautiful for me. I felt happy and moved at the same time. After the conference I spoke with some of the fishermen and their words will remain always in my heart and in my mind. I want tell all the fishermen in Gaza that me too I feel you as my family, as my brothers, and it is an honour for me to sail with you, and I will do always my best to defend your rights. You are wonderful and dignified persons, you teached me to be so brave n front of the soldiers, you teached me to resist and to smile always despite the situation. Your struggle will be my struggle until the end of this illegal siege, if you will risk your life i will risk my life, if you will catch more fish i will be glad with you and i will smile with you.

I hope that soon, when i will look at the sea, i will not feel anymore to be in a prison, I hope that soon we will feel freedom.
Please, if someone has some photos or videos of the press conference of this morning, send to me, thank you

ore    0.31:               Giornalisti uccisi in guerra. Il prezzo per la verità.
Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni, Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni.
Il mio report, foto e report ospedaliero. Prego di leggere e diffondere ovunque. Vogliamo giustizia.

Giornalisti uccisi in guerra – Il prezzo per la verità

Tra le vittime della recente guerra israeliana contro Gaza, denominata “Pillar of cloud” (14 novembre 2012-21 novembre 2012) , vi sono anche tre giornalisti uccisi intenzionalmente e brutalmente in due attacchi giovedì 20 novembre 2012. I giornalisti uccisi sono Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni, uccisi in Gaza city, e Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, ucciso in Deir El Balah.
Ho fatto visita alle famiglie di Hussam Mohammed Salama  e Mahmoud Ali al-Khoumi.
Quel pomeriggio di giovedì 20 novembre 2012, verso le 17.45, un aereo militare israeliano ha attaccato l’auto su cui i due viaggiavano. I due non erano solo colleghi di lavoro, entrambi cameramen del canale televisivo al-Aqsa, erano anche amici. L’auto era chiaramente contrassegnata dalla scritta “TV”, visibile anche agli aerei. I due si stavano dirigendo allo Shifa hospital per filmare l’arrivo in ospedale delle vittime degli attacchi israeliani. Proprio come io e molti fotografi/giornalisti palestinesi abbiamo fatto durante quei terribili giorni. Stessa strada, stessa voglia di testimoniare quell’orrore.
Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni
Mohammed, il padre di Hussam, aveva gli occhi lucidi di pianto raccontando dell’attacco all’auto dove viaggiava il figlio. “Gli israeliani li hanno uccisi perché stavano testimoniando tutta la situazione. Dapprima hanno lanciato un missile, poi un secondo missile ha bruciato ogni cosa nell’auto, facendo in modo così che nessuno potesse rimanere vivo”, racconta il padre di Hussam.
Sembra che l’aviazione militare israeliana abbia usato armi proibite dalla legge internazionale.
Il padre di Hussam racconta che il secondo missile era “silenzioso”, non ha provocato alcun suono mentre arrivava sull’auto. I vigili del fuoco tentavano di spegnere il fuoco, hanno impiegato mezz’ora per estrapolare i corpi dall’auto. Il padre di Hussam racconta che quando poi ha posto una mano sul corpo del figlio, la sua mano era quasi bruciata.
Il corpo del figlio era nero per le bruciature. “Non ho mostrato il suo viso alla madre ed alla moglie, ho coperto il suo corpo ed ho iniziato a piangere”, continua il padre di Hussam.
“Voglio chiedere ad ogni persona di coscienza di giudicare chi ha li ha uccisi nelle corti di tutti il mondo, e mi rivolgo anche alle organizzazioni per i diritti umani, dove sono i diritti umani?”, conclude il padre di Hussam.

 

Hussam Salama aveva 4 figli, Ayaa (4 anni), Hamza (8 mesi), Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo). Bambini ora rimasti senza padre, ucciso perché testimoniava. Al figlio più grande, la famiglia ha detto che suo padre ora è andato in paradiso. La famiglia di Hussam non si aspettava una simile tragedia, non se l’aspettavano proprio perché Hussam era solo un giornalista.
Quel giorno, Hussam era tornato a casa per prendere la batteria della videocamera, racconta suo padre. Due giorni prima era andato a girare un video presso l’abitazione della famiglia Al Dalu, distrutta da un bombardamento. “Era stato il primo ad arrivare sul posto – racconta il padre – per cercare di filmare quanto era avvenuto”.
Tutte le organizzazioni per i diritti umani hanno visto quello che è successo. “In ogni paese, anche in America, quando uccidono qualcuno, non bruciano il corpo”, continua Mohammed ricordando il corpo del figlio.
Ho fotografato il report dello Shifa hospital ed un certificato legale con i dati di Hussam. Sul suo corpo vi erano bruciature di 4°grado.
Due missili hanno colpito l’auto su cui viaggiavano i due giornalisti.  Il secondo missile infatti, serviva solo a “bruciare” ciò che era all’interno dell’auto. Lanciare acqua provocava fuoco. Supponiamo siano state utilizzate armi proibite, armi all’uranio impoverito, armi probabilmente al fosforo bianco, durante quest’operazione militare.
A questo proposito voglio invitare équipes di specialisti a condurre analisi per verificare le armi utlizzate.
Credo sia arrivato il momento di dire basta. Il silenzio internazionale non è che una vergognosa approvazione che consente Israele ad utilizzare queste armi.Successivamente sono salita al piano superiore dell’abitazione per salutare le donne della famiglia. Erano presenti anche mogli e madri di altre vittime di attacchi israeliani. La loro forza ed il loro coraggio è ammirevole. Ho incontrato anche i 4 bambini di Hussam, ora rimasti senza padre.

Ayaa (4 anni) ed Hamza (8 mesi)
Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo)
Mohammed Salama, il padre di Hussam Mohammed Salama
Successivamente ho fatto visita alla famiglia di Mahmoud Ali al-Khoumi.
Uno dei fratelli di Mahmoud , Belal, 24 anni, è infermiere presso lo Shifa hospital.
Si trovava nel reparto di Terapia Intensiva quando il corpo del fratello è stato portato in ospedale.
“Mahmoud era un fotografo. Nella sua vita lavorava come giornalista per la televisione Al-Aqsa – inizia a raccontare Belal – Durante l’ultima guerra, era tornato a casa solo 3-4 volte. Gli israeliani sapevano che l’auto sulla quale viaggiava era un’auto della televisione, c’era la scritta “TV” sull’auto”.
Le autorità israeliane hanno comunicato di aver colpito l’auto dei due giornalisti perché i due sarebbero stati responsabili di lanci di missili verso Israele. Quando però è stato chiesto di fornire loro le prove di una simile accusa, non hanno fornito alcuna prova. Menzogne usate per giustificare i crimini contro l’umanità continuamente perpetrati dall’esercito israeliano.
Mahmoud aveva 3 figli piccoli, Hamza (5 anni), Ali (4 anni), Sohaib (2 anni), e sua moglie è incinta.
Hamza ha lo stesso nome della figlia del suo collega ucciso Hussam Salama. I due erano molto amici, oltre che colleghi, e per questo Mahmoud aveva chiamato sua figlia come la figlia di Hussam.
Suo fratello era un giornalista e “dovevano essere rispettati i suoi diritti come quelli di ogni giornalista”, afferma Belal, che appellandosi ai paesi europei afferma che possiamo rivolgerci alle corti internazionali per giudicare gli assassini di suo fratello.
Conclude affermando che le organizzazioni locali per i diritti umani sono deboli, e c’è bisogno dell’intervento di organizzazioni internazionali per i diritti umani, che possano aver maggior peso.
Questi crimini hanno l’obiettivo di far tacere la stampa ed impedire ai giornalisti di riportare le violazioni dei diritti umani commessi dall’esercito israeliano contro i civili della Striscia di Gaza.
Due giorni prima dell’attacco sull’auto dei due giornalisti, il 18 novembre, 10 giornalisti erano rimasti feriti in un bombardamento che ha colpito gli uffici del canale al-Quds e della televisione al-Aqsa
Durante i giorni della guerra, molti sono stati gli attacchi contro televisioni, centri media, uffici stampa e stazioni radio per impedire la comunicazione.
Questo è il prezzo per la verità. A volte, per essere più sicuri, muovendoci verso o dallo Shifa hospital, abbiamo utilizzato una di quelle macchine marcate dalla scritta “TV”, credendo erroneamente che la scritta “TV” ci avesse protetti dai bombardamenti… non sapendo che essere giornalisti significa costituire un target per l’esercito israeliano.
Nel vostro ricordo, noi continueremo, sempre.
Belal Ali al-Khoumi, 24 anni, fratello di Mahmoud Ali al-Khoumi
Hussam Mohammed Salama, Mahmoud Ali al-Khoumi, Mohammed Mousa Abu Eisha

martedì 4 dicembre

ore   2.00:          La famiglia Al Dalu. Per non dimenticare.  ” Quello che è successo non è uno sbaglio, è un crimine. Non è un comportamento umano.”
Il mio ultimo report sulla famiglia Al Dalu, la cui abitazione è stata bombardata durante la guerra e tutti i membri della famiglia sono morti, tranne due, che non erano al momenti in casa. Una famiglia sterminata.

http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/12/la-famiglia-al-dalu-per-non-dimenticare.html

lunedì 3 dicembre

ore 23.29:        ATTENZIONE A TUTTI : le tv hanno spento le telecamere sulla Palestina , non ci fanno più vedere le scene di morte o di guerra , ma l’emergenza non è finita. Le famiglie , i bimbi , i feriti , i mutilati hanno più che mai bisogno del nostro

aiuto. Ci stanno arrivando tutte le liste dalle associazioni con cui collaboriamo in Gaza.
LA PROSSIMA CAROVANA che vorremmo far partire in gennaio conta 4 container. Per riempirla necessità di 2000 pacchi famiglia e tonnellate di medicinali. Abbiamo bisogno del contributo di tutti sia per divulgare che per raccogliere.
Un pacco famiglia è formato da : 6 kg riso – 6 kg farina – 4 barattoli pelati – 4 barattoli legumi – 10 scatolette di tonno – 1 barattolo di miele o marmellata – 1 kg sale – 2 kg. zucchero – 1 pacco di biscotti – 3 kg pasta. MEDICINALI IN PRIORITA’ : antibiotici antidolorifici antiinfiammatori. Pannoloni donna , anziano , bambino. Attrezzature mediche come deambulatori , segiole a rotelle, comode, stampelle . Per specifiche controllare le liste pubblicate sulla pagina. Potete anche se avete piacere attivare delle raccolte e poi farci pervenire il materiale tutto insieme. CONDIVIDETE E GRAZIE. Maggiori info al linkhttp://www.facebook.com/pages/MUSIC-FOR-PEACE-CREATIVI-DELLA-NOTTE/250125084193

ore  19.55:        the PFLP comrade and the great fighter in the new Palestinian history , LAILA KHALID , tomorrow in Gaza

ore    9.12:         explosion Gaza city   sonic bomb    F-16 still in the sky now

ore    2.13:         Il mio report sugli attacchi ai pescatori di Gaza dall’inizio del cessate il fuoco.
29 pescatori arrestati e 9 barche confiscate.
Continue violazioni degli accordi sul cessate il fuoco, continue violazioni dei diritti umani e famiglie che senza le barche non sanno più come continuare a vivere.

Accompagnando i pescatori di Gaza – 29 pescatori palestinesi arrestati dall’inizio della tregua e 9 barche confiscate.

Poco più di dieci giorni dalla fine della guerra. I continui attacchi dei soldati israeliani lungo il confine ed in mare sono continue violazioni degli accordi sul cessate il fuoco.
Secondo le negoziazioni (ancora in corso) sul cessate il fuoco, ai pescatori di Gaza sarebbe stato concesso di pescare fino a 6 miglia nautiche dalla costa (mentre prima veniva imposto illegalmente un limite di 3 miglia). Questo allentamento delle restrizioni imposte ai pescatori è davvero un passo importante e ne siamo tutti felici. Tuttavia, 6 miglia non sono sufficienti per i pescatori e non apportano nessuno cambiamento positivo alla loro capacità di sussistenza. Inoltre, si tratta in ogni caso di un limite illegale, perché gli accordi di Jericho (sotto Oslo) concedono ai pescatori di Gaza 20 miglia nautiche dalla costa entro cui poter pescare. Questo limite fu progressivamente ridotto da Israele. Così, lo scorso mercoledì, 28 novembre, insieme ad altri due internazionali, ho accompagnato i pescatori di Gaza nel tentativo di superare il nuovo limite di 6 miglia e poter permettere loro di pescare nelle acque a cui hanno diritto secondo Oslo.
Abbiamo raggiunto 8 miglia nautiche dalla costa. Uno dei nostri pescherecci è stato duramente attaccato con armi da fuoco da parte della Marina militare israeliana, mentre ci trovavamo nelle acque di fronte Deir El Balah, la zona centrale della Striscia di Gaza. Il peschereccio attaccato era quello su cui ho accompagnato la maggior parte delle volte i pescatori di Gaza. Eravamo a circa 7,5 miglia dalla costa, il peschereccio era dietro di noi a circa 6 miglia.  I soldati hanno iniziato a sparare pesantemente contro il peschereccio. Non posso spiegare il male che ho sentito ad assistere impotente a questa scena,la preoccupazione per i pescatori a bordo ed il dolore per la perdita del peschereccio.
I soldati israeliani questa volta non hanno usato cannonate d’acqua, hanno sparato direttamente con armi da fuoco contro i nostri pescherecci.
Ecco la foto che ho scattato quando una nave della Marina militare israeliana e due gommoni hanno bloccato il peschereccio, erano circa le 10.00 del mattino.

 

Il peschereccio appartiene a Murad Rajab al-Hessi,  ed a bordo vi erano Mohammad Murad al-Hessi (39 anni), Ahmed Murad al-Hessi (32 anni), e Murad Mohammad al-Hessi (18 anni), e Rajab Rashad al-Hessi (36 anni). Navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro il peschereccio, i soldati poi hanno ordinato ai pescatori di saltare in acqua e di nuotare fino ad una nave della marina israeliana. I pescatori sono stati arrestati ed interrogati a bordo. Dopo circa 3 ore, tutti sono stati rilasciati, tranne Mohammad Murad al-Hessi, che è stato trasportato ad Ashdod in Israele ed è stato rilasciato il giorno dopo. Il loro peschereccio è stato confiscato.

Nel frattempo altre navi della Marina militare israeliana attaccavano piccole barche dei pescatori.
Verso le 8:00 del mattino dello stesso giorno, navi della marina militare israeliana avevano aperto il fuoco direttamente su una barca dei pescatori appartenente a Khader Jamal Baker, 20 anni, mentre si trovava a circa 3,5 miglia dalla costa. La barca è stata distrutta ed il pescatore è stato arrestato ed interrogato sulla barca per circa 3 ore per poi essere rilasciato.
Verso le 11:00, navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro un’altra piccola imbarcazione, 3 pescatori erano a bordo. Wafdi Suheil Baker, 24 anni, mentre si trovavano a cira 5 miglia nautiche dalla costa. I soldati hanno sparato al motore della barca ed hanno arrestato i 3 pescatori: Wafdi Suheil Baker, 24 anni, Khaled Suheil Baker, 20 anni, e Mohammad Suheil Baker, 18 anni.
Verso le 12:00, navi della Marina militare israeliana hanno aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni di pescatori appartenenti a Mohammad Najib Baker, 60 anni, e  Tal’at Kamel Baker, 22 anni, mentre si trovavano a circa 3 miglia nautiche dalla costa. Le loro barche sono state danneggiate dai proiettili.
Il giorno successivo, giovedì 29 novembre 2012, verso le 10:15  navi militari israeliane hanno fermato una barca di pescatori a largo delle coste di Beit Lahia, mentre si trovavano a circa 5 miglia. A bordo vi erano 6 pescatori, che sono stati arrestati: Fahed Ziad Baker, 38 anni, Ihab Jawad Baker, 36 anni, Mohammad Ziad Baker, 32 anni, Nai’m Fahed Baker, 16 anni, Ziad Faged Baker, 18 anni, e Ali Alaa Baker, 18 anni.
Non si è fermata l’escalation degli attacchi sui pescatori.
Sabato 1 dicembre 2012, la Marina militare israeliana ha attaccato altre 3 barche di pescatori, 14 pescatori sono stati arrestati, di cui il più giovane ha 14 anni, e le barche sono state confiscate.
I pescatori si trovavano nelle acque di Gaza a circa 3 miglia nautiche dalla costa.
Su una prima barca vi erano Ramez Khamis Baker, 41 anni, con suo fratello Rami, 34 anni, e 3 suoi cugini, Bayan Khamis Baker, 17 anni,  Mohammed Khaled Baker, 17 anni e Omar Mohammed Baker, 22 anni.
Una nave della marina militare israeliana aveva ordinato loro di fermarsi, ed i soldati avevano iniziato a sparare. Successivamente hanno ordinato loro di togliersi i vestiti, di tuffarsi in acqua e di raggiungere a nuoto la nave israeliana. I soldati hanno così arrestato i 5 pescatori e li hanno trasportati ad Ashdod, in Israele, dove sono stati interrogati. Sono stati rilasciati verso le 21.00 e le loro barche confiscate.
Successivamente, una nave della marina militare israeliana ha attaccato 2 barche di pescatori appartenenti aSabri Mohammed Baker,52 anni, e Eid Mohsen Baker, 23 anni. I due uomini stavano pescando a circa 2 miglia nautiche dalla costa quando una nave della marina militare israeliana ha aperto il fuoco contro le barche. I soldati israeliani hanno ordinato ai 9 pescatori a bordo delle due barche di fermarsi, li hanno arrestati, li hanno trasportati ad Ashdod e li hanno interrogati. Verso le 21.00, otto pescatori sono stati rilasciati, mentre Emad Mohammed Baker è stato trattenuto. Le due barche sono state confiscate.
Gli altri pescatori che erano a bordo e che sono stati arrestati sono: Ramiz IIzzat Baker, 41 anni, Ramy Izzat Baker, 35 anni, Bayan Khamis Baker, 19 anni, Mohammed Khaled Baker, 18 anni, Omar Mohammed Najeeb Baker, 18 anni, Haitham Talal Baker 28 anni, Ziad Mohanned Baker,  18 anni, Walid Mohsen Baker, 18 anni, Sadam Samir Baker, 22 anni, Abdullah Sabry Baker, 14 anni, Omran Sabry Baker, 18 anni, Imad Mohammed Najeeb Baker, 35 anni.
Continuano le violazioni dei diritti umani contro i pescatori di Gaza.
Gli attacchi proseguono nonostante le autorità israeliane abbiano annunciato di permettere ai pescatori di pescare fino a 6 miglia nautiche dalla costa. Dall’inizio della tregua, 29 pescatori sono stati arrestati e 9 barche confiscate.

domenica 2 dicembre

ore 23.52:       this morning, 2 December 2012, we accompanied the farmers in Khuza’a, south Gaza strip. According to the Cease-fire agreements, the farmers have the right to work inside the 300 mt from the fence and the Israeli soldiers have to stop shooting against the civilians along the border with Israel. However, the Israeli soldiers keep shooting against the farmers. They are continuosly breaking the Cease-fire. They shot again this morning against us and against the farmers. In a fisrt moment, an Israeli tank came, and then 3 Israeli jeeps.

One of these jeeps came near the fence and an Israeli soldier went out of the vehicle. He was near, in front of me, so I could speak with him. He said in arabic “Go, go!”, and moving his arms he ordered us to leave the area. I asked him the reason, I told him that we wanted just to work the land, that we are farmers, we are civilians, and we are in Palestinian land, and that there was no reason to shoot. He answered again “Go, go!”, then I repeated again my questions and my words, and he answered again “Go, go!”, and so for three, four times. His answer was always the same, impossible to let him understand that it’s our right to stay there. It’s terrible when Israeli jeeps and tanks come to the land.
Tomorrow in the morning we will go back in the same land, because the farmers have to seed the field with wheat. We think that tomorrow the situation will be worst than today, so please ask with us to not shoot against us, to stop shooting against the farmers.

ore    1.16:       ore 1.55 am. Eccomi tornata dallo Shifa hospital.
Dunque, i dottori hanno detto che vi sono due feriti attualmente ricoverati nel dipartimento ustioni. Presentano ustioni alle braccia, alle gambe, al collo, ma nel corpo non vi sono frammenti di esplosivo. Le ustioni sono di 2°grado. Un altro ferito è ricoverato all’Aqsa hospital. I familiari avevano comunicato di un attacco israeliano. Tuttavia quello che è avvenuto è ancora da chiarire, perché le ferite non sono quelle causate da missili o bombe. Anche se c’è odore di guerra dobbiamo cercare di non farci prendere dal panico. La paura qui è tanta. Quando ho detto ad un dottore del timore che avevo avuto della ripresa della guerra mi ha detto di no, ma “it’s coming”… Intanto nel reparto ustioni c’era la mamma di una bambina di due anni e mezzo, ricoverata con ustioni di 3°grado. La piccola era rimasta ferita perché le era caduta dell’acqua bollente addosso; la mamma mi ha detto che dopo la guerra la piccola era scioccata, agitata, e accidentalmente si era rovesciata acqua bollente addosso. La piccola si chiama Asmaa ed il dottore ha detto che probabilmente non ce la farà. Ci sono anche questi feriti “invisibili”, non contati, perché non provocati “direttamente” dei bombardamenti.

Sabato 1 dicembre 

ore 23.30: Carro armati israeliani hanno aperto il fuoco in Deir El Balah, area centrale della Striscia di Gaza, si riportano 2 persone gravemente ferite e 4 moderatamente ferite.
Tra poco andiamo allo Shifa hospital
ore 00.30 locali. Al ritorno scriverò aggiornamenti

ore 21.36: his picture while we were in the sea with the fishermen three days ago. This warplane and this helicopter flew over us. Does anyone know what know what kind of plane is this ?

ore 20.35:    questa mattina la Marina militare israeliana ha attaccato nuovamente i pescatori, ha confiscato 3 imbarcazioni ed arrestato 14 pescatori, il più giovane ha 14 anni e sono tutti della famiglia Baker.
Sale così a 31 il numero dei pescatori arrestati negli ultimi 3 giorni.
Gli arresti e gli attacchi israeliani all’interno delle 6 miglia violano quanto emerso finora dalle recenti negoziazioni dopo la guerra, secondo cui i pescatori hanno il diritto di raggiungere almeno le 6 miglia nautiche dalla costa.

ore   1.36:   “Siamo come polli che aspettano di essere uccisi” mi ha detto un amico, raccontandoci della guerra in questa fredda sera, e per questo vorrebbe andare via da Gaza, nel timore e nell’orrore di una nuova guerra. Non riesco ad esser tranquilla questa sera, non ci riesco. Caccia f-16 si sono fatti sentire questa sera, il rumore mi fa saltare il cuore e mi riporta immediatamente a quei giorni, continuano gli attacchi dei soldati nelle terre lungo il confine ed in mare continuano a sparare contro i pescatori di Gaza. Incontrando le famiglie, mi chiedono come io abbia vissuto la guerra, dei miei sentimenti, ed altrettanto faccio con loro, mi raccontano dello spavento dei bimbi, delle case colpite, delle preghiere. In un’attesa carica di speranza, questi momenti di condivisione tuttavia sento ci danno forza.

Venerdì 30 novembre

ore 11.22:    GAZA: Esta mañana en el rezo de los viernes, el Primer Ministro Palestino, Ismail Haniye, ha manifestado su satisfacción por lo aprobado ayer en la ONU, y ha instado al Pueblo Palestino ha seguir luchando hasta conseguir la liberación total de los territorios históricos.

Esta foto es de un encuentro que Rosa Schiano y yo tuvimos con él hace unos días en un acto de homenaje a los tres periodistas caidos durante la reciente agresión sionista a Gaza.
ore  1.47:    in strada, Gaza questa notte è una festa. Forza Palestina
Giovedì 29 novembre
ore 15.25:   L’Egitto è distratto e Israele si diverte su Gaza
ore 14.31:   Altri 6 pescatori sono stati arrestati questa mattina dalla Marina militare israeliana, all’interno delle 6 miglia nautiche dalla costa, la barca su cui si trovavano è di Fahed Baker, il più giovane dei pescatori ha 16 anni. Pregherei i media di avere un minimo di attenzione su quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza nella cosiddetta “tregua”. Grazie.
ore  0.59:     Eccomi. E’ stata una dura giornata in mare. Scriverò presto un report completo. Uno dei nostri pescherecci è stato duramente attaccato con armi da fuoco da parte della Marina militare israeliana. Il peschereccio del pescatore nonché mio amico Mahmoud. Mahmoud non era in barca oggi, c’era suo fratello a bordo. E’stato arrestato insieme agli altri pescatori davanti ai nostri occhi e il peschereccio è stato confiscato. Ecco la foto che ho scattato quando una nave della Marina militare israeliana e due gommoni hanno bloccato la barca di Mahmoud. Avevamo raggiunto le 8 miglia dalla costa, la sua barca era dietro di noi a circa 7,5 miglia. I soldati hanno iniziato a sparare pesantemente contro la sua barca. I soldati hanno detenuto i pescatori sulla nave israeliana e poi li hanno rilasciati tutti, eccetto Mohammed Al Hesy, il fratello di Mahmoud, che si trova tuttora ad Ashdod dove è stato trasportato dai soldati. Il peschereccio è stato confiscato. Non posso spiegare il male che ho sentito ad assistere impotente a questa scena, il dispiacere per la perdita del peschereccio di Mahmoud.
I soldati israeliani questa volta non hanno usato cannonate d’acqua, hanno sparato direttamente con armi da fuoco contro i nostri pescherecci.
Nel frattempo altre navi della Marina militare israeliana attaccavano piccole barche dei pescatori in Beit Lahia. Hanno chiesto ai pescatori di tuffarsi in acqua, come chiedono di solito, e di salire sulla nave israeliana. I soldati hanno sparato al motore di una barca ed hanno letteralmente bombardato un’altra barca, che è affondata.
Totalmente, 9 pescatori sono stati arrestati oggi, tutti sono stati rilasciati, tranne Mohammed Al Hesy.
Un peschereccio è stato confiscato, una piccola barca bombardata, un motore di un’altra barca distrutto, ed un’altra barca ancora è stata colpita da proiettili al motore.
A volte il mio spot device non funzionava. Improvvisamente, mentre eravamo un po’più a sud, sono apparsi in cielo un aereo militare ed un elicottero, e si muovevano in coordinamento con la nave israeliana che ci seguiva. Da quel momento, non ho avuto più segnale nel cellulare, e lo spot device ha smesso di funzionare per un po’. Non so davvero cosa avevano intenzione di fare, ma la situazione era surreale. Ero spaventata dall’idea che avrebbero potuto bombardare in mare. Di sicuro, credo che la loro intenzione era proprio di tagliare la comunicazione. A presto report dettagliato.
Mercoledì 28 novembre
ore  3.42:   27 november 2012
This morning we went to accompany the farmers near the border in Khan Younis. The Israeli soldiers started shooting against us and against the farmers. The farmers were planting a field with weat.
According to the negotiations after the war, the farmers have the right to plant their own land near the border and the soldiers don’t have to shoot against the civilians. There is no more “No go zone”, but the Israeli soldiers continue imposing the No go zone by shooting.

I want to ask to Egypt to intervene in order to impose to the Israeli soldiers to stop shooting against the farmers, to stop these human rights violations, and to respect the truce.
Martedì 27 novembre
ore  4.09:    Oggi si è tenuto un evento organizzato dal governo per ricordare i 3 giornalisti uccisi nei bombardamenti. Il primo ministro Ismail Haniyeh ha consegnato dei premi alle famiglie delle 3 vittime e agli altri giornalisti rimasti feriti. Hussam Mohammed Salama, 30 anni, e Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni, cameramen della televisione al-Aqsa, erano in auto segnata dalla scritta “TV” e si stavano dirigendo allo Shifa hospital per filmare l’arrivo delle vittime, quando un aereo militare israeliano ha lanciato un missile direttamente sulla loro auto, uccidendoli. Il terzo giornalista, Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, era manager della televisione al-Quds, ucciso da un missile mentre stava camminando con un amico in Deir el Balah. Nel corso dell’operazione militare, molti sono stati gli attacchi contro televisioni, centri media, uffici stampa e stazioni radio per impedire la comunicazione.

Questi attacchi mirano ad impedire ai giornalisti di riportare le violazioni di diritti umani commesse dall’esercito israeliano contro i civili di Gaza.
Durante l’evento di oggi, il padre di Hussam Salama, ha interrotto il suo discorso a causa del dolore per la perdita del figlio, troppo forte la commozione.
Questo è il prezzo per la verità. Mi sento ulteriormente coinvolta perché quella strada dove i due giornalisti sono stati uccisi è la stessa che io percorrevo in auto ogni giorno per spostarmi dalla casa allo Shifa hospital. A volte, per essere più sicuri, abbiamo utilizzato una macchina con la scritta “TV” sopra. Credendo erroneamente che la scritta “TV” ci avesse protetti dai bombardamenti… Nel vostro ricordo, noi continueremo, sempre.
Lunedì 26 novembre
ore 22.35:    oggi i caccia F-16 si sono divertiti a creare cerchi nel cielo di Gaza. non so cosa significhino.
forse vogliono solo ricordarci continuamente la loro presenza.
ore 22.08:    oggi mi ero proposta di andare a comprare le lenti a contatto al negozio a cui vado di solito. La mia miopia non mi consente di farne a meno e portare gli occhiali per terreni o strade dissestate è assolutamente scomodo. Camminavo lì, vicino la piazza di Saraya, eppure non trovavo il negozio. Ho proseguito camminando sulla strada principale, poi mi son fermata ed ho percorso la stessa strada all’indietro. Mi dicevo che forse, con la mente stanca, l’avevo superato e non ci avevo fatto caso. Ricordavo era lì, quasi di fronte al complesso governamentale Abu Khadra, ora completamente distrutto. Macerie su macerie. Sui marciapiedi, tanti negozianti intenti a riparare con saldatori in mano le porte dei propri negozi ampiamente danneggiati. “Eccolo”, mi dice una ragazza a cui avevo chiesto dove fosse finito il negozio che cercavo. Una porta si apre nella serranda, all’interno del negozio il soffitto è crollato, quel grazioso legno dipinto di rosa ora pendeva verso il pavimento grigio. Nessun modello di paio di occhiali nel negozio, ed il negozio ne perdeva in lucentezza ed era immerso nella polvere della distruzione. Il proprietario mi ha invitato ad accomodarmi ed a bere un caffè. Intanto un suo collaboratore cercava di aggiustare la porta. Poi anche il proprietario si è messo al lavoro, improvvisamente un altro pezzo del soffitto è caduto a terra insieme ad un vetro che si è rotto in migliaia di pezzi. Intanto io bevevo il mio caffè seduta su una sedia impolverata tra le macerie. Il tavolo era segnato da un grande morso come mangiato dall’esplosione. “Ci vorranno almeno 10 giorni per iniziare di nuovo a lavorare”, mi ha detto. Poi alcune persone sono venute a fargli visita. “Alhamdulilah”, lui ha detto ed anche gli altri. Certo, in fondo è andata bene, e giorno dopo giorno ricostruiremo, fra 10 giorni si rinizia a lavorare. Ed io pensavo a quanto fosse forte e dignitosa Gaza.
Domenica 25 novembre
ore 11.50:   al momento della tregua, con il grande staff dello Shifa hospital   i will never forget
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