‘Contro le nuove misure di umiliazione di Israele’, iniziative a Gaza dei familiari dei detenuti

Scritto il 2011-07-01 in News

Gaza – Speciale InfoPal. Le recenti misure punitive adottate a Israele nei confronti di detenuti e prigionieri palestinesi hanno riportato alla luce tutte le preoccupazioni dei familiari che in esse vedono “un mezzo della politica arbitraria e ingiustificata israeliana per violare i diritti umani”.

I nuovi provvedimenti per la repressione nelle prigioni israeliane vanno dal divieto ad avere contatti con i familiari (visite) alla possibilità di acquistare cibo dalla mensa del carcere. Inoltre, Israele esercita gravi pressioni psicologiche sui detenuti attraverso l’imposizione dell’obbligo di indossare un uniforme di colore arancione, riportando alla mente un altro contesto, ben noto a livello mondiale: Guantanamo.

E ancora, restrizioni negli orari di apertura delle celle e confisca dei beni personali come le radioline e il divieto allo studio nelle carceri.

Iniziative in sostegno ai prigionieri e di denuncia. Nella settimana che sta per concludersi, la società civile della Striscia di Gaza ha organizzato più di un evento in solidarietà ai prigionieri, di condanna per le decisioni israeliane e per chiedere alle fazioni della resistenza palestinesi di non cedere in eventuali accordi per lo scambio dei prigionieri nei quali Israele tende a porre gravi condizioni ai palestinesi per raggiungere la liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit.

Ancora una volta, è stata la sede del quartier generale della Croce rossa internazionale (Icrc) a fare da punto di raduno dei familiari.

Nelle prigioni dell’occupazione israeliane intanto la situazione è rovente. A tal proposito, il nostro corrispondente dalla Striscia di Gaza ha incontrato Yousef ‘Aqel, fratello del prigioniero palestinese Khamis Walid ‘Aqel detenuto da circa 20 anni.
Yousef ha raccontato che, l’ultima volta in cui Walid era riuscito ad avere un contatto con i familiari è stato poche ore prima dell’entrata in vigore di questo provvedimento.

Yousef è rabbioso per le notizie su trasferimenti e isolamenti che giungono ogni giorno dai vari centri di detenzione di Israele. “Anche queste misure sono atte a umiliarli e a impedire qualunque contatto umano tra i prigionieri”. Essi procalamano frequenti scioperi della fame e, per queste loro misure di protesta, vengono continuamente perseguitati in cella dagli ufficiali israeliani.

Isolamento e obblighi d’ispezione, costretti a denudarsi e a indossare un uniforme arancione: per Yousef anche queste sono decisioni che all’esterno preoccupano tutti e che vanno interpretate per l’obiettivo che si pongono: “umiliare il prigioniero e i rispettivi leader detenuti, dai quali l’obbligo di indossare quell’uniforme partirà”.

Questa situazione è il prodotto di un periodo caratterizzato da tentativi israeliani di estorcere informazioni utili alla liberazione del caporale israeliano nelle mani della resistenza palestinese.
Per i leader palestinesi, le nuove misure – preannunciate in passato – dimostrano la frustrazione israeliana per aver fallito.

Poi, si incontrano le madri dei prigionieri. Una di esse non vede il proprio caro da sette anni – era stato arrestato presso il valico di Beit Hannun (Eretz) e un’altra esprime la propria ansia per lo stato psichico della figlia detenuta in una carcere israeliano.

I prigionieri palestinesi malati. La minaccia che queste misure costituiscono vale per tutti, ma sono i detenuti che periscono nelle prigioni di Israele in un precario stato di salute, o che soffrono gravi patologie coloro ai quali va l’attenzione dei più in questi giorni.

Il ministero per gli Affari dei prigionieri aveva avvertito: “Israele ha raggiunto livelli di indifferenza verso lo stato dei nostri connazionali in grave stato di salute, tanto da mettere a rischio la vita di molti di loro. Israele nega deliberatamente le cure di base e somministra loro sedativi molto forti e nocivi”.

Dopo essersi intrattenuto con la gente presente a questo raduno, il nostro corrispondente ha raggiunto per telefono Riyad al-Ashqar, responsabile per l’informazione del ministero.
“Le notizie che ci giungono sono strazianti per tutti. L’indifferenza mostrata da realtà per i diritti umani è ancora più angosciante. Stiamo parlando di 7mila palestinesi che vengono umiliati e trattati secondo questi nuovi criteri da Israele, in nome di un soldato israeliano, catturato a Gaza mentre era impegnato a mitragliare abitazioni civili palestinesi dall’alto di un carro armato israeliano”.

Come i familiari dei detenuti, anche al-Ashqar chede alle fazioni palestinesi di restare vigili in circostanze in cui si parlerà di “scambio dei prigionieri”.

 © Agenzia stampa Infopal
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