Convegno con vista

Dalle auto continuano a scendere diplomatici che si affrettano a raggiungere la sala, dove la Conferenza internazionale sta offrendo da stamattina, alle televisioni e ai giornalisti, la presenza di personalità eccezionali, come l’attesissimo prof. William Shabas, atterrato da Londra per portare il contributo del massimo esperto mondiale di diritto internazionale. Il panel è davvero mondiale, anche se capita di vedere alternarsi sul palco il famoso avvocato newyorchese Ruben Carranza e l’esuberante Sheerin Al-Araj, donna del vicino villaggio di Al Walajeh, leader del coordinamento dei comitati di resistenza popolare palestinese.
Ma dove si sta svolgendo questo importante meeting internazionale? E perché è stato organizzato proprio oggi, 9 luglio 2012? E come si potrebbe tradurre il titolo che campeggia sopra il palco?

Mi distraggo per un istante e immagino – con un tocco di fantasia assolutamente corrispondente alla realtà – che invece della parete del palco ci sia una grande… finestra, un vetro che faccia vedere ai convegnisti ciò sta in questo momento qui fuori, cioè una piccola parte di quei settecento chilometri di muro di cemento che sono esattamente l’oggetto del Convegno: 10 ANNI DI MURO DI ANNESSIONE, TOO LONG.

Come tradurre questo “too long”? Se 10 anni vi sembrano pochi… 10 anni di muro sono davvero troppi! Anche perchè in realtà sono 12, gli anni, dall’inizio di questo incubo! Ma il 9 luglio 2012, dieci anni fa, la comunità internazionale, riunita a L’Aja, aveva detto stop. Aveva detto agli israeliani fermatevi, abbattete e tornate indietro. O, almeno, costruite barriere lungo il legittimo confine.
10 anni di muro di apartheid sono “una lezione da imparare per una strategia futura”.
Betlemme sta oggi ospitando un meeting che non arriverà nemmeno in coda ai nostro TG. Le cuffie continuano a tradurre in tutte le lingue del mondo quella condanna che abbiamo sentito ripetere senza poi veder applicata nei fatti alcuna decisione della Corte internazionale di giustizia o dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Lasciatemi solo per un istante sognare che in questa sala ci sia almeno un segretario di mr. Obama, di qualche leader di questa Europa connivente o del nostro ministro degli esteri italiano, che in più occasioni ha dichiarato “la vicinanza dell’Italia ad Israele e alla sua politica di sicurezza”. Ma se ritorno alla realtà non posso non pensare che anche la piccola presenza qui, oggi, di BoccheScucite e della campagna Ponti e non Muri di Pax Christi sia un segno concreto della ferma e ostinata volontà di migliaia di italiani di non tacere ciò che da 10 anni gli esperti ripetono: La condanna è chiarissima. Il muro è illegale e ha già rubato oltre 500 chilometri quadrati di terra palestinese, intrappolando più di 350.000 persone tra il muro e la linea verde. In 12 anni Israele ha usato il muro per devastare la Palestina, per allargare gli insediamenti, per frantumare la vita sociale ed economica di un intero popolo, per compromettere irreparabilmente il processo di pace.

Con un po’ di orgoglio applaudo all’intervento della nostra connazionale Grazia Careccia che sta ora presentando l’esempio del suo lavoro di denuncia che ha messo al muro la potentissima multinazionale RIWAL, l’industria produttrice delle ruspe utilizzate per la costruzione del muro di apartheid.
Pazientemente sistemo nella cartellina del convegno il materiale che Ong e Organismi internazionali come l’Onu e Amnesty International hanno pubblicato per l’occasione e certamente non interesserà a nessuno sapere che, al mio rientro in Italia, questa stessa cartellina del convegno sarà diventata oggetto di una stupita e scandalizzata verifica sul banco del check-in dell’aeroporto Ben Gurion da parte di una giovane funzionaria della sicurezza israeliana. D’altra parte, lo slogan del meeting campeggia a caratteri cubitali in primo piano rispetto ad una foto del muro:
…”10 YEARS, TOO LONG”

Nandino Capovilla per BoccheScucite

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