Coordinatore Onu per il MO: gli insediamenti israeliani sono illegittimi

Apartheid e pulizia etnica Evidenza – 8/6/2012

 

Ma’an e InfoPal. ”Gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati della Cisgiordania sono illegali”: è quanto ha dichiarato ieri, giovedì 7 giugno, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, facendosi portavoce del pensiero della “comunità internazionale”.

In un comunicato, Robert Serry ha affermato che gli insediamenti israeliani sono contrari al diritto internazionale “sia costruiti su terreni privati ​​palestinesi o dovunque altro nel territorio palestinese occupato”.

I recenti annunci da parte del governo d’Israele sull’aggiunta di 300 unità a Beit El, in piena Cisgiordania occupata, sono “profondamente preoccupanti” per il coordinatore speciale.

Egli ha ribadito un recente monito al Consiglio di Sicurezza: “Se le parti non colgono l’opportunità attuale, dovrebbero pensare che le conseguenze non sono solo il rallentamento del processo verso la soluzione di due stati. Potrebbe implicare il cammino verso la realtà di ‘uno stato’, che ci allontanerebbe ancora di più dalla pace nella regione nello spirito dell’Iniziativa di pace araba”.

Israele si è scrollata di dosso le critiche degli Stati Uniti al piano di costruzione di altre 851 case per i coloni – progetti che sembrano volti a placare l’ira di questi nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu -, affermando, attraverso le dichiarazioni del ministro per la Costruzione e l’Abitazione, Ariel Attias, alla Radio dell’Esercito, che “loro (gli Usa, ndr) hanno bisogno di condannare. Noi abbiamo bisogno di costruire”.

Affrontando i coloni e i loro sostenitori in parlamento e nel suo partito, il Likud, Netanyahu ha liquidato un tentativo di parlamentari ultra-nazionalisti di “legalizzare” tutte le abitazioni dei coloni su terreni privati ​​palestinesi in Cisgiordania.

Il disegno di legge era stato proposto dopo che la Corte Suprema aveva ordinato la rimozione, a partire dal 1° luglio, di cinque edifici residenziali costruiti su terreni palestinesi nell’insediamento di Beit El.

Netanyahu aveva affermato di non avere altra scelta che quella di rispettare la sentenza, cosa che lo ha posto in contrasto con un gruppo sempre più aggressivo di attivisti e parlamentari pro-coloni nel suo partito.

Il premier ha fatto i salti mortali per ammorbidire il “colpo” promettendo di costruire 851 nuove case negli insediamenti in Cisgiordania.

Washington ha ripetutamente criticato Israele per l’espansione degli insediamenti, e, attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner, ha affermato: “Diciamo molto chiaramente che la continua attività di insediamento israeliano in Cisgiordania mina gli sforzi di pace e contraddice gli impegni e obblighi israeliani”.

© Agenzia stampa Infopal
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