COS’E’ IL GIORNO DELLA NAKBA? Ecco la verità che i media mainstream non dicono.

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Cos’è il Giorno della Nakba? Ecco la verità che i media mainstream non dicono.

Il rapporto del New York Times sul significato del Giorno della Nakba mostra come i media main stream sistematicamente cancellino dalla Storia la pulizia etnica della Palestina.

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Jeremy Hammond – Jun 03,2019

Jeremy Hammond spiega come i media mainstream nascondano la verità sui crimini commessi dai sionisti contro i Palestinesi negli anni ’40, prima della creazione dello Stato ebraico razzista.

Il 15 maggio in Palestina segna il  Giorno della Nakba, che commemora la pulizia etnica della maggior parte degli abitanti arabi della Palestina nel 1948, un crimine compiuto dalle forze sioniste per creare uno “Stato ebraico”. Ma non è così che lo spiegano i media occidentali. Al-Nakba- termine arabo  per “La Catastrofe” – è cancellato dalla storia. Il New York Times, il “giornale dei records ” americano e probabilmente il giornale più influente al mondo, costituisce un utile caso di studio.

Per la Nakba, il Times dà una spiegazione direttamente presa dalla propaganda sionista, sostenendo semplicemente che il giorno della Nakba è quando i Palestinesi lamentano la formazione  di Israele nel 1948, come se i Palestinesi non avessero motivo di lamentarsi se non  per un apparente odio verso gli Ebrei.

A volte, nel presentare la narrativa sionista, il Times riconosce che centinaia di migliaia di Palestinesi divennero rifugiati nel 1948, ma questo è semplicemente rappresentato come conseguenza di una guerra avviata dagli Arabi contro il nuovo Stato di Israele, dando nuovamente ai lettori la stessa falsa impressione che gli Arabi fossero gli aggressori, e senza una ragionevole causa.

A volte, il Times riconosce che molti villaggi arabi furono anche distrutti, ma raramente viene menzionato che furono centinaia.

In rare occasioni, in passato, il Times ha usato il termine “pulizia etnica” nel contesto della fondazione di Israele e nella successiva crisi dei rifugiati palestinesi che persiste fino ad oggi. Ma l’applicazione di questo termine a ciò che accadde nel 1948 era caratterizzata da dubbi e controversie.

Ciò è piuttosto sconcertante per un giornale che nel 1979 riportava come l’ex Primo Ministro Yitzhak Rabin avesse fornito un resoconto di prima mano di come i civili palestinesi fossero stati deliberatamente espulsi dalle loro case dalle forze sioniste.

Naturalmente c’è chi nega che ciò che accadde possa essere definito come pulizia etnica, ma queste smentite sono semplicemente insostenibili. Lo storico israeliano Benny Morris, ad esempio, ha sostenuto che il termine “pulizia etnica” non possa essere applicato, nonostante la ricerca che ha pubblicato dimostri che la pulizia etnica è esattamente ciò che accadde.

Come riportato nel mio libro “Ostacolo alla pace: il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto israelo-palestinese”, nel 2011 si verificò un episodio particolarmente illuminante rispetto a come il New York Times inganna deliberatamente i suoi lettori.

La narrativa del Times

Il 14 maggio di quell’anno, Ethan Bronner scrisse sul Times: “Dopo che il 14 maggio 1948 Israele dichiarò l’indipendenza, gli eserciti dei vicini Stati arabi attaccarono la nuova nazione; durante la guerra che seguì, centinaia di migliaia di Palestinesi fuggirono o furono cacciati dalle loro case dalle forze israeliane. Anche centinaia di villaggi palestinesi furono distrutti “.

Un lettore scrisse ai redattori per obiettare al Times che centinaia di migliaia di Arabi erano già stati espulsi dalle loro case prima che i Sionisti dichiarassero unilateralmente l’esistenza del loro “Stato ebraico”, il 14 maggio 1948.

Il redattore, Arthur S Brisbane, riferì la risposta di Bronner secondo il quale “l’articolo aveva a disposizione uno spazio limitato e il suo scopo non era quello di raccontare  la storia completa”.

In altre parole, né il signor Bronner né i suoi redattori consideravano il fatto particolarmente rilevante e, a causa dei limiti di spazio, non si poteva fare altro che ingannare i lettori facendogli credere che le fughe e le espulsioni iniziarono solo dopo che i vicini Stati arabi avevano inviato i loro eserciti in Palestina.

Possiamo dimostrare come questa fosse una scusa semplicemente riscrivendo la frase per raccontare  con precisione ciò che accadde utilizzando  lo stesso numero di parole: quando il 14 maggio 1948  venne  dichiarato lo Stato di Israele , dai vicini Paesi  arabi furono inviati gli eserciti per cercare di fermare la pulizia etnica già in corso da diversi mesi. Centinaia di migliaia di Palestinesi  erano fuggiti  o erano stati espulsi dalle loro case.

Lo scopo del Times

C’è solo uno scopo  che spiega l’inganno del Times: cancellare la pulizia etnica dalla Storia. Ciò  è in linea con la funzione che i principali media hanno: produrre consenso pubblico per le politiche del governo.

Così come i media nel 2003  sposarono la propaganda di Stato per  ottenere il consenso per la guerra illegale di aggressione del governo degli Stati Uniti contro l’Iraq, ora fanno propaganda per suscitare consenso verso la politica del governo degli Stati Uniti nel sostenere i crimini di Israele contro i Palestinesi.

Cancellando i crimini dei Sionisti contro i Palestinesi, i media nascondono la complicità dei governi occidentali con gli stessi.

Infatti, la pulizia etnica fu un crimine facilitato, sulla scia della Prima Guerra Mondiale, dalle potenze alleate vittoriose, in particolare dalla Gran Bretagna, che dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano sconfitto impose un’occupazione belligerante della Palestina proprio per negare agli abitanti della  Palestina il diritto all’autodeterminazione, affinché il progetto sionista potesse procedere rapidamente e riconvertire  demograficamente  il territorio arabo in uno “Stato ebraico”.

In ultima analisi, la linea politica istituita nel 1917 dalla famigerata Dichiarazione Balfour della Gran Bretagna, facilitò la pulizia etnica della maggior parte della popolazione araba dalle loro case in Palestina, al fine di farvi insediare Israele.

Quando i Sionisti, unilateralmente e senza alcuna autorità legale, dichiararono l’esistenza dello Stato di Israele il 14 maggio 1948, più di un quarto di milione di Arabi erano già diventati rifugiati. Quando nel 1949 furono tracciate le linee di armistizio, più di 700.000 Palestinesi erano già stati  etnicamente eradicati. La ragione per cui questa crisi dei rifugiati persistite fino ad oggi è perché Israele si rifiuta di permettere ai rifugiati palestinesi di esercitare il loro diritto, riconosciuto a livello internazionale, di tornare in patria.

Pregiudizi istituzionalizzati

C’è un tale pregiudizio istituzionalizzato nei media mainstream occidentali verso il conflitto israelo-palestinese, che il fatto che le operazioni di pulizia etnica fossero già in corso prima che i vicini stati arabi intervenissero militarmente in Palestina è considerato irrilevante. La rivelazione di tali fatti non porta i lettori verso le conclusioni desiderate.

La spiegazione del New York Times su cosa significhi “Nakba Day” per i Palestinesi  mostra come i media cerchino di nascondere al grande pubblico importanti fatti storici per legittimare il crimine efferato con cui lo “Stato ebraico” è nato e come vi sia stata la complicità dei governi occidentali.

Ma la verità non può essere nascosta per sempre alle masse. I fatti storici, certamente non grazie ai principali media, stanno diventando noti a un numero sempre crescente di persone, spingendo molti a diventare attivi nella lotta per una pace giusta.

I governi del mondo non  hanno intenzione di finire il lavoro. I media tradizionali si rifiutano di farlo. Spetta a noi influenzare il cambio di paradigma necessario per realizzare una pace giusta. Significa dare alle persone le conoscenze di cui hanno bisogno per poter parlare e contribuire a influenzare quel cambiamento che ho scritto nel mio libro “Ostacolo alla pace: il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto israelo-palestinese”.

Senza il sostegno degli Stati Uniti, Israele semplicemente non sarebbe in grado di sostenere il suo regime di occupazione. Affrontare il cambio di paradigma necessario affinché non sia più politicamente sostenibile per gli Stati Uniti sostenere i crimini di Israele contro i Palestinesi – o impedire che  i maggiori media continuino a ingannare il pubblico sull’essenza fondamentale del conflitto – dovrebbe quindi essere l’obiettivo primario degli attivisti nella lotta per una pace giusta.

In particolare, gli attivisti americani hanno una speciale  responsabilità a tale riguardo.

Foreign Policy Journal

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Palestine Post 24.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

 

 

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