Cos’è rimasto sul tavolo? – di Paola Caridi

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E’ come quando si sbarazzo un tavolo. Si toglie una cosa alla volta, e alla fine rimane una tovaglia su cui restano solo briciole. Il presidente USA Donald Trump ha cominciato, alla fine dello scorso anno, togliendo dal tavolo negoziale Israele-palestinese la questione di Gerusalemme. Gerusalemme è capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele. La rivendicazione palestinese, contenuta negli accordi di Oslo, su Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati, di Israele e Palestina, non fa più parte, per gli Stati Uniti di Trump, dei negoziati. Via.

Così è accaduto per la questione dei rifugiati palestinesi, cuore del riconoscimento (storico e politico) di quando è successo nel 1948. La creazione dello Stato di Israele cristallizza la cacciata dei palestinesi dalla terra a ovest della Linea Verde e la nascita della questione del rifugio. Trump ha deciso che gli Stati Uniti non finanzieranno più l’agenzia creata appositamente dall’Onu per occuparsi dei profughi palestinesi e indicare, in questo modo, che c’è una ingiustizia da sanare. Dunque, la questione dei rifugiati palestinesi è stata tolta dal tavolo negoziale.

Gli Stati Uniti, ora, non finanziano neanche più gli ospedali palestinesi a Gerusalemme, cancellando (dal punto di vista dell’immaginario simbolico) la stessa presenza palestinese.

Via. Non li paghiamo. Non esistono.

La ‘linea Trump’ alla questione Israele-palestinese passa per i soldi. Follow the money. Ma le questioni internazionali non si risolvono così, neanche quando si ha il coltello dalla parte del manico. Il mondo è decisamente più complicato.

 

Cos’è rimasto sul tavolo? – di Paola Caridi

Cos’è rimasto sul tavolo?

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