Così l’Italia non aiuta né Israele né la pace

Flavio Lotti, Tavola per la Pace

Chiunque voglia aiutare gli israeliani e i palestinesi a fare la pace, sa che deve considerare in modo equilibrato le ragioni degli uni e degli altri. La scelta del Presidente del Consiglio Berlusconi di schierare l’Italia a fianco di una sola delle due parti in conflitto (Israele) ci impedisce di svolgere qualsiasi ruolo di pace. Da oggi l’Italia è diventata chiaramente parte del conflitto e non strumento per la sua soluzione. Questa scelta provocherà gravi danni anche al nostro paese, è contraria al nostro interesse nazionale e all’interesse dell’Europa, espone i cittadini italiani a nuovi inutili rischi, riduce drammaticamente la nostra credibilità in Europa e nel mondo, indebolisce l’Unione Europea e gli sforzi di rafforzare il suo ruolo di pace in Medio Oriente attorno ad una posizione comune, colpisce le forze di pace che operano tra molte difficoltà in Israele e in Palestina, ci allontana dai paesi arabi moderati e indebolisce la loro proposta di pace, indebolisce le iniziative per la pace in Medio Oriente messe copiosamente in campo dalla società civile e dagli Enti Locali italiani, ci isola da tutti coloro che nel mondo stanno cercando di costruire la pace in Medio Oriente.

Per capire dove Berlusconi abbia trascinato l’Italia basta misurare la distanza che c’è tra i suoi discorsi pronunciati in Israele e la risoluzione sul processo di pace in Medio Oriente del Consiglio dell’Unione Europea dell’8 dicembre scorso. È impressionante: non una delle posizioni dell’Unione Europea è riecheggiata nelle parole del presidente Berlusconi (ad eccezione di un riferimento estemporaneo al congelamento delle colonie). La stessa preoccupante distanza si può misurare con le parole pronunciate dal presidente degli Stati Uniti nei suoi discorsi del Cairo e alle Nazioni Unite e da Papa Benedetto XVI nel suo viaggio in Medio Oriente. È una distanza politica ma anche morale. Nessun uomo di pace può permettersi di giustificare quello che è successo a Gaza, di ignorare le sofferenze e le domande di un popolo che vive ancora sotto occupazione, di chiudere gli occhi sul muro che lo soffoca.

Garantire la sicurezza di Israele è un obiettivo importante di cui l’Onu e l’Europa si devono fare carico. Ma tutti sanno che il solo modo per raggiungere davvero questo obiettivo è operare per chiudere quanto prima il conflitto israelo-palestinese che è la chiave della più ampia pace in Medio Oriente. I veri amici di Israele sono quelli che operano assiduamente a questo scopo nel rispetto della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani. Tutti sanno che non c’è nessuna speranza di garantire la sicurezza di Israele negando la sicurezza dei suoi vicini di casa, a cominciare dai palestinesi. Chi ignora questa realtà fa male a Israele quanto le bombe.

Il governo Berlusconi ha inoltre deciso di innalzare pesantemente il livello di scontro diplomatico con l’Iran con parole di fuoco e sanzioni. Ma perché, se si invocano le sanzioni contro l’Iran, non abbiamo ancora intaccato i nostri traffici commerciali con quel paese? Quanta sostanza c’è dietro questa decisione dell’Italia? Ma poi, siamo davvero sicuri che questa sia la strategia giusta per fermare la proliferazione nucleare in Medio Oriente e per favorire un cambio democratico in Iran?

La pace in Medio Oriente non ha bisogno di uomini di parte ma di seri operatori di pace. È tempo che i veri amici degli israeliani e dei palestinesi si facciano sentire. Nell’interesse di tutti.

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