Costruendo il consenso sulla Siria

REDAZIONE 15 SETTEMBRE 2013

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di Anthony DiMaggio

Edward Herman e Noam Chomsky divennero famosi quando scrissero il loro libro Manufacturing Consent, piu’ di 20 anni fa. La tesi centrale di quel libro –che le elites politiche e della comunicazione di massa costruiscono descrizioni propagandistiche per appoggiare la politica estera degli USA rimane rilevante oggi come sempre. La proposta di intervento militare in Siria da parte di Obama ne costituisce un esempio perfetto. L’appoggio dell’opinione pubblica per l’azione militare rimane piuttosto bassa- andando da un quarto a un terzo degli Americani, secondo le indagini statistiche recenti. La quota molto probabilmente cambiera’ nelle prossime settimane e mesi quando l’amministrazione intensifichera’ la retorica pro intervento militare e le elites politiche, i giornalisti e i rappresentanti dei mass media inbracceranno e faranno megafono per i suoi messaggi.

L’intervento in Libia nel 2011 ci fornisce una cornice del piano dell’amministrazione: difendere un intervento militare sotto forma di retorica umanitaria che colpisce il dittatore con accuse di abusi dei diritti umani; fare una serie di comizi pubblici per costruire un appoggio popolare per la guerra e, una volta che i militari si vengano a trovare sulla strada del pericolo, rilassarsi e godersi  l’aumentato supporto mentre gli Americani “si stringono attorno alla bandiera” per aiutare il conflitto. Questa formula si rivelo’ sufficiente  per ottenere il supporto popolare per l’intervento militare del 50—60 percento degli Americani al tempo dell’intevento in Libia e, molto probabilmente fara’ lo stesso per la Siria, una volta che il Congresso approvi i piani di Obama.

Il processo e’ gia’ stato avviato. Un comitato del senato ha gia’ votato 10 a 7 per autorizzare l’uso della forza  e una risoluzione sara’ molto probabilmente presentata alla camera dei deputati che ‘e controllata dai democratici. L’amministrazione di Obama ha monopolizzato, in larga parte, l’immagine della guerra civile in Siria nell’ultimo anno e mezzo sottolineando il fatto che gli USA sono seriamente preoccupati per gli abusi di Assad e l’uso di armi chimiche contro i ribelli e la popolazione civile. Un sondaggio fatto a Settembre dalla Pew Research Center ha rilevato che gli Americani sono convinti che cio’ che hanno “letto e sentito costituisce la chiara evidenza che il governo Siriano ha usato armi chimiche contro i civili”. E questo con una proporzione di due a uno a favore della tesi. Le genti assediate della Siria hanno bisogno di una mano dagli USA che li aiuti , dice Obama; un aiuto incondizionale preoccupato solo di salvaguardare la sicurezza di coloro che sono bersagliati delle Armi di Distruzione di Massa. La pretesa che il governo Siriano abbia usato armi chimiche contro la propria popolazione e’ stata accettata largamente nei circoli politici e nei mass media, nonostante il fatto che l’amministrazione non abbia ancora presentato nessuna evidenza concreta. La mancanza di evidenze concrete presentate dall’amministrazione rappresenta un problema particulare considerando che notizie apparse recentemente riportano che i gruppi ribelli possono, a loro volta,  aver usato  armi chimiche. Il governo Siriano potrebbe aver usato le armi, e questo stupirebbe poche persone, ma il punto importante e’ che l’amministrazione non ha fatto niente per prevenire l’uso di queste armi prima di annunciare la propria campagna guerrafondaia.

L’analisi delle notizie giornalistiche tramite il database accademico Lexis Nexis, suggerisce che durante l’inizio del 2012 e la prima meta’ del 2013 (due periodi durante i quali la stampa riporto’ notizie di guerra civile che si intensificava in Siria), la percentuale delle storie che si rifacevano a quella riportata dall’amministrazione di Obama superavano in modo significativo quelle che si rifacevano alla versione data dai  Deputati Repubblicani, con un rapporto di venti a uno punti percentuali. In altre parole, l’amministrazione aveva un vantaggio nettissimo sul controllo della narrativa sulla Siria – e questo succede regolarmente quando i presidenti si occupano di politica estera. Le notizie che riportavano che tutte e due le parti, il governo e i ribelli Siriani, sono ambedue responsabili di abusi di diritti umani e dell’uso di armi chimiche rappresentano un problema per l’immagine della Siria che Obama vuole trasmettere.

Secondo il Lexis Nexis le notizie che descrivevano questi due punti apparvero raramente nelle notizie riportate dai mass media Americani dal 2012 al 2013. Invece il quadro globale della Siria dipinto dai mass media enfatizzo’ la retorica di Obama sulla necessita’ di confrontare Assad, mentre allo stesso tempo sottileneava gli sforzi dei ribelli di far cadere il governo.  Coloro che hanno seguito attentamente le notizie sulla Siria, in modo molto prevedibile, si sono accodati alla versione del presidente. La mia analisi dei risultati del sondaggio del Pew Research Center del 2012 ha rivelato che coloro che hanno seguito “attentamente” o con “una certa attenzione” le notizie sulla Siria sono molto piu’ propensi ad appoggiare l’intervento militare USA e a fornire armi ai ribelli rispetto a coloro che non hanno prestato “nessuna” attenzione alle notizie sulla Siria. L’effetto dei contenuti dei mass media a favore dell’amministrazione tuttavia e’ stato parzialmente neutralizzato dal fatto che solo pochi Americani prestarono attenzione agli eventi in Siria dal 2012 fino all’inizio del 2013 (tipicamente meno del 50 percento degli intervistati nei sondaggi, quando la domanda fu posta). La copertura giornalistica e mediatica a favore dell’amministrazione produsse,molto probabilmente, un appoggio crescente per l’intervento militare verso la fine del 2013, dato che la vasta maggioranza degli Americani (piu’ del 60 percento, secondo sondaggi recenti) adesso prestano attenzione al modo in cui gli USA si stanno preparando alla guerra. Il supporto popolare sara’ necessario per muovere la bilancia a favore dell’intervento militare.

Obama ha chiaramente letto le scritte sui muri e ha visto i dati degli ultimi sondaggi che dimostrano che l’opposizione alla guerra persiste con una proporzione di due a uno contro l’intervento; da qui originano i suoi sforzi per ottenere l’appoggio del Congresso. Questo presidente vorrebbe distribuire le responsabilita’ dell’intervento militare tra se’ stesso e i membri del Congresso in uno sforzo ovvio atto a prevenire un ammutinamento pubblico centrato sull’esecutivo e anche per evitare la connotazione negativa del suo “lascito presidenziale”. Questo sforzo ha molto poco a che fare con la sua determinazione al rispetto delle regole legali, come dichiara Obama stesso (secondo la Costituzione il Congresso e non il presidente ha il potere di dichiarare la guerra). Obama ha mostrato disprezzo per il Congresso e un interesse minimo nell’assicurare una risoluzione congressuale prima dell’intervento in Libia nel 2011. Tuttavia, l’appoggio dei falchi Repubblicani e degli alleati Democratici sulla Siria aggiungera’ un elemento di “legittimazione” dello sforzo bellico che, probabilmente, aumentera’ l’appoggio popolare. Questo sembra venir fuori dal sondaggio della  NBC alla fine di Agosto che mostra che il 79 percento degli Americani pensano che “Obama dovrebbe essere costretto a ricevere l’appoggio del Congresso prima di impegnarsi militarmente in Siria”.

Obama fara’ un certo numero di comizi e discorsi pubblici (come fece ai tempi della Libia) appena prima che il conflitto inizi e lo sforzo sara’ quasi certamente ripagato con un appoggio crescente tra coloro che prestano attenzione alla retorica del presidente e alla sua opinione sulla Siria. I tirapiedi nei mass media si prosteranno davanti al presidente  per i suoi sforzi nel promuovere la “trasparenza” nel processo interventista presentando evidenze “definitive” e “chiarissime” che il governo Siriano ha usato armi chimiche –ovviamente senza preoccuparsi di far pressione affinche’ gli ispettori ritornino per verificare le presunte verita’. Infine, mentre i militari USA iniziano le ostilita’ molti daranno il loro appoggio, ancorche’ temporaneo, al presidente pretendendo di dimostrare il loro “appoggio ai militari” durante tempi difficili. Questo “effetto di coinvolgimento” ha accompagnato ogni guerra nella storia recente e non sara’ diverso per la Siria. La combinazione di questi tre sviluppi risultera’ in una maggioranza appena superiore, o forse piu’ grande, degli Americani che appoggiano un intevento limitato, senza che le truppe vengano stazionate a terra.

La nozione della “fabbricazione del consenso” sembra verificarsi in maniera perfetta, considerando che le opposizioni alla guerra vengono marginalizzate nel discorso politico. Alcuni di questi punti dovrebbero essere usati per rifletterci:

  • Perche’ gli Americani dovrebbero accettare la “linea rossa” nella sabbia stabilita   da Obama che detta l’intervento, basata sull’evidenza dell’ uso di armi chimiche da parte del governo Siriano? Alcune stime suggeriscono che approssimativamente 100.000 Siriani sono gia’ stati uccisi nella guerra civile. Sappiamo davvero quanti sono morti in consequenza dell’uso di armi chimiche rispetto alle armi convenzionali? Che cosa determina che una morte dovuta a veleni chimici sia piu’ moralmente ripugnante di una morte causata da armi convenzionali? Alle famiglie dei morti non gliene frega niente di questa distinzione. Un assassinio e’ un assassinio senza distinzione per il tipo di bomba usata. La giustificazione della “linea rossa” sembra essere poco piu’ di una linea propagandistica usata per richiamare l’appoggio pubblico per la guerra a spese del pensiero critico.
  • Dobbiamo davvero pensare che gli attacchi aerei disarmeranno il regime Siriano o perlomeno renderanno inservibili i depositi di armi chimiche? L’idea sembra davvero fantasiosa malgrado molti giornalisti accettano l’idea in maniera incondizionale. Coloro che hanno familiarita’ con  il processo di disarmo sanno che richiede la presenza di ispettori internazionali che devono, per prima cosa, identificare i depositi di armi proibite per poi essere in grado di emettere l’ordine di smantellamento. Senza queste indagini ci sono ottime ragioni per dubitare dell’assunto che una campagna di bombardamento sara’ efficace nel prevenire l’uso futuro di armi chimiche. I bombardamenti sembranno essere indirizzati al degrado delle capacita’ militari di Assad- piuttosto che per i suoi depositi di armi chimiche- cosi’ da fornire un’ opportunita’ ai ribelli Siriani per iniziare un’offensiva contro il governo. Obama non e’ stato onesto con il pubblico circa questa giustificazione per l’intervento.
  • Perche’ l’intervento militare e’ piu’ efficace dell’intensificazione delle sanzioni economiche? L’intensificazione delle sanzioni manda il messaggio che la repressione militare e’ inaccettabile e allo stesso tempo la nazione colpevole diventa sempre piu’ isolata dal resto del mondo. Questa soluzione avrebbe il vantaggio ulteriore di rimuovere la responsabilita’ degli USA per il bombardamento della massa di civili.

Pedippiu’, l’alternativa delle sanzioni assicura perlomeno che gli USA non determinano maggiore instabilita’ in Siria, in considerazione che la violenza potrebbe estendersi alle nazioni vicine. Gli attacchi di Hezbollah verrebbero certamente seguiti da incursioni di Israele nel Libano, cosi’ contribuendo a sempre maggiore instabilita’ nella regione in aggiunta a morte e distruzione.

*    Perche’ la Siria e perche’ adesso?

Ci sono molti esempi di regimi repressivi alleati che ricevono liberi lasciapassare riguardo gli abusi dei diritti umani. Alcune testimonianze suggeriscono che 600 civili furono uccisi durante le repressione recente da parte della dittatura Egiziana, alleata degli USA, con pochissimi riferimenti da parte del presidente, rispetto ai 1500 che morirono il mese scorso nel preteso attacco da parte del governo Siriano con armi chimiche. Una enorme quantita’ di abusi dei diritti umani da parte di dittatori appoggiati dagli USA ( o in nazioni con nessun valore strategico) hanno prodotto pochissimo o addirittura no interesse nel presidente USA. Per esempio: il governo Saudita e quello del Bahrain sui dimostranti nel Bahrain durante la primavera Araba; il genocidio, operato dal governo, dei civili a Darfur nello scorso decennio; la repressione militare di decine di migliaia di Kurdi da parte del governo Turco dal 1990 in avanti; l’uccisione di migliaia attraverso il genocidio in Rwanda durante gli anni ’90; l’occupazione e genocidio della popolazione di East Timor eseguito dal governo Indonesiano dal 1970 fino agli anni ’90; l’uso di gas velenosi contro i Kurdi da parte di Saddam Hussain durante la seconda meta’ degli anni ’80, quando il dittatore era un fedele collaboratore degli USA. Potremmo aggiungere altri esempi alla lista ma il punto importante e’ che gli alleati che abusano i diritti umani (o i responsabili di abusi nelle nazioni con valore strategico limitato) ricevono un lasciapassare, mentre coloro che vengono identificati come nemici dello stato (Libia e Siria quali esempi piu’ recenti) vengono fatti segno per via degli interessi geopolitici degli USA- il piu’ importante di tutti essendo costituito dal petrolio del Medio Oriente.

  • Cosa possiamo dire delle armi chimiche? Perche’ l’amministrazione di Obama dovrebbe aspettarsi che il pubblico accetti la sua versione dei fatti secondo la quale Assad ha usato le armi chimiche quando, letteralmente, nessuna evidenza e’ stata resa pubblica? Accettare semplicemente la retorica presidenziale senza evidenze concrete costituirebbe un errore tragico a fronte del modo in cui le notizie furono manipolate coscientemente e in maniera criminale da Bush quando voleva vendere la guerra in Iraq. Se risulta che tutte e due le parti in causa hanno usato armi chimiche, che cosa costituisce la base umanitaria o morale per l’intervento a favore dei ribelli- che, essi stessi, hanno ammassato un record orrendo di abusi dei diritti umani- contro il governo?
  • E le preoccupazioni di natura umanitaria? Pensiamo davvero che i bombardamenti di impianti militari localizzati entro le aree civili possano essere difesi sulla base di ragioni umanitarie? L’attacco di questi impianti portera’ molto probabilmente all’escalation degli abusi dei diritti umani in Siria, piuttosto che limitarli. E’ un fatto storico che la vasta maggioranza dei morti durante le guerre sono civili. Forse dovremmo smetterla di difendere le guerre usando la retorica mitica umanitaria quando sappiamo che esse producono distruzione e morte invece di aiuto umanitario.

Fino a oggi io ho visto pochissimi sforzi per rispondere a queste critiche. Queste domande e preoccupazioni sono venute fuori di tanto in tanto nei mass media, ma se la tendenza del passato continua, i mass media priviligeranno la versione del presidente rispetto alle opinioni contro la guerra. Alla fine della giornata la Siria sembra avere tutte le caratteristiche dello sforzo classico di “costruire il consenso” a favore della guerra.

Anthony DiMaggio ha un Ph.D. in scienze politiche dall’University of Illinois, Chicago. Ha insegnato Politiche Globali e del Governo Americano  in diversi Colleges e Universita’ ed e’ l’autore di diversi libri incluso Mass Media, Mass Propaganda (2008); When Media Goes to War (2010); Crashing the Tea Party (2011); e The Rise of Tea Party (2011). Egli sta completando un sulla retorica predisenziale: From Fear to Democracy: Presidential Rhetoric from the War on Terror to the Arab Spring, e puo’ essere raggiunto a: anthonydimaggio162@gmail.com

Da ZNet- Lo spirito della resistenza e’ Vivo

www.zetitaly.org

URL: www.counterpunch.org/2013/09/06/manufacturing-consent-on-syria/

Traduzione di : Francesco D’Alessandro

Copyright 2013 ZNet Italy- Licenza Creative Commons CC BY-NC- SA 3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/12325

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