Cremisan, stop temporaneo alla costruzione del muro

06 feb 2014

 cremisan

L’alta corte di Giustizia israeliana ha chiesto spiegazioni al ministero della Difesa sul percorso scelto.

Annunciate 558 nuove unità abitative nei Territori occupati

dalla redazione

Roma, 6 febbraio 2014, Nena News – L’alta Corte di Giustizia israeliana ha accolto qualche giorno fa la petizione degli abitanti della valle di Cremisan, in Cisgiordania, contro la costruzione del muro di separazione pianificato dal ministero della Difesa di Tel Aviv. Vittoria dei palestinesi? Non proprio. Perché lungi dal vietare la costruzione della barriera su quei terreni, il tribunale ha invece chiesto al governo di “spiegare” perché non sia stato proposto un percorso alternativo. E ha concesso due mesi per rispondere.

Il percorso del muro, così come proposto dal ministero della Difesa israeliano, taglierebbe in due la valle di Cremisan per far rientrare la colonia illegale di Har Gilo, stretta tra i villaggi di Beit Jala a est e al-Walaje a nord-ovest, nella municipalità di Gerusalemme. Le comunità di Battiral-Walaje e Beit Jalaperderebbero così l’accesso diretto ad alcuni nuclei abitativi e alla maggior parte dei terreni agricoli, che andrebbero a finire nel territorio annesso a Israele.

I possedimenti dei Salesiani nella valle di Cremisan verrebbero divisi in due: nei territori palestinesi rimarrebbe il convento, mentre il monastero andrebbe a finire al di là della barriera. I campi circostanti verrebbero espropriati e straziati comunque per il passaggio di una strada di collegamento tra il monastero e Gerusalemme. Per non parlare del campo profughi di Aida, alle porte di Betlemme: già circondato quasi completamente dal muro, potrebbe finire spezzato in due dai torrioni di cemento alti fino a otto metri sul suo lato occidentale.

Minacciato come non mai è il villaggio agricolo di Battir – di cui un terzo giace già nel territorio annesso da Israele – in lizza per una tutela dell’Unesco. Il suo sistema di canalizzazione risalente a 2.500 anni fa e le sue terrazze agricole verranno in parte distrutti dal passaggio del muro, nonostante il ministero della Difesa abbia assicurato che “l’impatto sulle terrazze sarà limitato, solo la prima fila sarà parzialmente interessata”.

In un’udienza la scorsa settimana, il Consiglio per la Pace e la Sicurezza, un gruppo di ex funzionari della sicurezza israeliani di alto rango, ha proposto un percorso alternativo per la barriera che, a detta sua, “salverebbe la maggior parte delle terre degli abitanti del villaggio e garantirebbe meglio le esigenze di sicurezza di Israele”. La data limite per la risposta del governo al “perché altre alternative alla strada del muro non sono state esaminate” sarà il 10 aprile. E non è escluso che Tel Aviv presenti un piano alternativo, che ruberà altre terre a qualcun altro.

Intanto, per  alcuni, torna la speranza. “La decisione del tribunale – ha detto all’AFP Zvi Avni, consulente legale per la Società di San Yves, che rappresenta il convento salesiano e la sua scuola –  indica il fatto che la corte non è incline ad adottare la posizione dello Stato.

Se la questione del muro è temporaneamente sospesa, continua invece l’ampliamento degli insediamenti illegali nei Territori palestinesi occupati. Ieri il consiglio comunale di Gerusalemme, durante una sessione del comitato di pianificazione locale, ha comunicato che i permessi di costruzione sono stati concessi a una manciata di imprenditori privati:  386 nuove unità verranno edificate a Har Homa, 136 a Neve Yaakov e 36 a Pisgat Zeev. Nena News.

Cremisan, stop temporaneo alla costruzione del muro

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