Cronache e crimini quotidiani dalla Cisgiordania: SPECIALE GAZA “PIOMBO FUSO” 4 anni dopo…

Venerdì 28 dicembre 2012

IMPORTANTE DOCUMENTO SU PIOMBO FUSO.

6 VIDEO DA GUARDARE E ASCOLTARE CON ATTENZIONE

Link per accedere a tutti i video

:http://www.youtube.com/playlist?list=PLjSmXz7jYqJvUYwMIQr8OOnYdCAoFTTD4

Terminata l’operazione Piombo Fuso, il 18 gennaio 2009, gli attivisti della ONG pacifista israeliana “Breaking the Silence” decisero di aprire immediatamente un’indagine indipendente sulla condotta dell’Esercito di Tel Aviv durante le tre settimane delle offensiva contro la Striscia di Gaza.
L’imponente dispiegamento di forze e la violenza senza precedenti con cui Israele aveva attaccato città e villaggi nella Striscia uccidendo più di 1400 palestinesi, per lo più civili, segnalavano una svolta inquietante nelle scelte politiche e militari del Governo israeliano in merito al conflitto contro i palestinesi.
Alla pubblicazione dei risultati dell’inchiesta, la ONG pacifista fu duramente attaccata dai media israeliani e la credibilità dell’inchiesta fu messa in discussione soprattutto perché la maggior parte dei reduci che avevano accettato di parlare davanti alle telecamere avevano chiesto di essere resi irriconoscibili nelle immagini, tuttavia i contenuti sconcertanti delle loro testimonianze non passarono inosservati tanto che in seguito esse furono inserite tra gli atti dell’indagine della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite incaricata di far luce sui crimini di guerra e contro l’umanità probabilmente commessi dalle Forze Armate Israeliane durante l’Operazione Piombo Fuso.
Israele negò ogni forma di collaborazione a tale inchiesta e, anzi, fece il possibile per ostacolarne il regolare svolgimento negando addirittura il permesso di transito sul proprio territorio agli incaricati delle Nazioni Unite i quali furono costretti a passare attraverso l’Egitto per interrogare i testimoni a Gaza.
L’indagine della Commissione ONU presieduta dal Giudice R.Goldstone giunse alla conclusione che i sospetti nei confronti dell’Esercito Israeliano si basavano su prove più che circostanziate e chiese il processo dei responsabili politici e militari israeliani presso il Tribunale Internazionale dell’Aja. Israele respinse fermamente ogni accusa e non accettò di essere sottoposto a giudizio.
Dopo circa un anno il Giudice Goldstone (sudafricano di origini ebraiche), in aperto contrasto con gli altri membri della Commissione ONU, abiurò il verdetto dell’indagine affossando di fatto ogni possibilità che i responsabili dei crimini commessi dalle Forze Armate Israeliane a Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso (Cast Lead) fossero processati e giudicati da un tribunale internazionale.
Ancora in attesa di giustizia, la cosiddetta Comunità internazionale e la popolazione palestinese assistono in silenzio a nuovi massacri (Operation “Pillar of Defense”, Gaza, 2012).

In questi video, Yehuda Shaul, ex sergente dell’esercito israeliano e fondatore della ONG pacifista Breaking the Silence, ci aiuta a comprendere il significato e il peso delle testimonianze rese dai reduci dell’operazione Piombo Fuso durante l’indagine condotta dalla sua organizzazione e gentilmente concesse per la pubblicazione di questo documento.

– Intervista a Yehuda Shaul realizzata da Alberto Gigante – Gerusalemme, marzo 2011)

– Video-testimonianze per gentile concessione di Breaking the Silence.

Per saperne di più sulla ONG pacifista israeliana:www.breakingthesilence.org.il

– Riprese e montaggio:
Alberto Gigante

– Traduzioni a cura di:
Francesca Marti
Alberto Gigante.

-jasmine-

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Giovedì 27 dicembre 2012

 

LA STORIA DELLA FAMIGLIA SAMOUNI, IL SIMBOLO DELL’ORRORE DI PIOMBO FUSO (video di animazione)

La storia di 4 bambini della famiglia allargata Samouni a Gaza. Con disegni animati esprimono quello che è successo a loro e la loro famiglia durante l’ Operazione Piombo fuso’ .

– Ciao, mi chiamo Mouna Samouni . Ho 12 anni . Ho vissuto tutta la mia vita a Zeitoun, Gaza .

– La mia strada è chiamata Samouni Street, perché tutti i miei parenti vivono lì.

– A gennaio 2009, qualcosa di molto brutto accadde nella mia strada.

– Non posso dimenticare cosa accadde e mi piacerebbe raccontarvi la storia della mia famiglia.

– Prima voglio farvi vedere com’era la mia strada prima della guerra.

– Samouni Street è una traversa della Salah Ad-Din Sreet, la grande strada che conduce a Gaza City.

– All’inizio di Samouni Street c’era un garage per parcheggiare le macchine.

– I miei parenti sono tutti agricoltori, così potete vedere tanti alberi e polli intorno alle case della mia famiglia.

– Mahmoud e Amal sono i miei vicini

– Ciao, io sono Amal Samouni , ho 10 anni e sono il cugino di Mouna

– Io sono Mahmoud Samouni, sono il fratello di Amal e ho 13 anni

– Questa è la moschea, dove la mia famiglia andava a pregare ogni giorno

– Quando girate a sinistra, trovate la casa di mio cugino Kanaan

– Ciao, io sono Kanaan Samouni e ho 14 anni

– Mi piace aiutare mio padre nei campi, raccogliere le arance e lavorare la terra con l’asino

– Il terzo giorno di gennaio 2009, al tramonto, sentimmo il suono di bombe e colpi molto vicini

– Eravamo spaventati, e decidemmo di andare nella casa della seconda moglie di mio padre, perché era più robusta della nostra casa

– Intorno alle 17, la famiglia di Kanaan entrò nella nostra casa. Eravamo in 18 persone in una stanza.

– Eravamo spaventati, e non potemmo dormire la notte perché sentivamo molti colpi intorno alla nostra casa

– Mi sembrava che stessero bombardando nei pressi di casa nostra

– La mattina presto, mio padre voleva prepararci la colazione. Lasciò la stanza, preparò il tè e mise a friggere alcune melanzane

– Ma pochi minuti più tardi sentimmo i passi dei soldati

– Poco più tardi, sentimmo un’esplosione

– I soldati entrarono in casa e cominciarono a sparare in giro

– Gridavano in ebraico che il padrone di casa doveva uscire fuori

– Mio padre decise di uscire. Ma appena fu fuori con le mani alzate,

– i soldati lo colpirono a morte davanti ai nostri occhi

– Cominciammo tutti a piangere e a urlare. Eravamo così spaventati e impauriti. Gridavamo in ebraico:” Per favore, siamo bambini, non sparateci!”

– I soldati giravano per casa e poi entrarono nella nostra stanza

– Mio fratello Ahmad, di soli quattro anni, fu colpito al petto

– Anche Kanaan e sua madre furono feriti dai proiettili dumdum

– I soldati entrarono nella stanza dei miei genitori, e distrussero i mobili

– Poi lanciarono una granata che appiccò il fuoco e la nostra stanza diventò piena di fumo

– Poiché non potevamo più respirare, i soldati ci condussero fuori e ci obbligarono ad andare in cucina

– Ci fu permesso di bere un po’ d’acqua

– Dopo vollero che lasciassimo la casa

– I soldati ci dissero di andare al vecchio insediamento di Nit Sarim, così cominciammo a camminare per la strada

– Amal era molto spaventato e corse via verso la casa di Mouna, mentre la moglie di mio zio Rached ci chiamava

– C’erano soldati sui tetti delle case che sparavano e ci gridavano. Dicevano che gli uomini si dovevano togliere i loro maglioni

– Decidemmo di nasconderci nella casa di mio zio Majed

– Rimanemmo là un giorno, tentando di chiamare un’ambulanza per tutto il tempo, perché Ahmad sanguinava ed era vicino a morire

– Alle ambulanze non era permesso entrare nella nostra area

– La mattina dopo il mio fratellino Ahmad morì per le ferite dei proiettili

– Piangevamo tutti tanto

– Poco dopo la morte di Ahmad, mia zia diede alla luce un bimbo

– Volevamo andare all’ospedale, così decidemmo di lasciare la casa e di camminare per la Salah Ad-Din Street

– I soldati sparavano intorno a noi e ci deridevano

– Eravamo a piedi nudi e la strada era piena dei vetri delle finestre rotte

– Dopo aver camminato per due chilometri, finalmente raggiungemmo l’ambulanza, che ci portò in ospedale

– Amal nel frattempo era fuggito alla casa di Mouna

– Pochi minuti dopo che Amal arrivò a casa mia, i soldati bussarono alla porta

– Cominciarono a sparare e noi ci sdraiammo sul pavimento per sfuggire ai proiettili

– I soldati entrarono in casa e ci obbligarono ad uscire

– Ordinarono anche a tutti quelli della strada di lasciare le loro case

– Per la strada, i soldati separarono le donne dagli uomini

– Ci fu ordinato di entrare in casa di mio zio Wael, dall’altro lato della strada

– Controllarono i documenti e i cellulari degli uomini

– Poi ci fecero entrare nella stessa casa

– C’erano circa 100 persone nella casa e rimanemmo lì per un giorno

– I soldati avevano circondato la casa ed usarono casa mia come avamposto militare

– La mattina dopo mio cugino decise di lasciare la casa per cercare un po’ di legna per preparare qualcosa da mangiare, perché avevamo molta fame

– Quando tornò a casa con la legna, gli israeliani lo colpirono con un missile sparato da un elicottero Apache

– Bombardarono anche la porta della casa dove stavano tre dei miei zii

– Eravamo molto spaventati e non sapevamo cosa fare

– Pochi minuti più tardi, gli israeliani lanciarono una terza bomba sulla casa. La casa crollò con le persone dentro

– Mia madre, mio padre, due delle mogli dei miei fratelli e il figlioletto dell’altro mio fratello morirono con altre 23 persone

– Molte persone rimasero gravemente ferite

– Le persone che erano ferite leggermente decisero di lasciare la casa e ci incamminammo per la Salah Ad-Din Street

– Dopo circa due chilometri, trovammo un’ambulanza, che ci condusse all’ospedale

– I morti e i feriti gravi rimasero sotto le macerie

– Io ero gravemente ferita e non potevo più muovermi

– Restai incosciente per la maggior parte del tempo, quando mi svegliai sentivo tanto dolore perché c’erano pezzi di shrapnel nella mia testa

– Rimasi sotto le macerie per tre giorni

– Il terzo giorno, finalmente gli israeliani permisero alle ambulanze di entrare nella nostra area

– Le ambulanze non poterono raggiungere la casa sotto la quale stavamo, così i medici dovettero andare a piedi

– Quando arrivarono, cercarono i feriti sotto le macerie e li misero su un carretto tirato da un asino

– Ci portarono all’ambulanza che ci aspettava un poco più lontano. Finalmente potemmo andare in ospedale

– 10 giorni dopo, ritornammo nella nostra strada. Quello che trovammo fu orribile

– Non riconoscevamo più la nostra strada, ogni cosa era distrutta e c’erano ancora persone morte sotto le macerie

– Si sentiva un odore terribile

– Restammo con la famiglia di mia madre per un po’, dopo tornammo alla nostra strada e cercammo di ricostruire le nostre vite

– Vivevamo in tende e in ciò che era rimasto delle nostre case

– Le nostre vite diventarono molto difficili e ancora ci mancano sempre i membri della nostra famiglia che sono morti

– Non ho più mio padre e anche il mio fratellino era diventato un martire

– Mia madre ora è sola con sette figli, io sono la più grande

– Mi piacerebbe andare a scuola e diventare giornalista per poter raccontare alla gente cosa ci è successo

– Mi piacerebbe diventare medico. Se Israele ci attacca di nuovo, potrei prendermi cura dei feriti

– Spero che le frontiere saranno presto aperte, ci piacerebbe andarcene da Gaza

– Ci piacerebbe giocare con i figli degli stranieri e vedere come vivono

– Speriamo, raccontando la nostra storia, che le persone fuori da Gaza realizzino quanto abbiamo sofferto

– Siamo bambini e vogliamo vivere come bambini,. Abbiamo visto la guerra con i nostri stessi occhi.

– Abbiamo visto nostro padre e nostro fratello morire vicino a noi e non possiamo dimenticarlo

– Ogni giorno pensiamo a loro

http://www.youtube.com/watch?v=Wld2TIbUfWM

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ISRAELE E LE VITE DEGLI ALTRI: QUELLE DEGLI “ARABI” NON VALGONO NIENTE

Il valore sproporzionato della vita israeliana

La storia di Israele ha costituito uno riaffermazione costante del valore inferiore della vita araba.

Ultima modifica: 22 Dicembre, 2012 13:03

A seguito della conclusione dell’operazione “Pilastro della difesa”, l’ultimo attacco di terrore di Israele a Gaza , il giornalista israeliano Gideon Levy ha scritto in Ha’aretz :

“Dal momento che il primo razzo Qassam è caduto su Israele nel mese di aprile 2001, 59 israeliani sono stati uccisi – e 4.717 palestinesi. I numeri non mentono, come si dice in campi meno letali, e questa proporzione è terrificante. Dovrebbe disturbare ogni israeliano.”

Infatti, come qualsiasi osservatore di conteggi delle vittime regionali sarà ben consapevole, la storia di Israele ha costituito uno riaffermazione costante del valore inferiore della vita araba.

L’Operazione Pilastro di funzionamento della Difesa ha visto l’eliminazione di 162 palestinesi contro cinque israeliani , un rapporto di 32:1. L’Operazione Piombo Fuso, l’attacco penultimo a Gaza nel 2008-09, ha prodotto 400 morti palestinesi civili per ogni israeliano.

Alla fine di novembre, il relatore speciale dell’ONU sui palestinesi per i diritti umani Richard Falk ha osservato che, «[s] econdo i dati rilevati dall’Organizzazione israeliana per i diritti umani , B’Tselem, tra il cessate il fuoco stabilito nel gennaio 2009 e lo scoppio del recente ciclo della violenza, non un solo israeliano è stato ucciso, mentre la violenza di Israele era responsabile per 271 morti di Gaza “.

Per quanto riguarda il valore relativo dei palestinesi vivi, Israele è noto per offerte di baratto , come lo scambio di 1.027 prigionieri palestinesi per un solo soldato israeliano catturato da Hamas.

In combinazione con lo scambio dei prigionieri vivi-morti , il valore sproporzionato delle ossa israeliane è stato confermato nel 2008, quando Israele ha acquisito i resti di due soldati in cambio di quelli di quasi 200 combattenti libanesi e palestinesi e cinque prigionieri vivi, compreso il pregiato possesso di Samir Kuntar .

L’ex primo ministro israeliano Golda Meir, che decretò che “non c’è una cosa come il popolo palestinese”, è invece un esempio stellare di tagliuzzare il concettuale verso il basso dell’ umanità palestinese, che ha giustificato la repressione omicida dei presunti sub-umani. A dire il vero, è difficile commettere crimini contro qualcosa che non esiste.

Il lusso della sofferenza psicologica

Convenientemente, Israele ha scoperto un trucco per gonfiare le cifre delle proprie vittime nel conflitto con i palestinesi e altre varietà di arabi, rendendo così meno sproporzionati i quozienti così ottenuti in apparenza.

Tra le 770 vittime di Piombo Fuso presenti sul sito web del Ministero degli Esteri israeliano, per esempio, quattro sono morti e 584 sono vittime di “shock e sindrome da ansia”.

Se ai palestinesi fosse permesso il lusso della sofferenza psicologica, si potrebbe prevedere un’ impennata dei dati sulle vittime di Piombo Fuso – e forse anche per la stessa esistenza giorno per giorno – da qualche parte nelle vicinanze di 1.7m, la popolazione dell’enclave costiera assediata.

I libanesi potrebbero vedere un aggiornamento simile in una rivalutazione dello sfrenato bombardamento israeliano del 2006, che ha ucciso circa 1.200 in Libano, la maggior parte civili, mentre vi fu la produzione di 43 morti israeliani civili e 2.773 vittime di “shock e ansia”, secondo il Ministero della Salute di Israele .

Fuori dalla parte superiore della mia testa mi viene in mente più di alcuni candidati per un elenco esteso di vittime libanesi, come una bimba di quattro anni che ho incontrato poco dopo la guerra nella città sud libanese di Bint Jbeil. Dopo aver trascorso 10 giorni del conflitto nascosta in cantina con la sua famiglia allargata e poi fuggita a nord, in un convoglio di veicoli dotati di bandiera bianca – l’ultima delle quali è stata tolta dalle forze aeree israeliane – la bambina aveva iniziato a farsi prendere dal panico a rumori banali.

I media israeliani e gli affini internazionali, tuttavia, preferiscono mostrare il tormento unico psicologico dei residenti di Sderot, nel sud di Israele, dove, secondo lo Sderot Media Center ” STUDI hanno rivelato che il 70-94 per cento dei bambini di Sderot soffre di PTSD “.

In un’intervista del 2009 con l’ islamofobo FrontPage Magazine , lo Sderot Media Center di Anav Silverman discute lo “shock e trauma” che caratterizzano la vita nel Negev occidentale:

“Ogni tempo è impostato sulla sirena Tzeva Adom (Colore Rosso) per un razzo da fuori- anche se è solo una volta alla settimana -. Invia ancora i residenti in stato di shock e distrugge ogni senso di normalità ”

Naturalmente, vista l’inefficacia generale di razzi, il sistema di sirena è un buon modo per mantenere i livelli di ansietà tra i cittadini israeliani, nonostante la minaccia trascurabile per la loro vita .

Questo condizionamento pavloviano è a sua volta in parte per ringraziare per il massiccio sostegno popolare di cui quando macella i palestinesi.

Obama fa Sderot

Illustri non israeliani sostenitori della macellazione includono l’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che quando era ancora un senatore nel 2008, ha fatto visita a Sderot per offrire il seguente impegno :

“Il primo compito di ogni Stato nazionale è quello di proteggere i suoi cittadini. E così vi posso assicurare di questo- non mi interesserebbe nemmeno se fossi un politico. Se qualcuno inviasse razzi nella mia casa dove le mie due figlie dormono la notte, avrei intenzione di fare tutto quanto in mio potere per impedirlo. E mi aspetto che gli israeliani facciano la stessa cosa.”

Tre mesi e mezzo dopo, Israele si mise a proteggere i propri cittadini rompendo il cessate il fuoco con Hamas in vigore al momento e aprendo la strada a più razzi diretti alla casa ipotetica di Obama. Il conseguente esercizio di “auto-difesa” ha comportato l’invio di armi molto più distruttive nelle case palestinesi e il raggiungimento del rapporto di fatalità di cui sopra: 400:1.

Dato il monopolio di Israele sulla categoria autodifesa , ai bambini palestinesi che dormono non è necessario applicarla.

Per quanto riguarda il monopolio della sofferenza psicologica, una lamentela di Anav Silverman post-Piombo Fuso denuncia incipienti tendenze pericolose:

“E ‘ una situazione abbastanza paradossale che le strutture Trauma di Sderot sono sul punto di chiudere [a causa di tagli ai finanziamenti pubblici …] Gaza riceve milioni di dollari di aiuti umanitari da parte della comunità internazionale.”

Anche piuttosto ironico è che, mentre i crimini di Hamas sono quantitativamente e qualitativamente inferiori a quelli commessi da Israele, il primo è marchiato con l’etichetta di terrorismo, mentre il secondo riceve ogni anno una pioggia di miliardi di dollari USA per sostenere lo sforzo bellico, invece di migliorare la salute o il benessere dei cittadini della nazione.

In altre questioni relative alla psicologia, un recente editoriale in Israel National News avverte che Pilastro Funzionamento della Difesa ha sottolineato “la capacità di apprendere e mettere in atto da parte dei palestinesi ‘” gli PSYOPS israeliani, come l’invio di “messaggi di testo per abbassare il morale” ai cellulari del nemico .

Secondo l’autore dell’articolo, il capo della ricerca del Centro Ariel per la difesa e la comunicazione, i palestinesi sono a progettare di “giocare sul senso di colpa occidentale e israeliano – una antica tecnica PSYOP”, diffondendo “una raffica di immagini visive di distruzione di case, asili, zoo etc “a Gaza.

Nessuna spiegazione è offerta sul motivo per cui l’antica e già ben documentata tecnica israeliana di distruggere tali istituzioni deve ancora indurre il senso di colpa. Forse ha qualcosa a che fare con lo stato unilaterale umano di cui è dotata la vita di Israele.

http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2012/12/201212199383072902.html

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UN ARTICOLO SUL QUOTIDIANO LIBERALE ISRAELIANO HAARETZ CHIEDE LA FINE DELL’IMMUNITA’ PER I CRIMINI COMMESSI DA ISRAELE

Terminare l’immunità

La Corte internazionale di giustizia è stata istituita dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale sono stati commessi crimini orrendi. L’istituzione del tribunale è una benedizione, non una maledizione. E ‘bene che il mondo che sta aiutando Israele vada verso i suoi significati

Per Oudeh Basharat | Dec.05, 2012 | 03:59 | 2

Cos’è tutto questo brontolio? E ‘ solo un tribunale, dopo tutto. Bene, così è internazionale, e si occupa di criminali di guerra, ma alla fine è ancora proprio come qualsiasi tribunale. Chi non è un criminale di guerra può dormire la notte – e quando si tratta di coloro che hanno perpetrato crimini di guerra, farli sudare. Quelle persone onorevoli che suonano l’allarme stanno diffamando il paese. Il mondo è anche responsabile di concludere dai suoi commenti che ogni residente di Israele è un criminale di guerra.

Inoltre, in un paese dove prevale lo stato di diritto, non è degno di un governo minacciare di rovesciare l’Autorità palestinese, nel tentativo di abrogare una singola clausola nella richiesta alle Nazioni Unite che si occupa dell’ accesso al tribunale internazionale dell’Aja .

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha imparato la lezione da un’amara esperienza. Ha quasi perso il lavoro dopo aver accettato di rinviare il dibattito all’ONU sulla relazione della Commissione Goldstone, che ha studiato l’Operazione Piombo Fuso, l’operazione militare israeliana a Gaza alla fine del 2008 e all’inizio del 2009.

I crimini di guerra commessi contro i palestinesi sono una ferita aperta, ed è il momento di indagare a fondo. Più di 1.400 palestinesi, tra cui civili e individui armati, sono stati uccisi in Piombo Fuso, rispetto ai 10 soldati israeliani e tre civili israeliani. Ma mentre gli israeliani sono immuni da procedimenti giudiziari, Israele si è appropriato del diritto di punire chi lo accusa di atti criminali.

Questo non è solo vero per l’Operazione Piombo Fuso. La mattina dell’ultimo giorno del 2000, un medico di nome Thabat Thabat, il segretario generale di Fatah in Cisgiordania nella città di Tul Karm, è stato colpito. Egli era ben noto, e i sostenitori pacifisti israeliani hanno elogiato i suoi sforzi per pacificare i due popoli. Ma l’istituzione militare era di diverso parere, accusandolo dell’ invio di un gruppo che ha sparato contro i soldati israeliani. I militari non solo hanno accusato Thabat – lo hanno processato e condannato , ed eseguito la sua condanna.

Il caso di Thabat è solo un piccolo dettaglio nell’inferno crudele degli omicidi mirati. Secondo l’ex ministro della Difesa Benjamin Ben-Eliezer, gli omicidi mirati prima di tutto servono come punizione; all’Aia, l’imputato, almeno, viene sottoposto ad un equo processo, invece di essere colto di sorpresa da assassini alla sua porta di casa.

Il coinvolgimento internazionale ha dimostrato di ridurre drasticamente la cieca forza militare. Grazie in parte al diritto internazionale e alla Commissione Goldstone, l’ operazione Pillar of Defense il mese scorso a Gaza ha mostrato un calo significativo del numero di vittime palestinesi.

Questa volta, il commentatore militare Roni Daniel di Channel 2 è rimasto deluso dalla reazione poco entusiasta alla sua chiamata ad attuare la cosiddetta dottrina Dahiya, una violazione del diritto internazionale all’ingrosso che richiede di effettuare la distruzione in aree civili. Daniel evidentemente non sapeva che l’esercito israeliano aveva già cominciato a riconoscere che bombardare i quartieri palestinesi, come ha fatto alla fine del 2008 a Gaza, avrebbe portato ad una accusa criminale.

E non è solo nel contesto di crimini di guerra che l’immunità ha regnato. Lo fa anche così in altri contesti in cui la magistratura è assente. Fino ad oggi, i responsabili per l’uccisione di 13 arabi israeliani nell’ottobre del 2000 ancora non sono stati identificati. E questo stesso sistema non è riuscito a capire chi sta sradicando gli alberi dei palestinesi in Cisgiordania, e chi sta incendiando moschee e chiese. Anche i vandali che scarabocchiano graffiti “cartellino del prezzo” sono al di fuori della legge. L’immunità totale di cui gode chi viola la legge da un lato, e l’assenza imbarazzante di applicazione della legge, dall’altro, devono essere fermate.

La Corte internazionale di giustizia è stata valutata dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale sono stati commessi crimini orrendi, in particolare contro il popolo ebraico, che ha perso 6 milioni di suoi cittadini. L’istituzione del tribunale è una benedizione, non una maledizione. E ‘ bene che il mondo che sta aiutando Israele vada verso i suoi significati .

http://www.haaretz.com/opinion/end-the-immunity.premium-1.482495

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L’ARTICOLO DI VIK DA GAZA PER IL “MANIFESTO” – Da Guerrilla Radio – 28 Dicembre 2008

Il mio appartamento di Gaza dà sul mare, una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, spesso affranto da tanta miseria a cui costretta una vita sotto l’assedio.
Prima di stamane. Quando dalla mia finestra si è affacciato l’inferno.

Ci siamo svegliati sotto le bombe stamane a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia.
E amici miei, ci sono rimasti sotto.
Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato drammaticamente a crescere. Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto, dinnanzi a casa mia, e raso al suolo le centrali di polizia.
Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.
In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili.
Avete presente Gaza?
Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei cosciente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali.
Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro,
è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco.
Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.
Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.
Ho visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera camminando verso i caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata.
La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più non politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata.
Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo.
Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.
Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere, i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.
Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti.
Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna, tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.
Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io.
All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli.
Poco fa invece mi ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo.
Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri.
Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.

Faranno il deserto,
e lo chiameranno pace.

Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte.

Vittorio Arrigoni
Vik in Gaza

http://guerrillaradio.iobloggo.com/1756/vittorio-arrigoni-guernica-gazawi/&y=2008&m=12#commenti_start

-jasmine-

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PIOMBO FUSO: COME L’IDF AVVERTIVA GLI ABITANTI DI GAZA

“La TV israeliana ha anche riferito che minuti prima dell’uccisione mirata di un terrorista di Hamas nel suo appartamento o casa, tutti i vicini di casa ricevono una telefonata di avvertimento per uscire dalla zona. Alcuni dei più provocatori vanno sul tetto nella speranza di dissuadere l’IDF a sparare: a quel punto un piccolo, innocuo missile viene sparato in un angolo del tetto. Questo convince gli sfidanti a fuggire. Allora, e solo allora il colpo è eseguito.”

Esempi di avvisi dell’esercito israeliano alla popolazione civile di Gaza

(27 dicembre 2008- 9 gennaio 2009)

Sulla base del principio che l’ IDF non ha nulla contro la popolazione civile di Gaza, che viene usata come scudo umano da parte dei terroristi di Hamas , l’IDF ha trasmesso annunci e avvisi ai residenti della Striscia di Gaza. Questi annunci hanno lo scopo di ridurre il rischio di danni ai civili non coinvolti dal preavviso di intenti dell’IDF di attaccare, istruire i residenti ad evacuare le zone dove i terroristi o le infrastrutture del terrore si trovano.

Per assicurarsi che questi avvisi raggiungano i residenti, l’IDF ha usato diverse misure: lanciando volantini, facendo telefonate, e requisenso radio locali e televisioni.

I messaggi principali sono:

Le chiamate a evacuare gli edifici in cui sono conservate le armi e / o in cui le gallerie sono state scavate (dal 27 dicembre)
Le istruzioni per spostarsi al centro della città (a partire dal 3 gennaio)
Istruzioni per gli abitanti di ascoltare avvisi dell’IDF e di evitare l’interazione con elementi terroristici

Questi messaggi sono stati trasmessi in vari modi:

1. Lancio di volantini :

Il 28 dicembre, 300.000 volantini sono stati lanciati in tutta l’intera Striscia di Gaza
Il 29 dicembre, 80.000 volantini sono stati lanciati a Rafah
Il 3 gennaio, 300.000 volantini sono stati lanciati in tutta la Striscia di Gaza, in particolare nelle zone settentrionali e orientali
Il 5 gennaio, 300.000 volantini sono stati lanciati nella città di Gaza, Khan Yunis e Rafah.

Depliant (28 dicembre 2008):

الى سكان قطاع غزة

جيش الدفاع الاسرائيلي يعمل ضد الحركات والعناصر الذين يقومون باعمال ارهابية ضد مواطني دولة اسرائيل.
جيش الدفاع الاسرائيلي سيضرب ويدمر كل مبنى وموقع يوجد فيه ذخيرة وعتاد عسكري.
ابتداء من نشر هذا البيان, كل من توجد ذخيرة وعتاد عسكري في بيته فهو معرض للخطر وعليه مغادرة المكان كي يحافظ على حياته وحياة اسرته.
وقد اعذر من انذر.
قيادة جيش الدفاع الإسرائيلي

Traduzione:

Per i residenti della Striscia di Gaza:
L’esercito israeliano agirà contro i movimenti e gli elementi che conducono attività terroristiche contro i residenti dello Stato di Israele.
L’IDF ha colpito e distruggerà qualsiasi edificio o sito che contiene munizioni e armi.
A partire dalla pubblicazione del presente bando , chiunque abbia munizioni e / o armi nella sua casa sta rischiando la sua vita e deve lasciare il posto per la sicurezza della propria vita e quella della sua famiglia.
Siete stati avvertiti.

IDF Comando

2. Telefonate

Il 27 dicembre, circa 20.000 telefonate sono state fatte a tutta la Striscia di Gaza
Il 29 dicembre, circa 10.000 telefonate sono state fatte per i residenti di Rafah

Messaggio telefonico (27 dicembre 2008):

L’IDF ha colpito e distruggerà qualsiasi sito o edificio contenente munizioni o armi.
Al momento della pubblicazione del presente bando, la vita di tutti coloro nella cui casa le munizioni e le armi si trovano è in pericolo, e deve lasciare il posto per il bene della propria sicurezza e di quella della sua famiglia.

IDF Comando

3. Irrompere in trasmissioni radio locali

(Radio Hamas, la Radio della Jihad islamica palestinese e Radio PFLP)

un. Specifici annunci locali

Radio Annuncio (29 dicembre 2008):

Per gli abitanti di Rafah:
annuncio militare –
. L’IDF agirà contro tutte le organizzazioni e gli elementi che svolgono attività terroristiche contro i residenti dello Stato di Israele
. L’IDF colpirà e distruggerà qualsiasi edificio o sito contenente munizioni, armi o gallerie
Come il rilascio di questo annuncio, chiunque abbia munizioni e / o armi o un tunnel nella sua casa sta rischiando la sua vita e deve lasciare il posto per la sua sicurezza e quella della sua famiglia.
Siete stati avvertiti.

IDF Comando

Annuncio Radio (3 gennaio 2009)

Annuncio Militare:
A tutti i residenti della zona
Per la vostra sicurezza, siete tenuti a lasciare le vostre case e a passare immediatamente ai centri delle città. Comando IDF

La TV israeliana ha anche riferito che minuti prima dell’uccisione mirata di un terrorista di Hamas nel suo appartamento o casa, tutti i vicini di casa ricevono una telefonata di avvertimento per uscire dalla zona. Alcuni dei più provocatori vanno sul tetto nella speranza di dissuadere l’IDF di sparare: a quel punto un piccolo, innocuo missile viene sparato in un angolo del tetto. Questo convince gli sfidanti a fuggire. Allora, e solo allora il colpo è eseguito.

Fonte: Ambasciata di Israele

http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Peace/warnings.html

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LE IMMAGINI DI PIOMBO FUSO DEL FOTOGRAFO ITALIANO ALDO SOLIGNO

“Gaza, Inverno 2008/2009: l’esercito israeliano entrava a Gaza con le proprie truppe di terra, dopo giorni di bombardamenti e assedio, nell’operazione denominata “Piombo Fuso”. . Il governo israeliano impose il divieto a tutti i network internazionali, di entrare a Gaza,in quei giorni. A raccontare gli orrori di una guerra senza tempo e di una furia senza precedenti, solo pochssimii giornalisti palestinesi unici rappresentanti del mondo dell’informazione, a dare testimonianza dell’annientamento di un intero popolo , in un destino incrociato di vittime e testimoni. Sequenze, raccolte dai pochissimi video esistenti, e ritratti di veri e propri eroi di guerra, negli scatti del nostro fotografo Aldo Soligno.”

http://www.emblema.net/plunged-into-cast-lead.html

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COME ISRAELE HA RACCONTATO “PIOMBO FUSO” 

(nostro commento: non siamo su “Scherzi a parte”…)

Operazione Piombo Fuso – Israele difende i suoi cittadini
22 giorni di guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza

Tra il 2000 e il 2008 i cittadini israeliani sono stati bombardati da circa 12.000 razzi e colpi di mortaio, tra cui circa 3.000 razzi e colpi di mortaio nel solo 2008.

27 Dicembre 2008 – Dopo 8 anni sotto attacchi missilistici Israele risponde. Operazione Piombo Fuso comincia a Gaza .

3 Gennaio 2009 – La fase di terra dell’ operazione.

18 Gennaio 2009 – Dopo 22 giorni di combattimenti a Gaza, Israele termina l’operazione, dichiarando unilateralmente il cessate il fuoco. Tutte le forze israeliane si ritirano da Gaza.
Nel giugno 2007, Hamas ha preso violentemente la Striscia di Gaza, rovesciando l’Autorità palestinese legittima e neutralizzando le forze di sicurezza dell’Autorità. Al suo posto, Hamas ha costituito un soggetto radicale musulmano.

– L’acquisizione di Hamas nella Striscia di Gaza

Supportato da Iran e Siria, Hamas ha usato la Striscia di Gaza come trampolino di lancio per condurre continui attacchi terroristici contro Israele. Hamas ha accumulato una vasta forza armata di più di 20.000 operatori armati a Gaza. Hanno costantemente lavorato per aumentare la qualità e la gamma di armi da fuoco e alla fine del 2008, il fuoco dei suoi razzi era in grado di raggiungere alcune delle più grandi città di Israele e le infrastrutture strategiche.

Circa 12.000 razzi e colpi di mortaio sono stati lanciati contro Israele tra il 2000 e il 2008, tra cui circa 3.000 razzi e colpi di mortaio nel solo 2008.

Questi attacchi deliberati hanno causato morti, feriti, e danni alla proprietà estesa. Hanno costretto le aziende a decine a chiudere e hanno terrorizzato migliaia di abitanti che hanno abbandonato le loro case.

– La guerra del terrore di Hamas contro Israele

Israele ha perseguito numerosi sforzi non militari per cercare di fermare gli attacchi violenti, tra appelli urgenti al Segretario Generale delle Nazioni Unite e ai Presidenti successivi del Consiglio di sicurezza, nonché aperture diplomatiche direttamente o tramite intermediari.

Nonostante questi sforzi, Hamas ha intensificato i suoi attacchi transfrontalieri, incluso un raid in territorio israeliano da Gaza nel giugno 2006 e il rapimento di un soldato israeliano, il caporale Gilad Shalit. Più di tre anni dopo, rimane in cattività, dopo essere stato tenuto in isolamento, senza accesso al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) o qualsiasi altro organismo internazionale.

– Gilad Shalit: In cattività terrorista dal 25 giugno 2006

La risorsa di Israele di forzare sull’operazione Piombo Fuso a Gaza era sia una condizione necessaria e sia una risposta proporzionata agli attacchi di Hamas.

Durante questa operazione, comandanti e soldati israeliani sono stati guidati dal diritto umanitario internazionale, compresi i principi di distinzione e di proporzionalità.

– In risposta agli attacchi di Hamas: Problemi di proporzionalità

Sia prima che durante l’operazione di Gaza, l’Israeli Defense Force (IDF) ha fatto di tutto per garantire che gli aiuti umanitari raggiungessero la popolazione palestinese, anche agevolando la fornitura di 1.511 camion che trasportavano 37.162 tonnellate.

L’IDF ha preso precauzioni estese per evitare o limitare i danni ai civili di Gaza, pur perseguendo i propri obiettivi di arresto degli incessanti razzi di Hamas e colpi di mortaio sui civili israeliani e proprietà.

Hamas, invece, ha commesso evidenti gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, sia prima che durante l’operazione di Gaza.

– Aiuti umanitari a Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso

http://www.mfa.gov.il/GazaFacts/About/Operation-Cast-Lead-against-Hamas.htm

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Mercoledì 26 dicembre 2012

il 27 dicembre 2008 ha inizio l’operazione “Piombo Fuso”, campagna militare lanciata dall’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza, che si protrarrà fino al 18 gennaio 2009. I morti sono stati 1417, di cui 313 bambini (rapporto Goldstone), i feriti circa 5000. 

Di seguito l’articolo che il 29 dicembre 2008 Vittorio Arrigoni pubblica su “il Manifesto” :

“Diario di un pacifista sotto le bombe.”

Nell’aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati. Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinanzi ai cadaveri.
Mi trovo dinnanzi all’ospedale di Al Shifa, il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione.
Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l’ospedale Wea’m.
Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah, l’università islamica (distrutta), e diverse moschee sparse per tutta la striscia.
Oltre a decine di installazioni CIVILI.
Pare che non trovando più obbiettivi “sensibili”, l’aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali. E’ un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti, e il domani è sempre un nuovo giorno di lutto, sempre uguale. Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo, quando vedi il lampo, sei già spacciato, è troppo tardi per mettersi in salvo. Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia, nessun posto è al sicuro.
Non riesco a contattare più amici a Rafah, neanche quelli che abitano a Nord di Gaza city, spero perchè le linee sono intasate. Ci spero.
Sono 60 ore che non chiudo occhio, come me, tutti i gazawi. Ieri io e altri 3 compagni dell’ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all’ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata.
Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia, i loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa notte.
Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall’ospedale, l’onda d’urto ha mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti. Un’ ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell’ora.
Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili, la bomba israeliana ha distrutto anche l’edificio adiacente alla moschea. Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline. 5 sono morte, una è gravissima.
Hanno adagiato le bambine sull’asfalto cabonizzato, e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.
Non è un errore, è volontario cinico orrore.
Siamo a quota 320 morti, più di un migliaio i feriti, secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore, nei prossimi giorni dopo una lunga agonia. Decine sono i dispersi, negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli, da due giorni, spesso invano.
E’ uno spettacolo macabro all’obitorio.
Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all’obitorio, ha riconosciuto suo marito da una mano amputata. Tutto quello che di suo marito è rimasto, e’ la fede ancora al dito dell’amore eterno che si erano ripromessi.
Di una casa abitata da due famiglie, è rimasto ben poco dei corpi umani. Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto e tre gambe.
Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo. Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull’imbarcazione. Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 0800 am. Sempre che il porto esista ancora dopo quest’altra notte di costanti bombardamenti.
Staro in contatto con loro tutta questa notte.
Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo “civile”, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.
Vik in Gaza

attivista dell’ISM
Vittorio Arrigoni ”

(grazie a Loris Caldana)

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