Dalla Libia non solo guerre petrolio gas e migranti, ma anche la droga

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/10/26/dalla-libia-non-solo-petrolio-gas-e-migranti-ma-anche-la-droga/

rem rem  26 Ottobre 2020

 

«Nel nodo marino di Hurd Bank, al largo di Malta, i carichi vengono spartiti tra varie motonavi. Nessuno ispeziona le imbarcazioni, che fanno capo a società anonime registrate nei paradisi fiscali», scrive Nello Scavo su Avvenire. Una inchiesta estremamente importante sulla nuove vie della droga a finanziare guerra e traffici clandestini dei clan nelle infinite guerre di Libia.

Libia nuovo hub della droga

«Il 30 maggio la polizia doganale brasiliana riceve una soffiata. Nel porto di Itajaí, mille chilometri a sud di Rio de Janeiro, vengono perquisiti due container carichi di mais. Per la terza volta nel 2020 gli agenti scovano cocaina: 128,4 chili. In totale 1,17 tonnellate sequestrate in cinque mesi, per un valore nelle piazze di spaccio europee di almeno 100 milioni di euro. Tutti i carichi erano destinati alla Libia».

Narcos sudamericani, milizie libiche, mafiosi maltesi in accordo con Cosa nostra siciliana, ‘ndrangheta calabrese e i boss dei Balcani.

«Dopo avere sperimentato con successo il contrabbando di idrocarburi, l’internazionale politico-mafiosa ha varato le nuove rotte del traffico di stupefacenti. Che passano per l’Africa e vengono instradate in Libia. A disposizione c’è un esercito di trasportatori, corrieri, flotte di navi fantasma che spariscono a poche miglia dalle coste europee. Con la consapevole complicità di un’insospettabile catena di alleati in doppiopetto: autorità che chiudono un occhio e vecchie conoscenze delle cronache giudiziarie».

Nello Scavo e la ‘terra del diavolo’

«Il traffico di droga ha ricevuto scarsa attenzione, anche se è stato accertato che la tratta di migranti, che è l’obiettivo principale del coinvolgimento europeo in Libia, fa parte di una più ampia economia sommersa che coinvolge vari tipi di attività criminali». Da denuncia, non da qualche ‘eversiva Ong’ solidarista e di sinistra, ma ‘Emcdda’, l’Osservatorio antidroga dell’Unione Europea.
«E’ stato sviluppato un sistema complesso, che collega gli attori criminali libici e i leader delle milizie, coinvolti in diverse forme di contrabbando e tratta, con aziende e uomini d’affari con interessi nel commercio legale in Libia, Malta, Italia, Spagna, Grecia, Cipro, Albania, Montenegro, Turchia, Siria, Libano, Egitto e Emirati Arabi Uniti (Dubai)», si legge in un dettagliato report tenuto (nascosto) nei cassetti delle cancellerie di tutta Europa, ironizza Scavo.
«In altre parole, mentre Roma, La Valletta e Bruxelles erano impegnate a negoziare con le milizie per ridurre le partenze di migranti verso il Canale di Sicilia, proprio i capi mandamento libici hanno capitalizzato la paura e le divisioni nell’Ue per rafforzare le alleanze criminali intercontinentali».

La nuova Tortuga nel Golfo di Sirte

Golfo della Sirte, dove i mercantili ‘benintenzionati’ girano alla larga per non dover soccorrere qualche imbarcazione carica di disperati in corso di affogamento. «Sul fronte del traffico di droga – si legge nel dossier ultimato nel marzo 2020 – le milizie hanno permesso l’importazione, lo stoccaggio e la riesportazione di droga su larga scala».

La prima pista italiana in Sicilia

All’inizio del 2020 sulle spiagge di Sicilia assieme ai soliti cadaveri, vengono recuperati anche panetti di droga. 600 pacchetti di hashish a Capo d’Orlando, altri 30 chili sulla battigia di Marinella di Castelvetrano, e altrettanti a Marsala e a San Leone, nell’Agrigentino. «Sembrava la scena di un naufragio», annota Nella Scavo. Poi l’agenzia antidroga europea spiega: «L’hashish viene caricato al largo di Casablanca, Atlantico, o tra Nador in Marocco e Orano in Algeria nel Mediterraneo, e viene trasportato a bordo di pescherecci o navi commerciali in punti al largo della costa libica». La stessa rotta, oltre ai carichi su containers, anche «Per la cocaina proveniente dalla Mauritania o direttamente dal Sud America».

Dalla Libia alle piazze di spaccio Europee con il petrolio

Come fa lo stupefacente a raggiungere le piazze di spaccio di tutta Europa? «Attraverso la rete di trafficanti di petrolio, che coinvolge esponenti dei clan siciliani, banditi maltesi e i pezzi grossi della ‘ndrangheta, l’unica organizzazione criminale al mondo in grado di far attraversare gli oceani ai container infarciti di coca».
Nei mesi scorsi Avvenire ha ricostruito e documentato il network che traffica idrocarburi dalla Libia all’Europa, avendo nelle milizie di Zawyah, quella del comandante Bija arrestato una settimana fa, e nelle bande di Zuara «i padroni del petrolio di frodo». Tra essi Fahmi Slim Ben Khalifa, che si ritiene abbia ideato l’organizzazione criminale presa di mira dalla direzione distrettuale antimafia di Catania che fece emergere il coinvolgimento del clan mafioso siciliano Santapaola-Ercolano nella filiera del “petrolio sporco”. Il 23 agosto 2017 Ben Khalifa è stato arrestato in seguito a regolamenti di conti interni alle fazioni libiche, ma contro di lui nessuna accusa per droga.

Mafia siciliana e criminalità maltese nel caos libico

«Per eludere i controlli e far sparire i carichi dai radar è stato sviluppato un sofisticato sistema marittimo». Mancati controlli e ‘amicizie’ pericolose italiane e maltesi. «Italiani e maltesi diventati centrali nel funzionamento complessivo sia del contrabbando di carburante che del traffico di droga», scrive l’antidroga Ue.

La ‘piazza marittima’ di Hurd Bank

Scambio di carichi nel mare di Malta. «Una zona franca creata dai trafficanti di ogni merce di contrabbando. Si chiama Hurd Bank, un’elevazione sottomarina che per le sue caratteristiche geologiche offre ai naviganti una zona poco profonda dove i vascelli possono gettare l’ancora al riparo dalle mareggiate. Rifugio marino lecito e noto, ma… «Hurd Bank viene utilizzata regolarmente per i trasferimenti da nave a nave di merci illecite». Malta dell’omicidio di della giornalista Daphne Caruana, credibilità anticriminale pessima, ma non solo. Niente motovedette maltesi a svolgere ispezioni, ma «anche la flotta Ue viene tenuta alla larga».
«Spesso il carico non ha proprietari identificabili, nascosti dietro pratiche burocratiche fasulle o società “offshore”. Gli agenti marittimi e gli armatori dichiarano di ignorare i carichi delle navi – svela il dossier dell’agenzia Ue –, e le uniche persone a essere perseguite sono il capitano e l’equipaggio, mentre le persone, fondamentali per l’operazione di contrabbando, possono continuare con la loro attività».

Potendo sempre contare sulla «scarsa attenzione» di chi è troppo impegnato a dare la caccia ai profughi.

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