Daniel Blatman: l’esercito israeliano ha commesso almeno 4 crimini di guerra nelle ultime settimane. Ma a chi importa?

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Sintesi personale

Nel vortice di corruzione delle ultime settimane, chi  ha avuto il tempo di rispondere seriamente ai crimini di guerra  avvenuti nei territori come il  recente incidente a Gerico? Stiamo parlando di un altro episodio che è stato spinto ai margini e si è sbiadito tra le varie versioni  dell’esercito, tutte volte a evitare il perseguimento dei soldati delle Forze di Difesa israeliane che sono stati filmati mentre picchiavano  un palestinese ferito al quale  uno di loro aveva sparato.

Yasin al-Saradih, un palestinese di 36 anni, è stato ucciso il 22 febbraio quando ha tentato di attaccare un gruppo di soldati.  Era immobilizzato e non rappresentava più una minaccia per i soldati armati, ma  questo non ha impedito loro di attaccare un uomo che si rotolava nel suo stesso sangue, picchiandolo e trascinandolo in un vicolo lì vicino. Per mezz’ora è rimasto lì senza assistenza medica prima di essere trasportato in ospedale, dopo che uno dei soldati ha sparato una bomboletta di gas lacrimogeno nel vicolo in cui giaceva. Non è chiaro quale fosse la condizione di Saradih a quel punto. Il Centro nazionale di medicina legale di Abu Kabir ha stabilito che la causa diretta della sua morte è stata la ferita da arma da fuoco. Potrebbe essere vero, ma era ancora vivo dopo che gli avevano sparato. Quanto ha contribuito l’abuso alla sua morte, insieme al fatto che è stato lasciato come una carcassa puzzolente senza cure mediche? Nessuno ha fornito una risposta. 

     In una serie di eventi di routine, un gruppo di paracadutisti ha confiscato un veicolo ad un palestinese e ha trasformato i bambini seduti in scudi umani contro le pietre scagliate.

Gli eroi della polizia di frontiera hanno lanciato una granata stordente contro un uomo in fuga con il suo bambino tra le braccia; l’IDF, come al solito, ha stabilito che era contro le regole e sta indagando.

L’IDF ha anche recentemente esaminato il caso di Mohammed Tamimi, metà del  suo cranio è stato schiacciato da un proiettile rivestito di gomm. L’IDF ha  deciso che è stato ferito perchè caduto dalla bicicletta.

 L’esercito aveva precedentemente esaminato l’incidente che coinvolgeva un manifestante senza gambe, Ibrahim Abu Thuraya, che era su una sedia a rotelle quando è stato colpito e ucciso dall’altra parte della recinzione, lungo il confine tra Israele e Striscia di Gaza. È stato deciso che stava incitando e costituiva una minaccia per la sicurezza.

Inoltre, l’IDF ha indagato sul caso del pescatore di Gaza, Ismail Abu Riala, che si è spinto oltre il confine del ghetto marino – un’invenzione israeliana originale – dopo di che i coraggiosi marinai gli hanno sparato dalla loro sofisticata motovedetta. 

Queste azioni hanno un nome: sono crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Ai sensi della Convenzione di Ginevra, la definizione di tali crimini comprende persecuzioni politiche, razziste o religiose e / o altri trattamenti disumani. Per lo statuto di Roma, la base per l’istituzione della Corte penale internazionale a L’Aia, “crimine di guerra” è un termine generico che si riferisce a tipi di azioni perpretati durante un conflitto armato. I crimini contro l’umanità, dice la convenzione, sono eventi che fanno parte di una politica governativa (anche se gli autori non devono necessariamente identificarsi con questa politica), o implicano una pratica diffusa di perpetrare atrocità da parte di un governo o di un’autorità che agisce di fatto per suo conto.

Un crimine di guerra è particolarmente serio quando c’è una direttiva dietro di esso. Ad esempio la violenza omicida dell’esercito giapponese contro i soldati americani e australiani durante la seconda guerra mondiale  o contro la popolazione civile in Cina e Corea. Ma c’è anche una situazione, come quella nei territori, dove  i soldati commettono crimini di guerra senza ricevere istruzioni dallo schieramento politico o l’approvazione del comando militare; l’esercito sfugge  a una indagine  su di loro e li copre.

Ogni discussione sull’etica dell’IDF deve tenere conto della risposta dell’esercito. Il vero problema non è l’evasività dell’IDF, la cui versione degli eventi è trattata come la parola vivente di Dio solo in Israele, una nazione piena  di razzismo anti-arabo. Ciò che è importante  evidenziare è che questi atti sono diventati la norma. Si commettono di volta in volta senza provocare quasi nessun dibattito pubblico o interno sull’esercito. L’IDF sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e la maggior parte degli autori non sono mai chiamati a rispondere. Nella realtà colonialista in cui opera l’esercito, queste sono pratiche abituali contro una popolazione che è soggetta a disumanizzazione. L’IDF vede i suoi soldati come appartenenti a un diverso “livello di civiltà“. Dopo tutto, l’ufficiale coloniale non può condividere gli stessi valori morali universali del nativo che lo attacca con un coltello. Pertanto, si continua a parlare di “l’esercito più morale del mondo” all’ interno di una dicotomia che Israele fa tra ciò che la comunità internazionale considera  un crimine di guerra e la sua lotta contro un popolo che vede come non soggetto alle regole etiche condivise dalle nazioni civili.

Come possiamo uscire da questo? Israele usa la demagogia per respingere gli  atti di violenza “eccezionale” contro i palestinesi, ma evita di punire severamente le “eccezioni” che sostiene siano solo quelle catturate dalle telecamere di B’tselem.

Cosa succede a un esercito dove  una norma inerente i crimini di guerra è stata stabilita per così tanti anni? Cosa accadrà se a questo esercito verrà ordinato, da un regime estremista, di effettuare la pulizia etnica ed espellere centinaia di migliaia di palestinesi in Giordania o in Libano? Come reagiranno i soldati, che ora danno un calcio a un palestinese ferito, quando gli verrà detto di sparare alle migliaia di persone che si oppongono alla mossa? Qualcuno nell’IDF crede che i suoi soldati non eseguiranno queste missioni?

Il Prof. Daniel Blatman è uno storico dell’Università Ebraica di Gerusalemme.

Daniel Blatman : Opinion The Israeli Army Committed at Least 4 War Crimes in Recent Weeks. But Who Cares?

 

Daniel Blatman: l’esercito israeliano ha commesso almeno 4 crimini di guerra nelle ultime settimane. Ma a chi importa?

https://frammentivocalimo.blogspot.it/2018/03/daniel-blatman-lesercito-israeliano-ha.html

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Opinion// The Israeli Army Committed at Least 4 War Crimes in Recent Weeks. But Who Cares?

The real problem isn’t the fact that the army evades dealing with crimes against the Palestinians, but rather that such acts have become the norm

Mohammed Tamimi, 15, poses for a picture at his family home in the West Bank city of Ramallah on February 27, 2018.

ABBAS MOMANI/AFP

In the corruption whirlwind of the past few weeks, who even had time to respond seriously to war crimes in the territories, among them the recent incident in Jericho? We’re talking about another episode that was pushed to the margins and faded away among the army’s varying and vague versions of events – all aimed at avoiding prosecution of the Israel Defense Forces soldiers who were filmed beating and abusing a wounded Palestinian whom one of them had shot.

Yasin al-Saradih, a 36-year-old Palestinian, was shot on February 22 when he tried to attack a group of soldiers with the rim of a car wheel with an iron bar stuck through it. He was immobilized and no longer posed a threat to the armed soldiers. But this didn’t stop them from attacking a man wallowing in his own blood, beating and dragging him into a nearby alley. For half an hour he lay there with no medical assistance before being evacuated, after one of the soldiers fired a tear-gas canister into the alley where he lay.

In a routine series of events, a group of paratroopers confiscated a vehicle from a Palestinian and turned the children sitting in the back into a live, human shield against the stones being thrown at it.

The heroes of the Border Police rolled a stun grenade at a man fleeing with his baby in his arms; the IDF, as usual, ruled that this was against regulations and was investigating.

The IDF also recently examined the case of Mohammed Tamimi, half of whose skull was crushed by a rubber-coated bullet, and decided that he’d been hurt when he fell off his bicycle.

The army had previously looked into the incident involving legless demonstrator, Ibrahim Abu Thuraya, who was in a wheelchair when he was shot and killed on the other side of the fence along the Israel-Gaza Strip border. It was decided that he was inciting and posed a security threat. In addition, the IDF investigated the case of the Gazan fisherman, Ismail Abu Riala, who strayed beyond the border of the marine ghetto – an original Israeli invention – whereupon the brave navy men shot him from their sophisticated patrol boat. Everything was investigated and no one is to blame for anything.

These actions have a name: They are war crimes and crimes against humanity. Under the Geneva Convention the definition of such crimes includes political, racist or religious persecution and/or other inhuman treatment. Under the Rome Statute, the basis for the establishment of the International Criminal Court in The Hague, “war crime” is a generic term that refers to those sorts of actions during an armed conflict. Crimes against humanity, the convention says, are events that constitute part of a government policy (although the perpetrators don’t necessarily have to identify with this policy), or involve a widespread practice of perpetrating atrocities by a government or an authority acting de facto on its behalf.

A war crime is especially serious when there is a directive behind it. For example, the murderous violence of the Japanese army against American and Australian soldiers during World War II, or against the civilian population in China and Korea. But there is also a situation, like that in the territories, in which soldiers commit war crimes without receiving instructions from the political echelon or the approval of the military command; the army then evades dealing with them and covers them up.

Every discussion of IDF ethics must take the army’s response into account. But the real problem is not the evasiveness of the IDF, whose version of events is treated as God’s living word only in Israel, which is rife with anti-Arab racism. What’s important is that these acts have become the norm. They are committed time after time without provoking barely any public or internal army debate.

The IDF is committing war crimes and crimes against humanity, and most of the perpetrators are never called to account. In the colonialist reality in which the army operates these are routine practices against a population that is subject to dehumanization. The IDF sees its soldiers as belonging to a different “level of civilization.” After all, the colonial officer cannot share the same universal moral values as the native who attacks him with a knife. Therefore, there is continued chatter here about “the most moral army in the world” – the product of a dichotomy that Israel makes between what the international community has determined is a war crime, and its struggle against a people that it sees as not subject to the ethical rules shared by civilized nations.

How do we get out of this? Israel uses demagoguery that rejects acts of “exceptional” violence against Palestinians, but avoids severely punishing the “exceptions,” which it claims are only those caught on B’tselem’s cameras. Obviously there’s nothing serious to discuss about dealing with most of these atrocities.

What happens to an army where a norm of war crimes has been established for so many years? What will happen if this army is ordered by an extremist regime to carry out ethnic cleansing and expel hundreds of thousands of Palestinians to Jordan or Lebanon? How will the soldiers, who now kick a wounded Palestinian, respond when told to shoot at the thousands who oppose the move? Does anyone in the IDF believe that its soldiers won’t execute these missions?

Prof. Daniel Blatman is a historian at the Hebrew University of Jerusalem.

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