Date il loro Stato ai liberali laici d’Israele

12/01/2012

Original Version: Give Israel’s secular liberals their own state

A seguito delle crescenti tensioni fra ultraortodossi e laici in Israele, il filosofo e psicologo israeliano Carlo Strenger avanza la seguente provocazione: non più una soluzione a due Stati, per israeliani e palestinesi, ma una soluzione a quattro Stati, per ultraortodossi, sionisti religiosi, liberali laici e palestinesi

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La soluzione dei due Stati ormai è storia, e sono al tempo stesso triste e felice di vedere che lo scrittore A. B. Yehoshua sia arrivato alla stessa conclusione. Ora dobbiamo pensare al futuro: come farà il pezzo di terra a ovest del fiume Giordano a diventare un luogo che permette ai suoi abitanti di vivere una vita decente?

Come diavolo funzionerà questo grande Stato di Israele? Israele è già un’anomalia, in quanto ha quattro distinti sistemi di istruzione: uno per i sionisti religiosi, uno per gli ultraortodossi, uno per gli arabi e uno per gli ebrei laici, che non sono più la maggioranza: a partire dal 2010, meno della metà dei bambini di Israele sono iscritti alle scuole laiche. E dati gli sviluppi demografici, ci saranno presto sempre meno scuole di questo tipo.

A colpirmi è il fatto che il destino sembra segnato: quello che ci serve è una soluzione a quattro Stati. Dovremmo avere uno Stato ultraortodosso, un regno di Giudea, uno Stato palestinese e uno Stato liberale laico – tutti uniti in una Repubblica federale.

Mi spiego. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha sognato per anni di offrire ai palestinesi quattro énclave separate intorno ai loro centri abitati. Essi non avrebbero diritto di voto in Israele, ma avrebbero altri diritti civili.

Il modello di Netanyahu dovrebbe essere ampliato. Alle minoranze nella grande Terra d’Israele dovrebbe essere concesso l’autogoverno. Sto cominciando a capire che forse i palestinesi staranno meglio di noi. Una volta che saranno liberi di andare dove vogliono, non avranno nulla a che fare con il governo federale. Essi non serviranno nell’esercito, ma avranno un proprio sistema di istruzione e vivranno la loro vita liberamente.

Pensateci bene, gli ultraortodossi godono già di un patto di questo genere. Hanno delle énclave di fatto i cui abitanti vivono in un universo totalmente scollegato dal resto del paese. Hanno le loro scuole, la loro stampa, e hanno i propri sistemi politici, costruiti sulla leadership rabbinica. Come i palestinesi, molti di loro non servono nell’esercito né pagano le tasse israeliane.

In realtà è abbastanza sorprendente notare che, come i coloni, anche loro hanno un proprio sistema di strade: dopotutto, non si può guidare nelle loro città e nei loro quartieri durante lo Shabbat, e le donne non possono camminare sui loro marciapiedi in jeans e T-shirt. Dunque perché non formalizzare lo status quo separatista? I liberali laici dovrebbero chiedere l’autogoverno che è già riconosciuto agli ultraortodossi, e che Netanyahu vuole concedere ai palestinesi.

Come in Svizzera e negli Stati Uniti, la maggior parte delle tasse andrà agli Stati che compongono la Repubblica piuttosto che al governo federale. Ogni stato avrebbe un proprio sistema di istruzione, che permetterà a ciascun gruppo di avere una vera autonomia culturale.

Lasciate che gli ultraortodossi discutano fra loro se vogliono mantenere gli uomini e le donne separati negli autobus. Lasciate che abbiano telefoni cellulari kosher e insegnino ai loro figli soltanto temi ebraici. Lasciateli anche ragionare su come finanziare  il loro Stato.

Nello Stato di Giudea, lasciate che sionisti di destra come i parlamentari Zeev Elkin e Aryeh Eldad discutano se le donne possono cantare in occasione di eventi pubblici, se ai bambini si debba insegnare che Shimon Bar Kochba (un ebreo che si ribellò all’impero romano nel 132 d.C. fondando uno Stato ebraico indipendente che fu riconquistato dai romani tre anni dopo (N.d.T.) ) era un eroe, e se re Davide debba essere il modello ideale per i futuri leader. Se vogliono, potranno trasformare il loro Stato in un regno, che è ciò che un numero crescente di rabbini sionisti religiosi vuole comunque.

E lasciate che noi liberali laici (e gli arabi ed ebrei religiosi che credono nei valori liberali) viviamo nelle nostre piccole énclave. Ci riusciremo bene. Le nostre tasse finalmente andranno a istituzioni che rispettiamo ed in cui ci identifichiamo – proprio come per gli altri gruppi. Visto che ci siamo, tanto vale accettare l’intero patto che otterrebbero i palestinesi: non voteremo per la legislatura federale, visto che quasi certamente non sarà una democrazia liberale. E come gli ultraortodossi, non dovremo servire in un esercito che verrà inviato a combattere guerre inutili.

Ci sentiremo molto meglio quando non dovremo più spiegare a menti totalitarie perché mai è importante la libertà. Che sollievo!

Carlo Strenger, filosofo e psicanalista israeliano, insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv; è membro del comitato permanente di monitoraggio sul terrorismo della World Federation of Scientists

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

http://www.medarabnews.com/2012/01/12/date-il-loro-stato-ai-liberali-laici-d%e2%80%99israele/

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