Dei morti di serie B e dell’imbarazzo

admin | July 28th, 2013 – 4:34 pm

 

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Cresce l’imbarazzo internazionale sui sanguinosi scontri di venerdì e sabato al Cairo e ad Alessandria. Cresce l’imbarazzo soprattutto dopo l’ammissione, da parte del ministero della sanità egiziano, che al sit in dei Fratelli Musulmani al Cairo sono stati uccise decine di persone da parte delle forze di sicurezza. Almeno 72, dicono le fonti governative, assieme agli otto morti ad Alessandria. Un massacro, accusano gli islamisti che da un mese protestano a Raba El Adawiya e che parlano di almeno cento morti e di migliaia di feriti, non solo – come dice l’esercito – da lacrimogeni, ma da proiettili.
È la dichiarazione del segretario di stato americano John Kerry a dare la misura del l’imbarazzo internazionale. Stop alle violenze. Rispetto per le proteste pacifiche, compresi i sit in in corso, da parte delle forze di sicurezza. Indagine indipendente sugli scontri di venerdì e sabato. Processo di riconciliazione inclusivo. Elezione di un governo impegnato a rispettare tolleranza e pluralismo. Queste le richieste di Washington, esplicitate in una formale dichiarazione del segretario di stato Kerry.
E sono anche i tempi della presa di posizione di Kerry a dire che nell’amministrazione Obama la strategia verso l’Egitto non è né omogenea né decisa. Così come è successo dopo il 25 gennaio 2011. Imbarazzata, all’inizio, la posizione del dipartmento di Stato. E poi frettoloso il realismo nei confronti dei Fratelli Musulmani, quando vinsero le diverse elezioni. Ora le parole di Kerry arrivano dopo la dichiarazione del segretario generale dell’Onu Ban Ki Mun, e della responsabile per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, che si è limitata a deplorato la violenza e le morti. Troppo tiepida la posizione europea, tuona però il premier turco Erdogan, sostenitore del deposto presidente egiziano Mohammed Morsi, in custodia cautelare da settimane, che si scaglia contro l’ennesimo doppio standard.
Imbarazzo diffuso, dunque, per il massacro dei manifestanti di Raba El Adawiya. Anche in quelle che fino al coup del 30 giugno scorso erano le opposizioni. Persino Mohammed El Baradei deplora l’uso eccessivo della forza.
E dunque? Dunque assistiamo per l’ennesima volta a una posizione occidentale, internazionale, extra-araba che è figlia di tante strategie e di tanti consiglieri e di apprendisti stregoni e di dottor Stranamore. La propaganda diventa l’unica lettura su quello che sta succedendo al Cairo. Gli islamisti sono terroristi, senza più alcuna differenza all’interno di un panorama – quello dell’islam politico – così variegato. Forse perché si pensa di venire a capo di quello che succedendo nel mondo arabo usando le categorie della propaganda – anche occidentale, ma non solo – degli ultimi trent’anni.
Un colpo di Stato militare viene definito come democratico. Una repressione a suon di colpi d’arma da fuoco viene definita ordine pubblico. Un presidente deposto viene definito ex presidente. Un generale come Abdel Fattah El Sisi è in marcia per diventare il prossimo presidente egiziano con le stellette e con gli occhiali da sole, simili a quelli che usava Mubarak, e non si dice nulla.
Per l’ennesima volta nessuna complessità. Non c’è stata prima, nei confronti di quello che ha fatto Morsy e ha fatto la dirigenza conservatrice dei Fratelli musulmani, in nome di un realismo che diceva “meglio venire a patti con il nuovo regime”. Non c’è ora, la complessità, quando si pensa che la repressione militare possa essere parte della nuova democrazia egiziana, e non invece la riproposizione delle vecchie logiche del passato regime.
A essere schiacciati, oltre ai morti di Raba El Adawiye considerati morti di serie B senza nessuna importanza e dignità, sono i ragazzi di Tahrir, che in questi giorni si stanno sgolando per dire che non sono né con il vertice dei Fratelli Musulmani né conle forze armate che reprimono. Né con Morsy né con Al Sisi. Sono nella Terza Piazza, dicono. Così simile, e probabilmente così minoritaria, alla nostra Terza Via. Ma almeno il valore della testimonianza, a questi ragazzi, gliela dovremmo riconoscere. È grazie ad alcuni di loro che possiamo avere prove, foto, video indipendenti sul massacro di Raba El Adawiya. Perché la democrazia o è fondata sui diritti e sulle libertà, oppure non è.

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