DELITTO DI LESA UMANITA’ – di Nandino Capovilla

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Nandino Capovilla   martedì 21 aprile   13:50

Qualcuno dovrà pur essere giudicato per aver deciso di girarsi dall’altra parte di fronte ai cadaveri di chi fuggiva dalla Libia in fiamme e lentamente affogava nel mare. “Mancato soccorso”, se non fosse che da decenni ormai l’Italia ha un conto aperto con nazioni e popoli del nord Africa.

Scenari inquietanti spengono il fuoco della festa. Il mondo non sta bene. Lo sentiamo. Batte i denti per la febbre”; don Tonino Bello, che non può diventare certo un santino da aggiungere alla collezione per vite di cristiani disincarnati dalla storia, descrivono l’oggi a noi che “assistiamo a esodi di turbe sbandate” con la mascherina ma senza pane; col dubbio, in Siria, se stare in casa a farsi bombardare o mettersi in cammino e morire in mare.

La denuncia dei Comboniani è precisa: “Tutte le nazioni, tra cui l’Italia, che il giorno di Pasquetta sapendo di 65 profughi in fuga dalla Libia, 3 morti tra le onde, 5 risucchiati e altre 12 che stavano morendo, hanno scelto di non intervenire, hanno commesso un crimine contro l’umanità e devono essere portate in un tribunale internazionale per mancato soccorso”.

DON TONINO E PAPA FRANCESCO hanno usato la stessa espressione per condannare “inqualificabili scelte di chiusura e discriminazione”, l’uno nell’esame di coscienza del 1991 di fronte ai naufragi di albanesi, per “aprire una buona volta gli occhi sulle aritmetiche oscene di spartizioni inique delle ricchezze” e l’altro nei suoi ripetuti appelli al dovere di accogliere. Tutti e due l’hanno definito “delitto di lesa umanità!” E noi oggi, pensando ai 700.000 immigrati sul suolo libico di cui 20.000 internati e torturati in paurosi lager senz’acqua e senza cibo, usiamo la stessa condanna al crimine di mancato soccorso: è delitto di lesa umanità.

 

 

 

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