DEMOLITO AL-MAKHROUR, È STATO ISRAELE O L’ANP?

Il famoso ristorante palestinese di Beit Jala è stato distrutto dai bulldozer israeliani. Ma l’ordine di demolizione e’ arrivato dall’Autorità Nazionale Palestinese. Cooperazione tra Israele e Anp o corruzione all’interno dell’esecutivo palestinese?

LUCA SALERNO

Beit Sahour (Cisgiordania), 7 maggio 2011, Nena News – Sono le 6 di mattina del 3 maggio 2012 quando i bulldozer militari, scortati dalle jeep israeliane, percorrono le strade delle colline di Al Makhrour. Subito Ramzi Qaisyeh – proprietario del famoso ristorante palestinese aperto nel 2000 nella zona  – e sua moglie capiscono che quel dispiegamento di forze è li per il loro. In poche ore tutta la struttura sarà ridotta ad un cumulo di macerie e molti alberi distrutti.

Tutto farebbe pensare ad una “normale” demolizione delle forze israeliane. La terra si trova, infatti, in area C, tra gli insediamenti di Gilo ed Har Gilo, alla periferia di Beit Jala nel distretto di Betlemme. Un’area verde che negli ultimi anni è sempre più sotto pressione data la volontà israeliana di inglobarla nei confini della Grande Gerusalemme. Ed il percorso del Muro ne prevede infatti l’annessione.

Nell’ottobre del 2011, con un’ordinanza militare, Israele ha confiscato circa 40mila ettari di terra ed ha subito proceduto alla demolizione di diverse case.

 L’ordine di demolizione del ristorante Al Makhrour dell’Autorità Palestinese. Un falso?

La storia di Ramzi e di sua moglie, però, contiene un elemento incredibile, unico. Ufficialmente è stata l’Autorità Palestinese ad emanare l’ordine di demolizione della struttura, intimando la distruzione entro 14 giorni. Esattamente dopo due settimane sono arrivati i bulldozer israeliani. Non proprio quello che si definirebbe un caso.

La motivazione è che quella terra è di proprietà statale palestinese. “Io ho comprato la terra nel 2000 – dice la moglie di Ramzi a Nena-News – l’ho comprata per 20mila dollari ed ora mi dicono che è terra statale. Come lo è diventata? Non lo so, qui non c’è governo, c’è solo mafia”.

La sua rabbia è comprensibile. Parla guardando le macerie di quello che fino a poche ora prima era il suo ristorante. “Non parliamo di tutto il governo, ma di alcune persone che ci lavorano, cinque o sei. Pensano solo a fare soldi e sono disposti a fare accordi con gli israeliani. Vogliono entrare in possesso di queste terre e rivenderle. Perché qui a maggio e giugno è più facile vendere ed alcuni nell’Autorità ne vogliono approfittare”.

Ed infatti i dubbi sulla veridicità della lettera sono legittimi (come si vede nella foto del documento). L’AP non ha alcuna autorità sulle terre in Area C, non può reclamare una proprietà statale su quelle aree e tantomeno ha la giurisdizione per imporre un ordine di demolizione. Analizzando il documento si notano diverse incongruenze: fra tutte le due date (angolo destro superiore ed inferiore) referenti al 2004, che creano molte perplessità.

 Le rovine del ristorante Al Makhrour distrutto dai bulldozer israeliani

La struttura non ha i permessi di costruzione. Ma da queste parti non è una eccezione. Dal 2000 al 2007 l’Amministrazione Civile Israeliana ha approvato solo il 5% delle domande per ottenere i permessi edilizi da parte di palestinesi residenti in Area C. Il ristorante era costruito solo in legno e metallo, nessuna struttura fissa.

Anche la casa della famiglia Qaisyeh, a lato del ristorante, è a rischio demolizione. Hanno altre due settimane di tempo prima che i bulldozer tornino di nuovo. “Avevo una casa a Beit Jala che mi hanno distrutto nel 2000, poi dopo dieci anni mi hanno dato il 10% del suo valore ed ho costruito questa. Questa è la tassa che deve pagare ognuno di noi. Una tassa all’ANP, ad Israele, a tutti”. Per adesso cercheranno di bloccare la demolizione della casa con un ricorso alla Corte Suprema.

Come tutte le donne palestinesi, anche la moglie di Ramzi dimostra una forza d’animo enorme. E la volontà non è certo quella di arrendersi. “Io andarmene? Certo che no! Mi han distrutto il ristorante? Metto una tenda. Mi distruggono la casa? Metto un’altra tenda! E se mi distruggono anche quella, mi metto ad allevare animali, magari di loro hanno più pietà”. Questa terra i palestinesi non la vogliono proprio lasciare, anche se ad intimarglielo è il governo palestinese. Nena News

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