Deportare gli africani non è né morale né economico. Quindi, perché Israele lo sta facendo? – di Anshel Pfeffer

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sabato 25 novembre 2017

 

Sintesi personale

L’accordo di Israele con il governo del Ruanda significa che per $ 5000 a testa  i ruandesi accetteranno i migranti africani deportati da Israele, inoltre,  i ministri dell’Interno e della Sicurezza interna hanno concordato la chiusura del centro di detenzione di Holot nel Negev intensificando le deportazioni.

 

Stiamo parlando di circa 40.000 migranti, molti dei quali rivendicano asilo politico, dal Sudan e dall’Eritrea. Oltre ai $ 5000 che andranno alle casse di Kigali, ogni rifugiato riceverà $ 3.500 in contanti e Israele pagherà il biglietto aereo. Stiamo parlando di quasi $ 400 milioni o 1,4 miliardi di shekel.

La maggior parte dei rappresentanti di Labour e Yesh Atid sono favorevoli.

Potrei impostare questo articolo sul caso umanitario per permettere a questi rifugiat,i minacciati di genocidio e  di repressione, di rimanere in Israele, ricordando  che questo stato è stato fondato da  profughi  70 anni fa, ma ho scelto di evidenziare  l’aspetto finanziario.

Secondo le statistiche del governo nel secondo trimestre del 2017 (gli ultimi dati disponibili) c’erano 86.000 lavoratori stranieri in Israele con visto di lavoro. Aggiungete 57.000 palestinesi della Cisgiordania  e avete 143.000 non israeliani che lavorano qui legalmente.

Il numero di lavoratori stranieri aumenta continuamente, la domanda di lavoro a basso costo è in piena espansione e l’economia israeliana potrebbe facilmente assorbire questi 40.000 africani, molti dei quali sono stati qui per oltre cinque anni e parlano l’ebraico. In realtà, l’economia israeliana li ha già assorbiti: tutti gli adulti (e molti bambini) tra loro stanno lavorando, senza permessi e protezioni legali.

Quindi, perché spendere un miliardo di shekel per deportarli quando un numero simile di lavoratori stranieri finirà per occupare il loro posto in ristoranti, alberghi e cantieri?

Una ragione politica urgente è che la loro concentrazione nei quartieri popolari della zona sud di Tel Aviv alimenta la  protesta dei gruppi razzisti di estrema destra.

Ma Israele ha combattuto più volte nella sua storia con ampi gruppi di immigrati svantaggiati concentrati in aree povere e li ha dispersi, con un certo  successo in tutto il paese. Disperdere 40.000 persone pacifiche, preparate e disposte a lavorare sodo, in comunità più piccole, dovrebbe essere relativamente facile.

È facile dire che le vere ragioni del rifiuto  di trovare una soluzione migliore per i migranti africani è di stampo razzista. Sì, sono neri e non ebrei. E sì, c’è un certo grado di razzismo  nei loro confronti.

Ma non è così semplice. Israele ha assorbito un numero molto più grande di immigranti neri provenienti dall’Etiopia negli ultimi trent’anni, così come 300.000 immigrati non ebrei dell’ex Unione Sovietica che hanno diritto alla cittadinanza israeliana ai sensi della Legge sul Ritorno a causa di alcuni antenati o parenti ebrei.

Il razzismo non è la causa principale. Israele è ora nella stessa categoria degli altri paesi sviluppati, con un livello comparabile di qualità della vita e con la necessità di utilizzare centinaia di migliaia di lavoratori provenienti da altre parti del mondo, disposti a prendere i salari più bassi e a svolgere  lavori umili che gli israeliani non faranno.

Attualmente Israele ha 8,7 milioni di cittadini e – non compresi i palestinesi – circa 200.000 migranti stranieri, legali e illegali. Gli africani costituiscono solo il 20 percento.

Quindi perché non possono rimanere?

Per cominciare, a differenza di altri migranti, gli africani sono illegali  nel momento  stesso in cui arrivano.  Gli africani provengono dall’Egitto e sono fatti passare di nascosto da carovane beduine attraverso il deserto del Sinai per attraversare il confine. Dal 2013, quando è stata completata la nuova barriera di confine con l’Egitto, questa rotta è inattiva.

Quindi i migranti qui in Israele sono un gruppo anomalo arrivato tra il 2007 e il 2012Non fa parte di un’ondata di immigrazione in corso.  La  soluzione classica sarebbe un’amnistia che consenta loro di rimanere con visti a lungo termine  e con l’obiettivo finale di una eventuale cittadinanza.

Non succederà. Israele ha una politica di immigrazione e si chiama Legge del ritorno.

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Ai migranti africani dovrebbe essere permesso di rimanere, ma  mentre Israele si avvicina al suo 70° anniversario, non è ancora in grado di rivisitare le sue politiche sull’immigrazione.

La Legge del Ritorno rimane la giustificazione suprema e monolitica dell’esistenza di Israele e se questo significa che dobbiamo spendere un miliardo di shekel per inviare 40.000 esseri umani in Ruanda, allora questo è un costo che gli israeliani, sembra, sono disposti ad  accettare.

 

Deportare gli africani non è né morale né economico. Quindi, perché Israele lo sta facendo? – di Anshel Pfeffer

https://frammentivocalimo.blogspot.it/2017/11/anshel-pfeffer-deportare-gli-africani.html

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