Detenzione amministrativa prorogata ad oltranza per detenuta palestinese. La protesta delle prigioniere

Scritto il 2011-04-01 in News

Ramallah – InfoPal. Le autorità giudiziarie israeliane hanno deciso di rinnovare la detenzione amministrativa (senz’accusa e prorogabile ad oltranza, ndr) per la prigioniera palestinese Hana Yahya Saber ash-Shalabi, proveniente da Jenin.

Per Hana non è il primo episodio di questo tipo: la donna è stata arrestata il 14/09/2009 e, da allora, le autorità israeliane hanno proceduto allo stesso modo. Puntualmente, alla scadenza dei sei mesi, hanno esteso la detenzione amministrativa nei suoi confronti.

Shirin ‘Iraqi, legale del ministero dei Prigionieri, ha fatto sapere che quello israeliano “è un atto giudiziario estremamente debole poiché privo di una base legale giuridica”. Anche in questo caso, infatti, la giustizia israeliana ha contrapposto alla difesa palestinese la presunzione della segretezza delle informazioni sul caso.

Attualmente, le prigioniere palestinesi in detenzione amministrativa sono tre: Hana, Kifah ‘Awni Qatash, ‘Aliya’ al-Ja’bari.

Decisioni come l’ultima ai danni dei diritti di Hana ash-Shalabi rientrano tra quelle pratiche “legali” di Israele che le prigioniere palestinesi hanno annunciato di voler denunciare attraverso forme di protesta.
L’appello è stato lanciato dalle prigioni israeliane di Hasharon e Damon e le azioni si svolgeranno nei prossimi mesi.

Di fronte al caso di Hana e per ribadire la loro protesta per il rispetto di propri diritti, le detenute palestinesi hanno scritto al ministero palestinese dei Prigionieri chiedendo di intervenire affinché le autorità d’occupazione israeliane sulle quali ricade la competenza per gli affari carcerari:

1. Garantiscano le visite mediche e forniscano le cure richieste necessarie. Le prigioniere Wafa’ Albas al-Masabah, Ramiyah Abu Samrah, Amal Jami’ah, Amina Mona, Qahirah as-Sa’di e altre devono essere monitorate nell’immediato;

2. Permettano alle prigioniere i cui coniugi sono a loro volta detenuti da Israele di incontrarsi. Esse sono: Irina Sarahnah e il marito Ibrahim, Ahlam at-Tamimi e Nizar, Ramiyah Abu Samrah e Amjad, Kifah Qatash e Bilal;

3. Permettano alle prigioniere palestinesi di proseguire all’interno delle carceri gli studi universitari, di svolgere gli esami e ricevere regolarmente i libri di testo. Le prigioniere palestinesi chiedono anche il rispetto e una maggiore attenzione per esigenze personali come quella di avere i ricambi di vestiario e calzature;

4. Pongano fine ai divieti sulle visite dei loro familiari;

5. Si astengano dall’assaltare regolarmente le loro celle con ispezioni umilianti;

6. Infine, le prigioniere hanno chiesto al proprio ministero di seguire con particolare attenzione il caso delle compagne detenute nella sezione “Nahshon”, dove le aggressioni da parte degli ufficiali carcerari israeliani e i metodi di umiliazione sono frequenti e si consumano in vari contesti, anche durante il loro trasferimento verso i tribunali.

(Fonte: ministero per gli Affari dei Prigionieri).

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