DI FRONTE ALL’INDAGINE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, L’APARTHEID ISRAELIANO RIVENDICA LA SUPERIORITA’ MORALE SULLE VITTIME DEL SUO TERRORE – di Miko Peled

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/42260

02/04/2021

Dopo essersi creato nemici con il proprio comportamento criminale, Israele rivendica quindi il diritto di proteggersi dalle stesse persone che ha terrorizzato attraverso questi atti criminali.

Fonte: english version

Miko Peled – 29 marzo 2021

Foto di copertina: Palestinesi bloccano soldati israeliani che prendono di mira una manifestazione pacifica vicino a un insediamento ebraico di Beqa’ot nella Valle del Giordano in Cisgiordania, 29 febbraio 2020. Majdi Mohammed | AP

TEL AVIV, ISRAELE – Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito israeliano, il Generale Aviv Kochavi, ha recentemente commentato la decisione della Corte Penale Internazionale (CPI) di indagare su Israele per crimini di guerra. Nel suo discorso, il generale Kochavi ha detto:

“Esiste un abisso morale tra noi e i nostri nemici. Fanno di tutto per colpire i civili; noi facciamo di tutto per evitare di ferire i loro civili. Gioiscono quando i nostri civili vengono uccisi; noi indaghiamo quando i loro vengono uccisi.”

Sembra una dichiarazione di apertura piuttosto buona per la sua difesa, una volta che il processo all’Aja avrà inizio. L’unico problema è che niente di ciò che ha detto è vero.

Mentre scrivo, Israele sta cercando di capire i risultati delle sue quarte elezioni in due anni. Queste elezioni segnano quello che potrebbe essere il passo finale di una strategia politica che renderebbe orgoglioso Machiavelli. Questa strategia è stata pianificata ed eseguita brillantemente dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha portato alla totale disgregazione della sua opposizione.

Tutto ciò che resta di coloro che gli si opponevano sono solo minuscoli frammenti guidati da avidi  politici  che non possono assolutamente competere con l’acume politico nazionalista di Netanyahu.

Allo stesso modo, nessun politico israeliano è in grado di competere con il peso politico di Netanyahu nell’arena internazionale. Lo ha dimostrato chiaramente la recente visita a Tel Aviv del primo ministro danese, Mette Frederiksen, e del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, per discutere della cooperazione tra i tre paesi.

“Un abisso morale”

Il discorso pronunciato dal capo dell’esercito israeliano rappresenta una spontanea indignazione tipica dei funzionari israeliani. Dice che esiste “un abisso morale” tra Israele e i suoi nemici, e questa è una scelta di parole molto interessante. Si potrebbe pensare che sia controproducente per i funzionari militari e politici israeliani parlare di moralità. Eppure, ecco un altro generale che ha fatto carriera uccidendo civili e mantenendo un regime militare brutale che rivendica la superiorità morale.

In verità, esiste un abisso morale tra Israele e il popolo palestinese. Un rapido confronto mostra quanto segue: fin dalla sua fondazione, Israele  ha investito miliardi di dollari nello sviluppo e nel mantenimento delle sue forze armate; I palestinesi non hanno mai avuto un carro armato, tanto meno una forza militare.

Per decenni i palestinesi hanno cercato il modo di riportare la Palestina alla pace. I palestinesi suggerirono di stabilire una democrazia laica con uguali diritti. Quando questo venne respinto, accettarono di porre fine alla loro resistenza e riconobbero lo Stato di Israele. Poi l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina iniziò i negoziati con Israele e accettò che tutto ciò che avrebbe ricevuto sarebbe stato un piccolo Stato palestinese su meno di un quarto della Palestina storica.

Quando ciò si rivelò impossibile, i palestinesi avviarono una campagna pacifica, impegnata e moralmente giusta di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro lo Stato di Israele. Le richieste formulate da questo appello sono tutte riparatrici e sono tutte radicate nel diritto internazionale.

Durante questi stessi decenni, Israele era stato impegnato in espropri, furti di terre e violenze. I palestinesi  sono presi di mira da Israele indipendentemente dal loro status o posizione geografica. Che si tratti di cittadini di Israele, residenti in Cisgiordania o di Gaza, sfollati interni o rifugiati in campi fuori dalla Palestina, i palestinesi vivono senza diritti, espulsi dalle loro terre, impossibilitati ad accedere a risorse essenziali come l’acqua, le strade e l’assistenza sanitaria, e vengono uccisi quotidianamente.

Israele non fornirà ai palestinesi nemmeno un vaccino Covid. Quindi sì, il generale Kochavi ha ragione sull’abisso morale. Tuttavia, lui e il suo esercito non hanno nulla di cui essere orgogliosi.

“I nostri nemici”

Si sente costantemente affermare che Israele è circondato da nemici e che quindi non ha altra scelta che mantenere una potente forza militare e colpire ogni volta e ovunque veda una minaccia.

Questo non è diverso dai criminali che rubano e poi hanno paura di essere puniti dalle loro vittime o dalle autorità. I criminali hanno costantemente bisogno di più armi, più reclute e devono sempre colpire per primi per incutere paura ai loro potenziali nemici.

Lo Stato di Israele è stato istituito con atti che costituiscono crimini. Uccisioni, epurazione di massa di una popolazione civile, furto di proprietà e denaro e creazione di un regime di apartheid. Israele ha quindi costruito una forza militare che ancora oggi continua a terrorizzare i palestinesi e occasionalmente i paesi vicini, riferendosi a tutti loro come “nemici”.

Si potrebbe sostenere, e anzi si dovrebbe farlo, che Israele ha creato nemici con il proprio comportamento criminale. Dopodiché Israele sente di avere il diritto di proteggersi dalle stesse persone che ha perseguitato attraverso atti criminali.

Esultanza

Guidando a sud da Gerusalemme verso Gaza, si raggiunge un incrocio appena a nord del primo punto di ingresso a Gaza, chiamato Erez. Poi si guida lungo una strada che costeggia la Striscia di Gaza a est. Ad un incrocio c’è un distributore di benzina e una strada sterrata che si snoda da dietro il distributore su una collina sabbiosa.

In cima alla collina ci sono alcuni alberi: da lì si può vedere il Mediterraneo e anche Gaza City. Quando Israele lancia bombe su Gaza da quel punto si può vedere il fumo e sentire le esplosioni. Qualcuno vi ha trascinato un divano e alcune sedie, trasformando questo posto in uno dei preferiti per gli israeliani che amano lo spettacolo.

Video: Un notiziario danese mostra gli israeliani che guardano i bombardamenti di Gaza del 2009. TV2 Danimarca |  Youtube

In effetti, un articolo del quotidiano britannico “The Guardian” descrive il luogo e la scena durante l’assalto a Gaza del 2014: “La gente mangia, beve e posa per i selfie sullo sfondo delle esplosioni, mentre durante l’offensiva il bilancio delle vittime palestinesi aumenta “.

Continua, descrivendo quello a cui anch’io personalmente ho assistito:

“Un gruppo di uomini si stringe intorno a un narghilè. Quasi tutti maneggiano gli smartphone per registrare le esplosioni o per mettersi in posa sorridendo, magari con i pollici in su, per i selfie con alle spalle il fumo nero delle esplosioni causate dai bombardamenti come sfondo. Alcuni portano i loro figli “.

“Noi investighiamo”

Kochavi ha affermato che l’esercito indaga, anche se chiaramente le indagini di Israele sui propri crimini sono poche, sporadiche e raramente finiscono per ritenere i trasgressori responsabili.

“Facciamo di tutto per evitare di uccidere i loro civili”, dice, il che dovrebbe farci chiedere in quale mondo vive il Generale Kochavi. Israele non solo non fa nulla per prevenire la morte di civili, ma da decenni prende di mira la popolazione sia in Palestina che in Libano. Questo è ovvio perché, come affermato in precedenza, i palestinesi non hanno mai avuto un esercito.

Mentre il mondo si chiede come sarà il prossimo governo Netanyahu, è chiaro che i palestinesi continueranno a vivere nella paura del terrorismo israeliano. Ci si deve chiedere  quando il mondo deciderà di porre fine alla distruzione della Palestina e del suo popolo da parte di Israele.

 

Miko Peled è scrittore collaboratore di MintPress News, autore di pubblicazioni e attivista per i diritti umani nato a Gerusalemme. I suoi ultimi libri sono “The General’s Son. Journey of an Israeli in Palestine” e “Injustice, the Story of the Holy Land Foundation Five”.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

 

Di fronte all’indagine della Corte Penale Internazionale, l’apartheid israeliano rivendica la superiorità morale sulle vittime del suo terrore

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