Diario da (una) Città Santa bagnata

admin | March 1st, 2012 – 2:10 pm

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Gerusalemme è seppellita dall’acqua, come se trattenesse il respiro. Piove, piove, e ancora piove, mentre si aspetta una neve sin troppo annunciata. I movimenti sono al rallentatore, i bambini non sono andati a scuola, e la Cupola della Roccia appare meno dorata del solito. Le continue indiscrezioni su un possibile attacco israeliano all’Iran sembrano lontane, ovattate, anche se il capo di stato maggiore dell’aviazione statunitense ha alzato oggi il volume dei tamburi di guerra, facendo sapere che gli Stati Uniti hanno pronti possibili piani di reazione e appoggio all’aviazione israeliana (mi sarei stupita del contrario: i militari devono pianificare, e ben prima che gli eventi si verifichino…).

Qui, a Gerusalemme, ci si  occupa del tempo, quello meteorologico, che per ora non aiuta un possibile raid aereo sull’Iran, alla vigilia delle elezioni. Ci si occupa della pioggia, della possibile neve, e si rimanda a domenica tutto ciò che si potrebbe fare. Intanto, però, qualcosa succede, eccome. Per esempio, nonostante il maltempo, il tran tran di Ramallah, a neanche una ventina di chilometri dalla Città Vecchia di Gerusalemme, è stato rotto da un raid dei soldati israeliani in due stazioni tv palestinesi. Dentro l’area A, e dunque nel cuore di una zona che – secondo Oslo – è sotto l’unica autorità palestinese. E invece il raid c’è stato, nella sede della Watan tv e di Al Quds tv. Sequestrati i macchinari, perché – dicono le forze armate israeliane – le emissioni disturbavano le frequenze dell’aeroporto di Ben Gurion. La reazione degli esponenti dell’Autorità Nazionale Palestinese sono state a dir poco irate. Tutti indignati, compreso il premier Salam Fayyad. Per il raid in se stesso, compiuto nel cuore di Ramallah. E per l’inizio di una singolare guerra delle tv, delle frequenze, che sorprende tutti. Cosa significa? Perché portar via i macchinari da due stazioni che non possono certo essere accusate di favorire i nemici dell’ANP, con cui peraltro ci si concerta sulla questioni della sicurezza, soprattutto nelle zone più delicate della Cisgiordania? E perché colpire una tv come Al Quds tv, il canale educativo dell’università araba di Gerusalemme, non certo diffusissimo in termini di audience? Al Quds tv è il canale educativo dell’università di Sari Nusseibeh, intellettuale rispettato in Occidente, spesso scomodo tra i palestinesi, portatore di una concezione del rapporto con gli altri (israeliani compresi) che parte anzitutto dal rispetto e dal dialogo. Un raid alla Quds tv (che peraltro ho visitato non più tardi di tre giorni fa) nessuno se lo poteva certo immaginare, perché quella tv è semmai un seme piantato nella terra del dialogo, non certo l’espressione della tv dell’odio. A chi dà fastidio? Perché?

La pioggia a Gerusalemme, quella descritta magistralmente da Amos Oz in Michael mio,  dà tempo per riflettere, in una strana e malinconica atmosfera ovattata, in cui l’unico rumore è il ticchettio di gocce pesanti, in una terra che ha bisogno di acqua più di tante altre. Nonostante il tempo sospeso, però, questa strana guerra delle frequenze è incomprensibile, soprattutto nell’era di internet, dello streaming, delle community radio e dei network via satellite. Dice, comunque, molto sul fatto che i palestinesi non possano fare nulla, decidere alcunché senza passare attraverso l’approvazione israeliana. Neanche quando si tratta di frequenze. E allora? Come si costruisce uno Stato?

Nel frattempo, dopo la fine dello sciopero della fame di Khader Adnan, un altro digiuno politico è in corso. È quello di Hana Shalabi, che rifiuta il cibo da due settimane. È stata riarrestata da poco, dopo essere stata fermata nel 2009, essere rimasta in carcere in detenzione amministrativa, ed essere stata rilasciata nello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, nello scorso ottobre. Non è l’unica, tra gli ex prigionieri che hanno fatto parte dello scambio a essere stata riarrestata, ma il suo caso dice qualcosa di più. Anche lei accusata di essere della Jihad Islamica, come Adnan, Hana Shalabi decide il digiuno. Come Adnan. Segnalando che la Jihad sembra pronta a usare un altro tipo di strumento, oltre quello del terrorismo e della violenza politica. È la Jihad in Cisgiordania, che sembra a questo punto diversa da quella di Gaza, a giudicare dai casi Adnan e Shalabi e dall’uso di uno strumento di battaglia politica come quello dello sciopero della fame.

Molte cose succedono, a Gerusalemme e dintorni. Molto cose succedono, anche altrove, e la morte diLucio Dalla è uno di quegli eventi per i quali questa pioggia, per una 50enne come me, è la colonna sonora appropriata. Un viatico. E allora, nella mia playlist virtuale, oggi c’è posto solo per un brano che ha segnato la mia adolescenza. Anna e Marco. Grazie, Lucio Dalla.

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