DICHIARAZIONI DI ANTISEMITISMO MASCHERANO UN REGNO DI TERRORE POLITICO E CULTURALE IN TUTTA EUROPA

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tratto da: http://znetitaly.altervista.org/art/29887

di Jonathan Cook – 12 dicembre 2020

“Ebrei Sbagliati” – Naomi Wimborne-Idrissi

 

 

Il giornale israeliano Haaretz ha pubblicato questa settimana un lungo articolo affascinante che offre un’inquietante istantanea del clima politico che sta rapidamente emergendo in Europa sul tema dell’antisemitismo. L’articolo documenta un tipo di regno politico e intellettuale del terrore in Germania da quando il parlamento ha approvato l’anno scorso una risoluzione che equipara il sostegno a boicottaggi non violenti di Israele – in solidarietà con i palestinesi oppressi da Israele – all’antisemitismo.

L’articolo riguarda la Germania ma chiunque lo legga vedrà forti paralleli con ciò che sta accadendo in altri paesi europei, specialmente in Gran Bretagna e in Francia.

Gli stessi leader europei che pochi anni fa marciavano a Parigi gridando “Je suis Charlie” – sostenendo gli inalienabili diritti alla libera espressione di europei bianchi di offendere mussulmani insultando e ridicolizzando il loro Profeta – stanno ora facendo la coda per mettere fuorilegge la libertà di espressione quando diretta contro Israele, uno stato che rifiuta di por fine alla sua occupazione belligerante delle terre palestinesi. Leader europei hanno mostrato ripetutamente di essere sin troppo pronti a schiacciare la libertà di espressione dei palestinesi, e di quelli solidali con loro, per evitare di offendere segmenti della comunità ebrea.

La situazione si riduce a questo: mussulmani europei non hanno alcun diritto di offendersi per insulti a una religione con la quale si identificano, ma ebrei europei hanno ogni diritto di offendersi per critiche a un aggressivo stato mediorientale con il quale si identificano. Da un altro punto di vista, le perverse priorità laiche della cultura europea prevalente oggi pongono la sacralità di uno stato militarizzato, Israele, al di sopra della sacralità di una religione che conta miliardi di seguaci.

Colpevolezza per associazione

Questo non è nemmeno un doppio metro. Non riesco a trovare nel dizionario una parola che trasmetta la dimensione e il grado di ipocrisia e malafede coinvolti.

Se lo studioso ebreo statunitense Norman Finkelstein scrivesse un seguito al suo appassionato libro ‘L’industria dell’Olocausto’ – sullo sfruttamento cinico dell’Olocausto per arricchire e rafforzare una dirigenza organizzativa ebrea a spese dei reali sopravvissuti all’Olocausto – potrebbe essere tentato di intitolarlo ‘L’industria dell’antisemitismo’.

Nel clima attuale in Europa, un clima che rigetta ogni pensiero critico in rapporto con vaste aree di interesse pubblico, tale osservazione da sola sarebbe sufficiente per essere denunciati quali antisemiti. Il che è il motivo per il quale l’articolo di Haaretz – molto più coraggioso di qualsiasi cosa leggerete in un giornale britannico o statunitense – non usa mezzi termini riguardo a ciò che sta accadendo in Germania. Lo definisce “caccia alle streghe”. Questo è il modo di Haaretz di dire che l’antisemitismo è stato politicizzato e reso un’arma, una conclusione di per sé evidente che attualmente vi farà espellere dal Partito Laburista britannico, persino se siete ebrei.

L’articolo di Haaretz evidenzia due importanti sviluppi del modo in cui l’antisemitismo è stato, nelle parole di leader intellettuali e culturali citati dal giornale, “strumentalizzato” in Germania.

Organizzazioni ebree in Germania, come scrive Haaretz, stanno apertamente trasformando l’antisemitismo in un’arma non solo per danneggiare la reputazione di critici più aspri di Israele, ma anche per cacciare dal campo pubblico e culturale – attraverso una sorta di “colpevolezza di antisemitismo per associazione” – chiunque osi prendere in considerazione critiche di Israele.

Associazioni culturali, festival, università, centri di ricerca ebrei, gruppi di esperti di politica, musei e biblioteche sono costretti a controllare il passato di coloro che desiderano invitare nel caso qualche trasgressione minore contro Israele possa essere sfruttata da organizzazioni ebree locali. Questo ha creato un’atmosfera tossica, politicamente paranoica, che inevitabilmente uccide la fiducia e la creatività.

Ma la psicosi è ancora più profonda. Israele, e tutto ciò che vi è collegato, è diventato un argomento così infiammabile – uno che può rovinare carriere in un istante – che la maggior parte delle figure politiche, accademiche e culturali in Germania sceglie oggi di evitarlo del tutto. Israele, come intendevano i suoi sostenitori, sta rapidamente diventando intoccabile.

Un caso esemplare segnalato da Haaretz è Peter Schäfer, un rispettato docente di studi sul cristianesimo e il giudaismo antichi, che è stato costretto l’anno scorso a dimettersi da direttore del Museo Ebraico di Berlino. Il delitto di Schäfer, agli occhi della dirigenza ebrea tedesca, è stato di aver organizzato una mostra su Gerusalemme che riconosceva le tre tradizioni religiose della città, compresa quella mussulmana.

E’ stato immediatamente accusato di promuovere “distorsioni storiche” e denunciato quale “anti-israeliano”. Un giornalista del Jerusalem Post israeliano di destra, che è stato attivamente colluso con il governo israeliano nel diffamare critici di Israele, ha contattato Schäfer con una serie di e-mail provocatorie. Le domande hanno incluso “Ha imparato la lezione sbagliata dall’Olocausto?” e “Esperti israeliani mi hanno detto che lei semina antisemitismo; è vero?”

Schäfer osserva:

L’accusa di antisemitismo è un bastone che consente di sferrare un colpo mortale ed elementi politici che vi hanno interesse lo stanno usando, senza dubbio… Il personale del museo è entrato gradualmente in uno stato di panico. Poi naturalmente abbiamo anche cominciato a fare controlli sui passati. Ha sempre più avvelenato l’atmosfera e il nostro lavoro.

Un’altra vittima di spicco di queste organizzazioni ebree dichiara a Haaretz: “A volte uno pensa ‘Andare a quella conferenza?’, ‘Invitare questo collega?’ Dopo significa che per tre settimane devo affrontare una tempesta di merda, mentre ho bisogno di tempo per altre cose per le quali sono pagato come conferenziere. C’è un genere di ‘obbedienza anticipatoria’ o ‘autocensura preventiva’”

Squilli in continuazione

Non c’è nulla d’insolito in quanto sta succedendo in Germania. Organizzazioni ebree stanno fomentando queste “tempeste di merda” – intese a paralizzare la vita politica e culturale di chiunque si dedichi alla critica persino più tenue di Israele – ai livelli più elevati del governo. Non mi credete? Ecco Barack Obama che nella sua recente autobiografia spiega i suoi tentativi da presidente degli Stati Uniti di contenere l’espansione israeliana dei suoi insediamenti illegali. All’inizio era stato avvertito di far marcia indietro o avrebbe subito l’ira della lobby israeliana:

Membri di entrambi i partiti erano preoccupati di irritare il Comitato degli Affari Pubblici Statunitense-Israeliano (AIPAC). Quelli che criticavano Israele a voce troppo alta rischiavano di essere definiti “anti-israeliani” (e forse antisemiti) e di affrontare un avversario ben finanziato nelle elezioni successive.

Quando Obama era comunque andato avanti e aveva proposto un modesto congelamento degli insediamenti illegali israeliani:

I telefoni della Casa Bianca hanno cominciato a squillare in continuazione, mentre membri della mia squadra della sicurezza nazionale facevano fronte a chiamate di giornalisti, leader di organizzazioni ebree statunitensi, sostenitori di spicco e membri del Congresso, tutti a chiedersi perché stavamo prendendo di mira Israele … questo genere di pressione è continuato per gran parte del 2009.

Egli osserva ulteriormente:

Il frastuono organizzato da Netanyahu aveva l’effetto voluto di mangiarsi il nostro tempo, metterci sulla difensiva e ricordarmi che normali differenze politiche con un primo ministro israeliano – persino uno che presiedeva un fragile governo di coalizione – esigevano un costo politico che non esisteva quando trattavo con Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Canada o qualsiasi altro dei nostri alleati più stretti.

Indubbiamente Obama non osa mettere per iscritto tutti i suoi pensieri riguardo al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu o ai lobbisti statunitensi che hanno lavorato nel suo interesse. Ma le osservazioni di Obama mostrano effettivamente che anche un presidente degli Stati Uniti, apparentemente la persona più potente del pianeta, ha finito per impallidire di fronte a questo genere di attacco incessante. Per mortali più in basso il prezzo è probabilmente molto più grave.

Nessuna libertà di espressione di Israele

E’ stata questa stessa mobilitazione di pressione organizzativa ebre – orchestrata, come segnala Obama, da Israele e dai suoi sostenitori negli Stati Uniti e in Europa – che ha finito per dominare i cinque anni di Jeremy Corbyn da leader del Partito Laburista britannico di sinistra, riproponendo nel giro di una notte quale antisemita un ben noto attivista antirazzista.

E’ il motivo per il quale il suo successore, sir Keir Starmer, ha affidato parte del controllo organizzativo del Partito Laburista sulle questioni relative agli ebrei e a Israele al fortemente conservatore Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici, espresso nella firma di Starmer ai “Dieci impegni” del Consiglio.

CONSIGLIO DEI DEPUTATI DEGLI EBREI BRITANNICI – Difesa della Comunità

DIECI IMPEGNI PER POR FINE ALLA CRISI DELL’ANTISEMITISMO

 

  1. Risolvere i casi pendenti: Tutti i casi pendenti e futuri dovrebbero essere portati a una rapida conclusione entro un termine prefissato.

  2. Rendere indipendente il processo disciplinare del Partito: Un operatore indipendente dovrebbe essere utilizzato per elaborare tutte le rimostranze al fine di sradicare qualsiasi rischio di parzialità e faziosità.

  3. Garantire trasparenza: A parti chiave interessate alle rimostranze, compresi organi rappresentativi degli ebrei, dovrebbe essere garantito il diritto a regolari, dettagliati aggiornamenti sui casi, su basi confidenziali.

  4. Prevenire la riammissione di trasgressori di spicco: Dovrebbe essere reso chiaro che trasgressori di spicco che hanno lasciato il partito o ne sono stati espulsi, quali Ken Livingstone e Jackie Walker, non saranno mai riammessi tra i membri.

  5. Non mettere nessuna piattaforma a disposizione del fanatismo: Ogni parlamentare, Pari, consigliere, membro o elettore che sostenga, promuova o metta a disposizione una piattaforma a persone che sono state sospese o espulse in seguito a casi di antisemitismo dovrebbe essere egli stesso sospeso da membro.

  6. Adottare senza riserve la definizione internazionale dell’antisemitismo: La definizione dell’antisemitismo dell’IHRA, con tutti i suoi esempi e clausole, e senza nessuna riserva, sarà interamente adottata dal partito e utilizzata quale base per valutare casi disciplinari di antisemitismo.

  7. Attuare un programma di istruzione contro il razzismo che sia approvato dalla comunità ebrea: Il Movimento Laburista Ebreo dovrebbe essere ri-coinvolto dal partito per guidare l’addestramento riguardo all’antisemitismo.

  8. Il coinvolgimento con la comunità ebrea dovrebbe essere attuato attraverso i suoi principali gruppi rappresentativi: Il Partito Laburista deve coinvolgersi con la comunità ebrea attraverso i suoi principali gruppi rappresentativi e non attraverso organizzazioni e individui radicali.

  9. Comunicare con risolutezza: Dichiarazioni blande, generiche dovrebbero cedere il passo alla condanna di specifici comportamenti dannosi e, quando del caso, alla condanna di specifici individui.

  10. Mostrare leadership e assumere responsabilità: Il leader deve assumere personalmente la responsabilità di por fine alla crisi di antisemitismo del Partito Laburista.

 

Fa parte del motivo per il quale Starmer ha recentemente sospeso Corbyn dal partito, e poi ha sfidato le richieste della base che fosse appropriatamente reintegrato, dopo che Corbyn aveva espresso preoccupazioni riguardo al modo in cui le accuse di antisemitismo erano state “”esagerate per motivi politici” per danneggiare lui e il Partito Laburista. (Starmer, di destra, andrebbe notato, era anche felice di usare l’antisemitismo come pretesto per sradicare il programma socialista che Corbyn aveva tentato di resuscitare nel Partito Laburista). E’ il motivo per il quale Starmer ha imposto un divieto a tappeto a parti dell’elettorato di discutere la sospensione di Corbyn. Ed è il motivo per il quale il segretario ombra all’istruzione del Partito Laburista si è unito al Partito Conservatore al potere nel minacciare di spogliare università del loro finanziamento se avessero consentito nel campus libertà di espressione su Israele.

Due tipi di ebrei

Ma l’articolo di Haaretz solleva un altro problema cruciale per comprendere come Israele e la dirigenza ebrea in Europa stiano politicizzando l’antisemitismo per proteggere Israele da critiche. Il potenziale tallone d’Achille della loro campagna sono i dissidenti ebrei, quelli che rompono con la linea della presunta “comunità ebrea” e creano uno spazio per altri – palestinesi o altri non ebrei – per criticare Israele. Questi dissenzienti ebrei rischiano di servire da monito che una critica incisiva di Israele non dovrebbe far sì che uno debba essere diffamato quale antisemita.

Israele e organizzazioni ebree, tuttavia, hanno reso loro compito erodere tale idea promuovendo una distinzione – antisemita, quanto a questo – tra due tipi di ebrei: gli ebrei buoni (leali a Israele) e gli ebrei cattivi (sleali nei confronti di Israele).

Haaretz scrive che dirigenti ebrei in Germania, quali Felix Klein, il commissario del paese sull’antisemitismo, e Josef Schuster, presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania, sono autorizzati a definire non solo chi sia antisemita, usando solitamente come metro il sostegno a Israele, ma anche a stabilire chi siano gli ebrei buoni – quelli politicamente simili a loro – e chi siano gli ebrei cattivi, quelli che dissentono da loro.

Nonostante l’orribile storia recente della Germania di odio degli ebrei, il governo tedesco, autorità locali, i media, università e istituzioni culturali sono stati incoraggiati da figure come Klein e Schuster a perseguitare ebrei tedeschi, persino israeliani che vivono e lavorano in Germania, dallo spazio pubblico e culturale del paese.

Quando, per esempio, un gruppo di accademici ebrei israeliani di Berlino ha tenuto l’anno scorso una serie di discussioni in rete a proposito del sionismo sul sito della loro scuola d’arte, un giornalista israeliano ha immediatamente pubblicato la storia di uno “scandalo” riguardante il ricevimento di fondi governativi tedeschi da parte di sostenitori del boicottaggio. Ore dopo, la scuola d’arte ha cancellato il sito, mentre il ministero dell’istruzione tedesco ha diffuso una dichiarazione che chiariva che non aveva fornito alcun finanziamento. L’ambasciata israeliana ha dichiarato ufficialmente “antisemite” le discussioni tenute da tali israeliani e una fondazione tedesca che documenta l’antisemitismo ha aggiunto il gruppo alla lista di casi di antisemitismo che redige.

Descritti come ‘kapò’

L’atmosfera culturale e politica è diventata tanto repressiva in Germania che c’è stato un limitato contraccolpo tra leader culturali. Alcuni hanno osato pubblicare una lettera che contestava il ruolo di Klein, il commissario all’antisemitismo. Haaretz scrive:

Lo zar dell’antisemitismo, ha accusato la lettera, sta operando ‘in sinergia con il governo israeliano’ in un tentativo di ‘screditare e zittire oppositori delle politiche di Israele’ e sta favorendo la ‘strumentalizzazione’ che indebolisce la lotta reale all’antisemitismo.

Figure come Klein sono state così concentrate sul contrastare la critica di Israele da sinistra, compresa la sinistra ebrea, che a malapena si sono resi conto “dell’acuto pericolo che rischiano gli ebrei in Germania a causa dell’impennata di antisemitismo di estrema destra”, sostiene la lettera.

Di nuovo, lo stesso quadro si può vedere in tutta Europa. Nel Regno Unito il Partito Laburista di opposizione, che dovrebbe essere uno spazio sicuro per chi conduce la lotta contro il razzismo, si sta purgando di ebrei critici di Israele e sta usando calunnie di antisemitismo contro antirazzisti di spicco, specialmente di altre minoranze oppresse.

Straordinariamente, Naomi Wimborne-Idrissi, una delle fondatrici della Jewish Voice for Labour, che sostiene Corbyn, recentemente si è vista sospesa dal Partito Laburista di Starmer. Era semplicemente apparsa in un commovente video in cui spiegava i modi in cui l’antisemitismo era sfruttato da organizzazioni ebree per diffamare ebrei di sinistra come lei quali “traditori” e “kapò”, un termine bruciante di offesa, come segnala la Wimborne-Idrissi, che si riferisce a “un detenuto ebreo di un campo di concentramento che collaborava con le autorità, persone che collaborarono all’annientamento del loro stesso popolo”.

Nel sospenderla, Starmer ha in effetti avallato questa campagna della dirigenza ebrea britannica di incitamento e di denigrazione degli ebrei di sinistra.

In precedenza Mark Wadsworth, un eminente attivista nero antirazzista, si è trovato similmente sospeso dal Partito Laburista quando ha denunciato i tentativi di Ruth Smeeth, allora parlamentare laburista ed ex dirigente del gruppo lobbistico israeliano BICOM, di reclutare i media nella sua campagna di diffamazione quali antisemiti di avversari politici di sinistra.

Nel mantenersi al passo con la rapida erosione del pensiero critico in organizzazioni della società civile create per difendere libertà fondamentali, la Smeeth è stata recentemente nominata direttrice della prestigiosa organizzazione per la libertà di parola Index on Censorship. In essa può ora operare per sopprimere le critiche di Israele – e attaccare “ebrei cattivi” – sotto la maschera della lotta alla censura. Nella nuova realtà capovolta la censura non si riferisce alla diffamazione e al mettere a tacere “ebrei cattivi” come la Wimborne-Idrissi, ma alle critiche di Israele per le sue violazioni di diritti umani, che apparentemente “censurano” l’identificazione degli “ebrei buoni” con Israele, oggi considerate il reato di “incitamento a delinquere”.

Il bambino che gridava al lupo

L’articolo di Haaretz contribuisce a contestualizzare l’attuale “caccia alle streghe” antisemite dell’Europa, me attacca chiunque critichi Israele o sia solidale con i palestinesi oppressi o si associ a tali persone. E’ un ampliamento di una precedente campagna della dirigenza ebrea contro “il genere sbagliato di ebreo”, come identificato da Finkelstein ne L’industria dell’Olocausto. Ma questa volta le organizzazioni ebree stanno giocando una partita politica dalla posta molto più elevata, e più pericolosa.

Haaretz teme giustamente che la dirigenza ebrea in Europa stia non solo mettendo a tacere ebrei, ma anche degradando il significato – il valore di shock – dell’antisemitismo attraverso l’atto stesso di politicizzarlo. Organizzazioni ebree rischiano di alienarsi la sinistra europea, che solitamente era schierata con loro contro l’odio degli ebrei da parte della destra. Antirazzisti europei si trovano improvvisamente parificati a, e calunniati quali, novelli neonazisti.

Se quelli che sostengono i diritti umani e chiedono la fine dell’oppressione dei palestinesi si ritrovano etichettati da antisemiti, diventerà sempre più difficile distinguere tra l’”antisemitismo” fasullo (trasformato in arma) a sinistra e il vero odio degli ebrei dalla destra. I calunniatori di antisemitismo – e i loro compagni di viaggio quali Keir Starmer – è probabile finiscano col subire la loro propria sindrome da “bambino che gridava al lupo”.

O, come osserva Haaretz:

Il problema che sta disturba i critici della risoluzione del Bundestag (parlamento tedesco) è se l’ampliamento del concetto dell’antisemitismo a includere le critiche di Israele non stia in realtà influenzando negativamente la battaglia contro l’antisemitismo. La tesi è che la facilità con cui l’accusa è mossa potrebbe avere l’effetto di erodere il concetto stesso.

 

L’industria dell’antisemitismo

Meritano di essere notate le caratteristiche condivise della nuova Industria dell’Antisemitismo e le precedenti discussioni di Finkelstein sull’Industria dell’Olocausto.

Nel suo libro Finkelstein identifica gli “ebrei sbagliati” come persone quali sua madre, sopravvissuto a un campo di sterminio nazista mentre il resto della sua famiglia periva. Questi ebrei sopravvissuti, sostiene Finkelstein, erano considerati dall’Industria dell’Olocausto solo nella misura in cui servivano da mezzo proporzionale perché la dirigenza ebrea accumulasse maggiore ricchezza e maggiore status culturale e politico. Diversamente le vittime erano ignorate perché il vero messaggio dell’Olocausto – contrariamente alla sua rappresentazione da parte della dirigenza ebrea – era universale: dobbiamo opporci e combattere tutte le forme di razzismo perché conducono alla persecuzione e al genocidio.

L’Industria dell’Olocausto, invece, promuoveva una lezione particolarista, interessata che l’Olocausto dimostra che gli ebrei sono oppressi in modo unico e che perciò meritano una soluzione unica: uno stato, Israele, al quale deve essere concessa dagli stati occidentali la libertà d’azione di commettere crimini in violazione della legge internazionale. L’Industria dell’Olocausto – da distinguere assolutamente dagli eventi reali dell’Olocausto – è profondamente intrecciata con la perpetuazione del progetto razzista, coloniale di Israele e razionalizzata da esso.

Nel caso dell’Industria dell’Antisemitismo torna a galla l’”ebreo sbagliato”. Questa volta la caccia alle streghe attacca gli ebrei di sinistra, gli ebrei critici di Israele, gli ebrei contrari all’occupazione e gli ebrei che appoggiano il boicottaggio degli insediamenti illegali o dello stesso Israele. Di nuovo, il problema con questi “ebrei cattivi” è che alludono a una lezione universale che afferma che i palestinesi hanno un diritto all’autodeterminazione, alla dignità e alla sicurezza nella loro patria storica almeno pari agli immigrati ebrei fuggiti dalla persecuzione europea.

Contrariamente agli “ebrei cattivi”, l’Industria dell’Antisemitismo chiede si tragga una conclusione particolarista riguardo a Israele, proprio come una conclusione particolarista è stata tratta in precedenza dall’Industria dell’Olocausto. Essa afferma che negare agli ebrei uno stato significa lasciarli indifesi dall’eterno virus dell’antisemitismo. In questa concezione l’Olocausto può essere ripugnante in misura unica, ma è lungi dall’essere unico. Non ebrei, date le giuste circostanze, sono sin troppo capaci di attuare un altro Olocausto. Gli ebrei devono essere perciò sempre protetti, sempre in guardia, devono sempre avere le loro armi (o, nel caso di Israele, le loro bombe atomiche) a portata di mano.

Carta ‘esci di prigione’  [v. gioco del Monopoli, n.d.t.]

Questa visione, naturalmente, cerca di ignorare, o emarginare, altre vittime dell’Olocausto – Rom, comunisti, omosessuali – e altri tipi di razzismo. Ha bisogno di creare una gerarchia di razzismo, una competizione tra di essi, in cui l’odio degli ebrei sta al vertice. E’ in questo modo che siamo arrivati a un assurdo: che l’antisionismo – distorto come un rifiuto di un rifugio per gli ebrei, anziché la realtà che esso rigetta uno stato etnico, coloniale che opprime i palestinesi – è la stessa cosa dell’antisemitismo.

Straordinariamente, come chiarisce l’articolo di Haaretz, dirigenti tedeschi stanno opprimendo “ebrei cattivi”, su istigazioni di organizzazioni ebree, per impedire, dal loro punto di vista, il riemergere dell’estrema destra e del neonazismo. Le critiche di Israele formulate dagli “ebrei cattivi” sono perciò non solo scartate come ideologicamente malsane o allucinazioni, ma divengono prova che tali ebrei colludono con i nuovi odiatori degli ebrei, o quanto meno li alimentano.

In questo modo la Germania, il Regno Unito e gran parte dell’Europa hanno finito col giustificare l’esclusione degli “ebrei cattivi” – quelli che sostengono principi universali a vantaggio di tutti – dallo spazio pubblico. Il che, ovviamente, è esattamente ciò che Israele vuole, perché, radicato com’è nella sua ideologia di esclusività etnica quale “stato ebraico”, rigetta necessariamente un’etica universale.

Quella che vediamo qui è un’illustrazione di un principio al centro dell’ideologia del sionismo dello Stato d’Israele: Israele ha bisogno dell’antisemitismo. Se non esistesse, Israele dovrebbe del tutto letteralmente inventarlo.

Questa non è un’iperbole. L’idea che il “virus dell’antisemitismo” sia presente semi-dormiente in ogni non ebreo, in attesa di un’occasione di sopraffare il proprio ospite, è la logica essenziale per Israele. Se l’Olocausto fosse un evento storico eccezionale, se l’antisemitismo fosse un razzismo antico che nella sua incarnazione moderna ha seguito gli schemi di pregiudizi e odio familiari a tutti i razzismi, dal fanatismo contro i neri all’islamofobia, Israele non sarebbe solo ridondante, ma un abominio, perché è stato creato per espropriare e violentare un altro gruppo, i palestinesi.

L’antisemitismo è la carta ‘esci di prigione’ di Israele. L’antisemitismo serve ad assolvere Israele dal razzismo che incarna strutturalmente e che sarebbe impossibile ignorare se Israele fosse privato della stortura che l’antisemitismo reso arma offre.

Uno spazio vuoto

L’articolo di Haaretz rende un genuino servizio non solo ricordandoci che esistono gli “ebrei cattivi”, ma anche nello schierarsi a loro difesa, qualcosa che i media europei non sono disposti a fare. Difendere gli “ebrei cattivi”, quali Naomi Wimborne-Idrissi, significa essere contaminati dallo stesso marchio di antisemitismo che ha giustificato la cacciata di tali ebrei dallo spazio pubblico.

Haaretz registra lo sforzo di poche coraggiose istituzioni culturali in Germania di protestare, di mantenere la linea, contro questo nuovo maccartismo. La loro posizione può fallire. Se lo farà, potrete non venirne mai a conoscenza.

Una volta che gli “ebrei cattivi” siano ridotti al silenzio dalle calunnie, così come i palestinesi e coloro che sono solidali con loro sono già stati in larga misura, quando i media sociali abbiano espulso dalle piattaforme i critici di Israele perché odiatori degli ebrei, quando i media e partiti politici impongano così assolutamente questo silenzio, da non aver più bisogno di calunniare nessuno di antisemitismo, perché quegli “antisemiti” saranno scomparsi, quando la “comunità” ebrea parli con una sola voce perché le sue altre voci siano state eliminate, quando la censura sia completa, non lo saprete.

Non ci sarà alcuna storia di ciò che è andato perduto. Ci sarà semplicemente uno spazio vuoto, una tabula rasa, dove un tempo esistevano discussioni dei crimini di Israele contro i palestinesi. Ciò che invece sentirete sarà solo ciò che Israele e i suoi sostenitori vorranno che voi sentiate. La vostra ignoranza sarà beatamente completa.

 

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/antisemitism-claims-mask-a-reign-of-political-and-cultural-terror-across-europe/
Originale: jonathancook.net
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

http://znetitaly.altervista.org/art/29887

 

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